Ti sarà sicuramente capitato una volte di fare una domanda a tua madre e di vederla innervosirsi improvvisamente, apparentemente senza ragione. In realtà una ragione c’è: parliamo di burnout materno: quando il carico mentale diventa troppo.
Il carico mentale invisibile delle madri
Il carico mentale comprende tutti quei compiti organizzativi della vita quotidiana domestica e familiare che spesso vengono attribuiti alle donne.
Questo concetto rientra nella definizione di lavoro riproduttivo (Hochschild, 1989), ovvero tutte quelle attività necessarie per garantire la continuazione della forza lavoro e della società in generale.

Tra i compiti principali abbiamo la procreazione, la cura dei figli e la manutenzione del nucleo familiare. Questo tipo di lavoro non si limita al solo ambito domestico, ma include anche il sostegno psicologico ed emotivo, la preparazione dei pasti e la gestione delle pulizie.
Nell’immaginario comune tutti questi ruoli vengono ancora in prevalenza attribuiti alla donna per il peso delle aspettative di genere e sono stati a lungo svalutati e non retribuiti.
Il doppio turno
Nella società contemporanea e con l’evoluzione della figura femminile (e anche a causa del caro vita) diventa complesso immaginare una famiglia monoreddito.
Attualmente infatti le donne occupate in Italia secondo l’ISTAT sono quasi 10 milioni e il 44,9% di queste sono madri lavoratrici in coppia. A causa proprio della maternità però, molte donne vengono inserite in circuiti lavorativi part-time, a nero e sottopagati.
Bilanciarsi tra le responsabilità domestiche e la presenza nel mondo del lavoro senza un partner supportivo è molto complesso.
All’inizio degli anni ‘80 la sociologia italiana con Laura Balbo aveva etichettato l’ingresso della donna nel mondo del lavoro come “doppia presenza”. La donna quindi, da protagonista, si era fatta spazio nel mondo del lavoro pur mantenendo fondamentale ed imprescindibile la sua presenza nel mondo domestico. Una doppia presenza vista con un’accezione tutto sommato positiva.
Nel contesto anglosassone invece questa doppia presenza si traduceva con double shift, ovvero doppio turno. Il concetto del doppio turno femminile si fa avanti nella sociologia del lavoro e negli studi di genere con la sociologa americana Hochschild. L’autrice spiega come le donne, nel momento del loro ingresso nel mondo del lavoro abbiano consolidato non una doppia presenza, bensì un doppio turno. Il primo, retribuito, nel contesto lavorativo extra domus, il secondo, esercitato a titolo gratuito, all’interno delle mura domestiche.
Gestire questo equilibrio da sole è dunque molto complesso e un’equa redistribuzione dei compiti familiari, dovrebbe essere possibile e immaginabile.
Burnout materno: il carico mentale diventa troppo
Infatti tra le cause profonde dello stress che si tramuta in burnout ci sono disuguaglianze e solitudine.
Secondo uno studio dei ricercatori dell’Università di Bath e dell’Università di Melbourne pubblicato sul Journal of Marriage and Family il 71% del lavoro intellettuale domestico ricade sulle madri.
Compiti giornalieri vs compiti occasionali
La differenza principale tra i compiti attribuiti alle donne e agli uomini in ambito domestico riguarda la regolarità e la cadenza delle attività.
Infatti, se alle donne viene richiesta la gestione di attività relative alla pianificazione dei pasti e della spesa, dello svolgimento delle faccende domestiche e degli impegni extrascolastici dei figli, si tratta di mansioni a carico quotidiano che richiedono un impegno mentale ogni giorno, più volte al giorno.
Secondo l’indagine, le madri si fanno carico del 79% dei compiti cognitivi «quotidiani», nel frattempo, i padri si assumono un lavoro mentale più «episodico» (65%), ovvero il pagamento delle bollette e la manutenzione della casa. Possiamo davvero dire che chiamare l’idraulico o cambiare una lampadina una volta ogni sei mesi sia paragonabile all’impegno di fare e disfare i letti, preparare i pasti o lavare la biancheria ogni giorno?
La prossima volta che pensi che tua madre sia impazzita, prova a fermarti e a chiederti che cosa hai fatto per alleggerire il suo carico quotidiano quella settimana.

