La nostra Giorgia Meloni, la pupatella della Garbatella, secondo il New York Times è “una figura che si considera esplicitamente erede della tradizione fascista“, il Guardian britannico la definisce invece “il primo leader italiano di estrema destra dopo Mussolini“. Il Süddeutsche Zeitung la definisce «erede di Mussolini».
Tutti dicono che Giorgia Meloni è fascista, perché?
«Il fascismo è violenza, Fratelli d’Italia no» dichiara Tommaso Longobardi, esponente social del partito, a cui è stato chiesto di indicare alcune delle prese di posizione della leader, segnalando un’unica intervista al Corriere della Sera, dove la premier aveva detto: «Nel DNA di Fratelli d’Italia non ci sono nostalgie fasciste, razziste, antisemite. Non c’è posto per nulla di tutto questo. Nel nostro dna c’è il rifiuto per ogni regime, passato, presente e futuro».
Il governo Meloni ha risposto ufficialmente in Parlamento attraverso il ministro Luca Ciriani, per il quale si tratta solo di “strumentalizzazione” e “intossicazione del confronto democratico”.
Nel frattempo, però, alcune delle giovani dirigenti del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, Gioventù Nazionale, hanno lasciato i loro incarichi istituzionali. Flaminia Pace, presidente di GN Pinciano, si è dimessa dal Consiglio nazionale dei giovani dichiarando: «La cosa più bella è stata ieri a prendersi per il culo per le svastiche e poi io che avevo fatto il comunicato stampa di solidarietà a Ester Mieli», ed Elisa Segnini che dichiara apertamente: «Non ho mai smesso di essere razzista e fascista».
Dopo 8 giorni di silenzio a seguito dell’inchiesta di Fanpage.it è poi intervenuta la premier con una lettera, con i propri fardelli storici. La premier ha attaccato l’inchiesta: «Metodo da regime». L’inchiesta di Fanpage.it, ha fatto emergere l’antisemitismo e l’ostentazione di retaggi fascisti dentro Gioventù nazionale. Essa è stata come una manciata di sale su una ferita molto profonda nel governo Meloni.
Esternamente, la difesa del partito è stata presa dal responsabile Giovanni Donzelli, facendo le veci della premier, che su questi fatti preferisce il silenzio stampa. Il deputato ha sottolineato due argomenti principali: le singole “mele marce” e la critica all’inchiesta di Fanpage.it fatta «con modalità che sono incredibilmente inaccettabili».
«Quello di Fanpage.it è un metodo da regime, infiltrandosi in un partito, […] chi ha sentimenti razzisti, antisemiti e nostalgici ha sbagliato la propria casa» dichiara così la premier.
Ma sarà davvero così? Allora perché la chiamano tutti fascista?
Lo storico e politologo Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government, si esprime così.
«Il fascismo è regime, è violenza: nel 1919 e nel 1920 ci si picchiava e ammazzava per le strade. Mussolini definiva le elezioni “ludi cartacei” che gli suscitavano la nausea, Giorgia Meloni insiste, invece, sulla sovranità popolare attraverso le elezioni. Nel suo messaggio e operato al governo non c’è antiparlamentarismo, non ci sono negazioni dei diritti individuali, insomma non si esce dai confini della liberaldemocrazia».
Allora Perché Meloni non ce la fa a dichiararsi antifascista? La risposta: «Non si dichiara antifascista perché non lo è». Allora è fascista?
Riposta logicamente chiara ma troppo semplice e ambigua. Giusta, se si segue tutta la sua formazione e militanza politica e ideologica, che affonda le sue radici nel MSI di Giorgio Almirante, il gerarca fascista “fucilatore di partigiani”, il cui motto era: «Non rinnegare e non restaurare».

In parole povere: siate fascisti ma non vi fate sgamà!
La sorella Giorgia, infatti, non rinnega e non restaura. E definisce Almirante un “grande statista”, e su questa linea, forse vestendo anche i suoi panni, dichiarò alla stampa: «Chiamatemi il presidente, non la presidente del Consiglio».
Ora, alla domanda “la Meloni è fascista?” non riusciamo ad avere risposta.
Quali sono state, per così dire, le “tre fonti e tre parti integranti” del fascismo storico? La guerra, l’antisocialismo e anticomunismo, e la personalizzazione del Potere. Nei suoi “fasci d’azione rivoluzionaria” poi diventati “fasci di combattimento” c’era violenza squadrista soprattutto contro dirigenti, militanti e sedi socialiste, comuniste e sindacali, la cui principale icona è oggi Giacomo Matteotti. Poco dopo, con le “leggi fascistissime”, imporrà il suo dominio personale e totalitario sull’Italia, per poi affondare definitivamente nel fango nazifascista della Repubblica di Salò, abbattuta dalla forze di Liberazione antifasciste in collaborazione con gli Alleati.
Giorgia, costretta dalla sua funzione, deve celebrare il 25 aprile la Liberazione, e ammettere l’ovvietà della “fine del fascismo”, ma è più forte di lei accettare di riconoscere nelle formazioni partigiane la causa di quella “fine”, perché rinnegherebbe l’Almirante. Flamma docet! Soprattutto, la strada intrapresa da Meloni riprende i tre filoni del fascismo storico. Una ripresa graduale, adattata ai tempi nuovi.
A voi la parola
L’ultra-atlantismo bellicista che si rivolge a ogni dove, la risoluta politica di riarmo, l’appoggio incondizionato alla criminale guerra di rappresaglia di Netanyahu contro il popolo palestinese, la riforma reazionaria della giustizia, i manganelli contro il dissenso e l’opposizione studentesca, il crescente clima di intimidazione degli intellettuali critici, il nuovo razzismo anti-immigrati, la personalizzazione del Potere e il progetto anticostituzionale del premierato, che svuoterebbe di senso Parlamento e Presidenza della Repubblica.
La nuova lotta alla magistratura, l’esportazione forzata di 12 migranti in Albania, su cui è meglio non soffermarci. Il decreto legge che dichiara reato penale l’adozione per coppie omosessuali e la gestazione per altri, con pene da tre mesi a 2 anni.
A costa sta portando tutto ciò? Diteci la vostra.
È tornato Capoccione?
Sì, forse è possibile.
No dai! Ma che dici?!

