«Bisogna mettere la malattia tra parentesi» sottolineava spesso Franco Basaglia, lo storico psichiatra che, più di tutti, in vita, si è battuto per un metodo di approccio ai problemi di salute mentale che tenesse conto, innanzitutto, della persona, e della sua dignità in quanto tale. Ad oggi, il modello della sua Trieste è diventato un caso esemplare – e per questo osservato e studiato da esperti provenienti da tutto il mondo – di assistenza locale, portata avanti attraverso un sistema capillare che si regge sui valori fondamentali della solidarietà e dell’integrazione alla vita comunitaria.
Franco Basaglia ha cambiato Trieste
Si potrebbe dire che questa rivoluzione silenziosa sia cominciata nel lontano gennaio 1977, quando, in seguito ad anni di critica alle logiche dei manicomi, Basaglia ottenne l’annuncio della chiusura dell’ospedale psichiatrico “San Giovanni” di Trieste, a favore di strutture nuove ed accoglienti, dove alle terapie di elettroshock si sostituivano i laboratori artistici, ed ai cancelli chiusi nei reparti, una porta sempre aperta.
Anche le ONG internazionali, come United for Global Mental Health, evidenziano come, ancora oggi, 8,6 milioni di persone vivano rinchiuse in istituti di ricovero, sebbene le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità scoraggino questa pratica. Ben si nota, invece, che nelle due province di Trieste e di Gorizia sono disponibili appena 46 posti letto ospedalieri per le persone affette da disturbi psichici, laddove la stessa ONG riconosce che l’assistenza a livello locale attraverso i servizi di comunità produca risultati migliori e sia economicamente più vantaggiosa, oltre a rispettare i diritti dei pazienti. Il merito, di certo, è anche da attribuire alle organizzazioni non-profit ed alle cooperative sociali che procurano alloggi e posti di lavoro, contribuendo ad una solida rete di supporto a protezione dei pazienti.
Cosa suggeriva Basaglia?
Il principio guida di Basaglia ci suggerisce che colui che è affetto da problemi di salute mentale deve essere rispettato in quanto cittadino con dei diritti, e non considerato come qualcuno che per la sua condizione deve esser posto al di fuori della società. Solo così, dunque, possiamo comprendere cosa voglia dire “mettere la malattia tra parentesi”: «Questo non significa negarla, ma metterla da parte e guardare l’individuo. Soltanto allora si può capire meglio la malattia, tenendo conto dell’intera vita della persona».
Ovviamente, il successo del sistema non lo rende invulnerabile da pressioni e rischi di smantellamento, ed il taglio dei fondi non ha potuto che alimentare i timori sulla sopravvivenza dell’apparato nella sua forma attuale. Eppure, nel capoluogo friulano sono certi: «È molto difficile distruggere qualcosa che ha una tale radice sociale. Del resto, l’eredità di Basaglia è qui, ed è viva».

