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Iacona: «Lunga vita a Report: Ranucci farà le sue scelte legittime, ma il programma deve andare avanti»

Intervenuto al Festival dei Teatri d’Arte Mediterranei di Formia, il conduttore di Presa Diretta Riccardo Iacona ha espresso la propria posizione sulla vicenda Ranucci, con l’auspicio che Report possa sopravvivere alle ingerenze politiche di questa estate.

Il tormentone dell’estate

Già è stato detto, in un altro articolo qui pubblicato, dell’interessante conversazione tenuta da Graziella Di Mambro con Riccardo Iacona sotto il cielo stellato di Formia, e a cui ho avuto l’opportunità di presenziare. Di sicuro, tra gli innumerevoli argomenti trattati dallo storico giornalista della Rai, l’attenzione non poteva non vertere, ad un certo punto, sulla scottante vicenda di Sigfrido Ranucci e sul futuro di Report. 

Difatti, nel corso di questa estate, poche altre questioni – se non nessuna – hanno presidiato stabilmente un titolo in prima pagina, un servizio al telegiornale, un frangente nei talk show, e innumerevoli altri spazi nei media nazionali, come si è visto accadere, dapprima, per l’indagine che ha legato Valter Lavitola all’attentato commesso a Ranucci l’ottobre scorso, in seguito per le sorti del celebre programma d’inchiesta, dalla cui conduzione quest’ultimo è stato bruscamente sollevato. 

Ora: le dichiarazioni di Iacona risalgono al 29 agosto, giorno dell’intervista al Festival dei Teatri d’Arte Mediterranei. Da allora, è trascorsa più di una settimana, durante la quale ulteriori risvolti sono avvenuti: attualmente, alla conduzione di Report – che tornerà in onda l’8 novembre – sono previsti Daniele Piervincenzi (selezionato attraverso un controverso concorso Rai), e, al suo fianco, Claudia Di Pasquale, a seguito delle mediazioni con la redazione del programma da parte della dirigenza Rai.

Iacona Report Ranucci: Claudia Di Pasquale

Come si può ben intendere, la situazione è in continua evoluzione, ma, nel frattempo, abbiamo ritenuto di interesse pubblico riportare con precisione le parole di chi, da estremamente vicino (addirittura si vociferava, ad un certo punto, che potesse prendere lo stesso Iacona il bollente timone della trasmissione tra le proprie mani), ha potuto raccontare l’aria che tira nei corridoi Rai, in queste settimane di trambusto. Di seguito la testimonianza di Riccardo Iacona, con un leggero aggiustamento del parlato:

«Ricordo che quando ho cominciato a lavorare in Rai…»

«Ricordo che quando ho cominciato a lavorare in Rai eravamo molto più liberi come giornalisti, e anche più rispettati: quando giungevo in un posto, si creava un tale subbuglio, con la gente che urlava “sta arrivando la Rai“. 

Ho lavorato a lungo in Calabria, tra il 1989 e il 1992, anche durante una delle guerre di mafia più feroci del nostro Paese, in un’epoca in cui, per la classe dirigente, la mafia quasi non esisteva nell’agenda politica. In quella stagione Samarcanda cercava di spiegare cosa stava succedendo: non c’erano i cellulari, e quindi si andava in questura, al commissariato, oppure parlavi col sindacato, con le sezioni di partito, tutte fonti aperte che collaboravano. Si andava perfino dal mafioso: al massimo non rispondeva, ma più spesso rispondeva, perché anche lui aveva bisogno di un ruolo nel teatro dell’informazione. Le storie di mafia hanno questa profondità antropologica: fanno parte del tessuto sociale».

Iacona Report Ranucci: Michele Santoro

L’editto bulgaro

«La svolta arrivò con il governo Berlusconi, e il conflitto di interessi. Io stesso sono stato oggetto del cosiddetto editto bulgaro, con Santoro che non aveva commesso alcuna infrazione. Eppure, per la prima volta, un Presidente del Consiglio, attraverso una conferenza stampa, indicava alla Rai la chiusura di tre trasmissioni, e cioè la nostra, quella del decano Enzo Biagi, e quella di Daniele Luttazzi – il quale portava con il Satyricon un genere oggi sparito dalla Rai, la satira. Prima era una Rai davvero ricca, anche per i diversi punti di vista tra Rai 1, Rai 2 e Rai 3. Ma da allora la libertà di raccontare, di alzare l’asticella, è molto diminuita.

Dopo Berlusconi, sono arrivate anche pratiche legislative che impediscono l’accesso alle notizie per noi giornalisti, e perfino ai magistrati di parlare. Ricordo un incontro con Nicola Gratteri, che lamentava di non poter parlare all’opinione pubblica. Abbiamo vissuto stagioni, in un Paese che non è mai stato del tutto libero, in cui, l’informazione era più capace di farsi spazio tra le fonti, e meno imbrigliata».

«Perché fa comodo a tutti avere qualcuno per cui poter alzare il telefono»

«Ciò che più mi ha colpito della vicenda Ranucci è il fatto che, in questo mese, la politica ai massimi livelli – dal presidente del Senato, passando per i ministri, fino ai sottosegretari – sia intervenuta a gamba tesa nelle questioni Rai.

Non è una novità: del resto, la Rai è governata secondo una legge, voluta anche dal governo Renzi, che lega direttamente l’azienda alla politica. Però, alla BBC, per esempio, non funziona così, e quanto è successo quest’estate, quando ci si è intromessi senza remore nelle vicende di Report abbiamo assistito ad una tangibile violazione di una normativa europea a cui ancora non ci siamo adeguati, e sto parlando del Media Freedom Act. Io vorrei che questa questione diventasse materia condivisa, e non solo dibattito politico, perché altrimenti, cambiato un governo, il problema resta irrisolto. Perché fa comodo a tutti avere qualcuno per cui poter alzare il telefono».

«Lunga vita a Report»

«Che fine farà Report? Noi andiamo in onda il 14 settembre con sette puntate, fino a fine ottobre; poi c’è una domenica di pausa e l’8 novembre dovrebbe ripartire Report.

In un certo senso, Report e Presa Diretta sono due trasmissioni sorelle: per anni ho condiviso la domenica con Milena Gabanelli, poi, nel 2017, è arrivato Sigfrido Ranucci, ed io ci ho sempre alternato quello spazio della domenica sera, passandoci la staffetta nel corso della stagione televisiva. 

Oggi, con l’inchiesta in corso dopo l’attentato con l’ordigno esplosivo a Ranucci e l’individuazione del mandante, alla Gabanelli è stato chiesto un commento sul possibile cambio di conduzione, e lei ha detto una frase che mi è piaciuta molto: “Lunga vita a Report“. Vorrei dire lo stesso, nel mio piccolo: è importante che Report torni in onda, è l’Italia che ne ha bisogno.

Iacona Report Ranucci

Noi siamo stati tra i primi ad andare in onda il giorno dell’attentato. Abbiamo organizzato un’assemblea popolare, un momento straordinario per una Rai così frammentata: Tutti avevano capito che era successo qualcosa di grave, e ci siamo riuniti come non accadeva dagli anni Novanta. Abbiamo difeso Ranucci e Report, e siamo intervenuti anche quando sono stati arrestati i primi quattro responsabili dell’attentato, chiedendo tutta la verità sui mandanti. Richiesta che ribadiamo ancora oggi, in attesa che l’indagine prosegua.

Per questo dico: Report deve continuare a vivere. Bisogna trovare il modo per riprendersi quel posto, per tornare a raccontare il Paese – ed è una cosa che conta infinitamente più delle nostre singole tensioni professionali. Ranucci farà le sue scelte legittime, ma adesso è importante che questa esperienza non si sfasci: parliamo di una redazione di circa sessanta persone. Ecco, chiunque sta lì dovrebbe sentire la responsabilità di non poter buttare tutto ciò a mare».

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