Francia 2024, una donna scopre che il marito con cui è sposata da cinquant’anni e con il quale ha avuto tre figli, dal 2011 è solito drogarla e permettere ad altri uomini di abusare del suo corpo inerme. No, non è la trama del nuovo libro di Stephen King, né tantomeno una puntata di Black Mirror è la storia vera e cruda di Gisèle Pelicot.
Partiamo dal principio
Gisèle sposa Dominique negli anni ’70, hanno tre figli e una vita tutto sommato normale. Tuttavia, i guai non tardano ad arrivare. Dominique si rivela un pessimo amministratore delle finanze familiari e ben presto è costretto a dichiarare il fallimento della propria società.
La donna, tuttavia, asseconda il marito e lo aiuta in tutto ciò che fa poiché, come poi dirà in sede di processo, si è sempre sentita la fortunata moglie di un marito impeccabile.
Ma se fin qui questa potrebbe sembrare una storia come tante altre, nel 2020 verrà fuori il vero volto di Dominique Pelicot.
“A son insu”
L’uomo viene fermato dalla polizia poiché scoperto a filmare sotto la gonna di una donna in un supermercato. Da lì si dipanerà una rete di perversione e sadismo che nessuno si sarebbe mai aspettato.
I suoi dispositivi elettronici vengono tutti sequestrati ed è attraverso l’analisi di questi ultimi che verrà fuori la vera natura dell’uomo.
Emergeranno dalle indagini centinaia di chat e file scambiati all’interno di una specifica chat room chiamata “a son insu” (a sua insaputa). All’interno di queste, gli uomini si raccontavano avventure sessuali con donne incoscienti e veri e propri stupri.
La parte più dolorosa e raccapricciante verrà però scoperta all’interno di una chiavetta usb dentro un file salvato sotto il nome di “abus”. I video, più di 100, ritraevano la moglie Gisèle che, totalmente incosciente veniva abusata da più di 80 uomini diversi. Questi ultimi, accordatisi con Dominique, si recavano presso la sua abitazione dopo che quest’ultimo aveva riempito la moglie di Tavor.
Rape culture e victim blaming
Cosa distingue questo caso dalle migliaia di casi di cui sentiamo parlare ogni giorno? Oltre all’orrore di pensare ad un marito che vende la propria moglie come fosse una bambola gonfiabile, è il modo in cui quest’ultima sta affrontando il processo che rende questo caso di vitale importanza.
Sebbene la Pelicot potesse, per suo diritto, richiedere di affrontare il processo a porte chiuse quest’ultima ha deciso di rendere il suo caso mediatico. Il suo obiettivo è quello di di fungere da esempio ed essere d’aiuto a tutte quelle donne che come lei hanno subito abusi ma provano vergogna.
«Spesso quando si è vittime di violenza si prova vergogna, ma non siamo noi a dovere vergognarci, sono loro».
Ciò che infatti avviene in casi come questo è che la vittima senta di essere colpevole di ciò che le succede, cadendo nella “vittimizzazione secondaria”. Una dinamica figlia della cosiddetta Rape Culture dove la donna che denuncia si trova costantemente a dover difendere la propria credibilità.
La colpevolizzazione della vittima può avere effetti devastanti. La vittima, oltre a dover gestire il trauma subito, affronta anche il giudizio da parte di società, amici, o familiari e interiorizza la colpa.
Pertanto, sapendo che potrebbe non essere creduta o addirittura incolpata, sceglie di non denunciare.

Perché Gisèle Pelicot sta facendo la storia della lotta alla violenza sessuale?
Dunque, in un contesto storico dove la cultura dello stupro e la colpevolizzazione della donna imperano, il gesto della Pelicot è un atto politico, sociale e umano di una potentissimo.
Questa donna sta combattendo per restituire dignità ad una categoria per tanto tempo deumanizzata, bistrattata e anche derisa. Gisèle Pelicot sta donando speranza a tutti coloro i quali si sentono o si sono sentiti impotenti dinnanzi alla crudeltà della società.
Il processo è attualmente ancora in corso e conta decine di imputati oltre, chiaramente, a Dominique Pelicot. L’importanza di questa sentenza può essere storica poiché il ministro Migaud ha parlato dell’introduzione del concetto di “consenso” all’interno della legge francese.
L’augurio è che il coraggio e la forza di questa donna possano fungere da precedente contribuendo allo scardinamento di crudeltà e ignoranza.
«Voglio che tutte le donne vittime di stupro dicano: la signora Pelicot l’ha fatto, possiamo farlo anche noi».
— Gisèle Pelicot

