Il fenomeno dei “kidfluencer” tra guadagni da capogiro, diritti negati e qualche scatola da scartare… con cautela.
Dallo scatolone al conto in banca: benvenuti nell’era dei kidfluencer
Un tempo si giocava in salotto con due dinosauri di plastica e una fantasia sfrenata. Oggi, invece, si gioca davanti a una videocamera, sotto luci LED e con un contratto sponsorizzato in tasca (dei genitori). È la nuova realtà dei kidfluencer, bambini influencer che guadagnano milioni semplicemente aprendo scatole di giocattoli su YouTube.
Il caso più emblematico? Ryan Kaji, 12 anni, una star del web che ha trasformato gli unboxing in oro digitale: il suo canale ha generato circa 30 milioni di dollari in un solo anno. No, non è un errore di battitura.
L’unboxing è il nuovo lavoro dei sogni? Per i kidfluencer si..
A prima vista, guardare un bambino che scarta un nuovo gioco sembra innocuo, persino tenero. Ma dietro le quinte c’è un vero e proprio ecosistema commerciale. Il fenomeno, nato negli anni 2010, è diventato uno dei contenuti più redditizi per piattaforme come YouTube, soprattutto nei segmenti kids content e pubblicità rivolta ai minori.
Nel solo 2022, si stima che i social abbiano raccolto 11 miliardi di dollari in pubblicità destinata a utenti sotto i 18 anni. Altro che paghetta settimanale.
Tra gioco, set e sponsorizzazioni: dov’è il confine?
Il problema principale è la linea sottile tra gioco e lavoro minorile. I video sono costruiti per sembrare autentici e spontanei, ma in molti casi seguono sceneggiature, hanno registi (mamma e papà) e rispondono a precise strategie di marketing. Anche se alcuni bambini si divertono davvero, resta il fatto che “giocare per lavoro” è comunque lavorare.
E non tutti gli ordinamenti giuridici sono pronti a questa rivoluzione digitale. Alcuni, però, si stanno muovendo: in Francia, ad esempio, i video dei bambini influencer sono stati riconosciuti come attività da monitorare, e negli Stati Uniti alcuni stati hanno avviato leggi che garantiscono una parte dei guadagni ai minori coinvolti. Meglio tardi che mai.
Le ombre digitali
Dietro l’apparente patina colorata e felice degli account Instagram e dei canali YouTube, ci sono rischi concreti per la privacy e la sicurezza dei minori. Essere una celebrità online espone i bambini a un’attenzione che, diciamolo, non sempre è gradita (e talvolta è pure pericolosa).
Molte famiglie provano a proteggere l’identità dei piccoli utilizzando pseudonimi o evitando informazioni personali. Ma in un mondo dove anche il colore della cameretta può diventare un dato sensibile, è difficile mantenere davvero il controllo.
E poi c’è la grande questione: chi prende davvero le decisioni? Sono i bambini a volere tutto questo o sono i genitori a spingere? Quando il figlio diventa una fonte di reddito, il rischio di scivolare nell’ambiguità è sempre dietro l’angolo.
Serve una regia globale: anche per i contenuti dei bambini
Il fenomeno dei bambini influencer è destinato a crescere, e con esso anche le sfide etiche, legali e culturali. Serve un approccio serio, coordinato e – se possibile – globale, che non si limiti a tamponare ma preveda norme chiare sulla tutela dei minori online.
La strada francese e le leggi americane rappresentano buoni esempi, ma non bastano. Forse è arrivato il momento di chiedersi se davvero sia normale che un bambino guadagni milioni… mentre noi ancora fatichiamo a capire come funziona TikTok.
BAD INFLUENCE: il lato oscuro dei giovani influencer
La docuserie (2025) Netflix entra nel mondo dei social popolati da follower adulti attratti da minori e da genitori che sfruttano i propri figli per soldi. E’ un viaggio nelle ombre di questo fenomeno, così apparentemente innocuo ma così importante…oggi più che mai!


