L’ Erasmus è un viaggio per scoprire se stessi. L’università è, indubbiamente, un luogo di crescita formativa e personale. Come luogo di circolazione del sapere offre la possibilità di scoprire nuove cose utili alla professione del domani, quella in cui si spera di intraprendere un percorso lavorativo; come luogo di incontri permette di stare a contatto con personalità diverse, tra le quali spesso si creano sinergie e veri nuclei familiari. In entrambi i casi, i due percorsi si incrociano e molto spesso il contatto diretto con chi vive nei nostri stessi luoghi è funzionale alla scoperta di chi si vuole essere nel mondo.
Paradossalmente, l’università ti insegna, attraverso gli altri, quei valori a partire dai quali trovi la tua strada. Capire chi si vuole realmente essere nella vita non è poi una scelta così ardua dal momento che si può sempre cambiare idea. Iniziare a farlo però non fa mai male e se lo si fa in autonomia è ancora meglio. Disponiamo oggi di molti mezzi e strumenti attraverso i quali possiamo metterci alla prova, superare i nostri limiti e sfidare noi stessi. In questa prospettiva l’università può essere considerata un importante mezzo, in quanto offre delle occasioni grazie alle quali gli studenti possono oltrepassare i confini della loro comfort zone e uscire dal nucleo familiare e universitario. L’ Erasmus è una di quelle, insegna a comprendersi. Un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e una grande occasione di crescita.
Un concetto travolgente
Grazie ai programmi Erasmus, ogni anno molti studenti si imbarcano e partono alla ricerca di esperienze, realtà, lingue, tradizioni e tanto altro. Nell’immaginario collettivo l’Erasmus è un diversivo divertente e trasgressivo rispetto alla solita routine universitaria a cui si è abituati. Un concetto travolgente. È davvero così? Come ogni esperienza, anche quella Erasmus, ha le sue luci e le sue ombre. Quella che sembra un’esperienza fatta di rose e fiori cela in realtà una serie di segreti e inquetudini. Oltrepassare i confini della propria università non è roba da poco, soprattutto se si considerano una serie di fattori conseguenziali come la lontananza da casa, l’arrivederci alle proprie amicizie e la chiusura seppur momentanea della porta della propria cameretta. Chiusa una porta però si apre un portone. Scoprire se stessi significa anche questo: allontanarsi per poi ritornare.
Scoprire se stessi
Il portone delle grandi o piccole città che si scelgono per l’ Erasmus crea, nella maggior parte dei casi, una sensazione di forte smarrimento. Ci si sente piccoli ed incapaci in un contesto nuovo e sconosciuto. Secondo chi ha avuto modo di partire in Erasmus, i primi giorni sono sempre più complicati. Inizia la fase di ambientazione. La nuova casa, i coinquilini, la lingua diversa e tante altre novità che ti fanno sentire sulle nuvole. Un forte entusiasmo misto alla paura di non farcela. Una montagna russa di emozioni. Quella che nasce come un’esperienza accademica diventa un vero e proprio viaggio per scoprirsi. Un percorso di introspezione così emotivamente forte tanto da far passare il secondo piano il reale motivo del viaggio, quello didattico.
All’inizio si sente il peso della fomo, la paura di essere tagliati fuori dal gioco. Ci si adatta il più possibile per non rimanere soli e quando ci si accorge che la paura prende il sopravvento e si rischia uno snaturamento rispetto alla propria persona, si fanno i conti con se stessi. Questo è il momento più difficile. Il momento in cui si entra in “sfida”. Come si reagisce al cambiamento? Non è di certo semplice scoprire se stessi autonomamente ma in linea di massima ogni fattore che genera cambiamento si accoglie e ci si rimboccano le maniche per crescere, per migliorare e in alcuni casi anche per volersi più bene.
L’università della vita
L’ Erasmus è un’università della vita. Un salto nel vuoto tra euforia incontenibile e paura di non farcela. Eppure, chi torna non si sente cambiato bensì arricchito da un’esperienza indimenticabile e rivelatrice che ha contribuito alla scoperta di se stessi. Non cambiano le persone ma la percezione di se stessi. In molti casi, l’ Erasmus è stata un’occasione per ripartire da zero o per superare un periodo buio della propria vita. E quella che sembra una partenza in realtà è una ripartenza da se stessi con l’obiettivo di ritrovarsi e acquisire consapevolezza per non perdersi più. Un’efficace terapia d’urto.
Inoltre, essere inseriti in una rete di legami tra persone di nazionalità diverse, apre la mente rispetto a culture mai conosciute. Ogni incontro, in aula o fuori dall’aula, diventa un metaviaggio: un viaggio multiculturale durante un viaggio accademico. Non è semplice svincolarsi dalla propria realtà e riuscire ad accettarne subito un’altra diversa. In principio sembra tutto nero, col tempo, quando si iniziano ad accogliere le diverse sfumature dei mondi che incontriamo, tutto cambia colore e il nostro viaggio diventa il viaggio della vita o, meglio, l’università della vita. Il paese che ti ospita diventa casa e agli amici, a cui cinque o sei mesi fa avevi detto arrivederci, presenti i compagni di viaggio. Quelli con cui si creano legami oltre la nazionalità, oltre la lingua e oltre i confini. E per quanto riguarda te stesso, ti scopri e infondo ti piaci. Tuttavia, un viaggio non guasta mai a prescindere dai motivi per cui si parte.

