Il trend della “Kirkification” ormai ha invaso il web. Vi sarà infatti capitato su TikTok, Instagram, X o qualsiasi altra piattaforma di trovarvi di fronte a immagini o video ritoccati – spesso con IA – dove il volto di Charlie Kirk viene sovraimpresso ad altre persone. Un trend meme diventato virale come tanti altri, apparentemente, ma che si è evoluto in qualcosa che vale la pena discutere.
La morte di Charlie Kirk e i primi meme
L’attivista statunitense di estrema destra Charlie Kirk è stato assassinato lo scorso 10 settembre a colpi di arma da fuoco durante una conferenza presso la Utah Valley University. Figura indubbiamente controversa, vista dai conservatori come un “difensore della libertà d’espressione e dei valori cristiani” e dalla fazione opposta come un “disseminatore di odio” a causa delle sue opinioni anti-abortiste, ultra capitaliste, anti-LGBTQ+, pro-armi e pro-Israele. I più mattacchioni diranno “aveva anche dei difetti”. Ma no, non siamo qui per giudicare le idee di una persona assassinata. Piuttosto è doveroso riflettere sull’entità di un fenomeno mediale dal punto di vista sociale.
I primi “kirkified memes” sono comparsi circa due settimane dopo la morte di Charlie. Che sia il “meme” un nuovo stadio dell’accettazione del lutto? Prima lo streamer IShowSpeed, poi ogni sorta di celebrità e personaggi famosi, sia reali che fittizi; tutti possono diventare vittime della “kirkification”. Il trend, iniziato su X e poi esploso su TikTok, consiste nel sovrapporre il viso di Charlie Kirk su chiunque, spesso con derive decisamente surreali. La cosa poi si è evoluta: dal “meme base” all’esasperazione totale, passando addirittura alla post-ironia, andando a “kirkificare” le basi meme più famose. Si vengono quindi a creare immagini o video dall’ironia più stratificata. Il meme non solo fa ridere per il contenuto in sé, ma perché c’è Charlie Kirk.

Sono nate addirittura delle community su X e Reddit incentrate proprio sulla kirkification, oltre che un tool AI sviluppato apposta. Alcune piattaforme sono arrivate anche a censurare questi contenuti. Non aiuta la canzone “We Are Charlie Kirk“, anch’essa realizzata con AI, che fa da colonna sonora a numerosi meme. Non è chiaro, però, se sia nata con questo scopo o per elogiare Charlie Kirk, per poi essere successivamente “rubata” per altri scopi.
Diverse persone hanno perfino segnalato una sorta di “kirkificazione dell’intelligenza artificiale”. A quanto pare l’enorme mole su internet di kirkified-memes avrebbe inquinato il lavoro delle IA generative, le quali attingono proprio dal web l’infinito repertorio di metariale audiovisivo che utilizzano. Il risultato, segnalano alcuni utenti, è quindi una serie di immagini dove i volti all’interno assomigliano a Charlie Kirk nonostante nel prompt Charlie Kirk non venga menzionato affatto.
Perché la kirkification fa ridere?
Il successo di questo trend si deve a fattori molteplici. Innanzitutto un effetto “uncanny valley”, lo stesso che proviamo di fronte a volti generati artificialmente ma super realistici. Il nostro cervello percepisce che qualcosa non va, suscitando così uno straniamento. I tratti molto caratteristici di Charlie Kirk, fusi a quelli di altre persone, spesso danno vita a proporzioni alterate e immagini grottesche. L’effetto è quindi quello di “qualcosa fuori posto”, sia visivamente che concettualmente, e a molti fa ridere. Fa ridere soprattutto se a essere kirkificati sono rapper afroamericani, donne, o altri personaggi controversi come P. Diddy o Jeffrey Epstein.
Poi c’è ovviamente una componente politica. Questo non vuole dire che chiunque partecipi al trend lo faccia per infangare la memoria di Kirk. In molti, ormai, lo fanno solo per cavalcare l’onda. È altrettanto ovvio, però, che Charlie si sia costruito una carriera su determinati ideali, i quali sono estranei alla cultura meme, o almeno lo erano quando lui era in vita. Vedere un padre bianco cristiano e repubblicano fuso a George Floyd può sembrare di cattivo gusto – e probabilmente lo è – ma è anche qualcosa di estremamente potente a livello umoristico. Con la sua morte Charlie Kirk è diventato un simbolo, e in quanto tale bersaglio della “cattiveria” di internet. Basta veramente così poco per far ridere: nessun testo, solo black humor e i like sono assicurati.
La polarizzazione che questo trend genera è il terzo motivo fondamentale del suo successo. Sia i fan che gli hater di Kirk si sono trovati davanti a questi meme, e ovviamente le reazioni sono sempre diverse. I commenti, positivi o negativi che siano, generano comunque engagement, e nel giro di poco internet viene invaso. I MAGA si strappano i capelli, mentre quelli che un tempo erano bersagli di Kirk – tra omosessuali e persone di colore – ora hanno la possibilità vendicarsi sotto la bandiera della “libertà d’espressione” che Kirk stesso difendeva a spada tratta. Nel frattempo le pagine di meme possono letteralmente appiccicare il suo volto su chiunque.
Probabilmente questa moda nel giro di poco tempo passerà, lasciando il suo posto ad altro. È importante però parlarne finché l’argomento è caldo, perché non si tratta del solito meme innocente che ti fa fare una risata e poi dimentichi l’attimo dopo, o almeno non solo. La kirkification è un fenomeno che coinvolge alcuni punti nevralgici della società contemporanea: internet, la politica, la viralità, un certo tipo di umorismo dissacrante, le IA, determinati meccanismi sociali e mediatici. Un miscuglio di cose che normalmente vengono trattate separatamente, ma che quando convergono – come in questo caso – generano effetti inaspettati ma destinati inevitabilmente a ripetersi. Come già detto, di sicuro entro la fine dell’anno questa storia sarà bella che passata, ma chi ci dice che non accadrà ancora, magari in forme ancora più estreme?

