Tutta colpa del rock è il nuovo film di Andrea Jublin, che oltre a far sorridere punta a raccontare l’importanza dei sogni e il riscatto . Per farlo ha scelto un cast di tutto rispetto con Lillo, Maurizio Lastrico, Elio, e il nuovo volto del cinema Domenico Moccia.
Siamo stati alla première al Teatro Adriano di Roma lo scorso 28 Agosto. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con il regista Jublin e, a distanza di qualche tempo, con Moccia.
Prima di tutto: la trama
Un ex chitarrista rock Bruno (Lillo) è caduto in disgrazia, bugiardo patologico, egoista, vanesio e padre assente. Dopo una serie di errori tragicomici finisce in carcere. Sembra che abbia toccato il fondo e, invece, proprio lì nasce per lui un’occasione imprevista: fondare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest.
Vincere i soldi necessari per portare la figlia negli USA per un leggendario “Rock Tour”.
Intorno a lui si raccoglie un gruppo di improbabili musicisti reclusi: Roberto (Maurizio Lastrico), il suo compagno di cella e padre affettuoso; Osso (Massimo Cagnina), un gigante minaccioso eppure fragile; il Professore (Elio), un intellettuale schivo e silenzioso; Eva (Agnese Claisse), una batterista sui generis e K Bone (Naska), un ex-trapper che si trasforma in penna e vero spirito trainante della band. Tra momenti comici, scontri e legami inaspettati, la musica diventa un’occasione di rinascita, amicizia e riscatto.
L’intervista al regista Andrea Jublin
Da dove nasce l’idea di rinascita dal carcere utilizzando la musica? E qual è il background musicale da cui ha preso ispirazione?
«Allora il Rock in primis, diciamo fino ad un certo punto perché c’era anche il Rap, quindi c’è un pò una crasi… e poi l’idea di rinascita dal carcere è molto giusta, nel senso che questi carceri “minacciosi” tendono a dare costrizione ai personaggi, questi luoghi seppur belli, cinematograficamente parlando sono luoghi costringenti. L’esatto contrario della libertà, della gioia e della fantasia del rock».
Il messaggio ultimo del film qual è? E soprattutto ho notato in maniera particolare che viene messo in luce il rapporto con i figli.. cosa ci può dire di questo?
«Bruno ( il protagonista) fa di tutto per accontentare la figlia, quindi sì, ho voluto sottolineare il rapporto genitori-figli. Per quanto riguarda il messaggio, sai non lo so. Il messaggio è qualcosa di preciso, invece i film sono qualcosa anche di stratificato dunque non mi aspetto un messaggio netto, quanto la bellezza di godere del film per coloro che verranno a vederlo».
Il volto rivelazione: Domenico Moccia
Domenico com’è stato recitare un ruolo “comico” e quali sono gli aspetti che rendono questo personaggio diverso dagli altri che hai interpretato?
«Io credo che ogni personaggio sia diverso l’uno dall’altro, hanno una storia e un contesto diverso. Ti dirò a me pica molto fare personaggi comici, anche se per una questione d’estetica diciamo, ho sempre interpretato personaggi un po’ cupi e drammatici, in realtà nella vita io sono un ragazzo allegro e con la battuta sempre pronta, quindi mi esce facile il personaggio comico. Anche perché è molto più difficile fare ridere che far piangere. Il tempo della battuta comico è un tempo che non si studia, si impara».
Ecco, la storia in questione è una storia comica, ma soprattutto è una storia di rivincita, rivincita dal carcere. Un riscatto. Ecco cosa significa il riscatto per un attore?
«Allora il riscatto lo vorrei sempre dividere come una medaglia a due facce. C’è il riscatto privato e quello dell’attore che si trova in questo ambiente. Io mi sento una persona che alla fine si è riscattata. Provengo da una famiglia molto semplice, mio padre è un carrozziere, mia mamma una casalinga, sono nato e cresciuto in un quartiere popolare; se mi guardo indietro dei miei amici ce ne siamo salvati in pochi. Io penso che nella vita mi sono salvato più volte. La prima volta da piccolo quando mi sono innamorato della boxe, è uno sport che “ringrazio” perché è fatto di sacrifici, di costanza e sudore, e i miei due maestri Giuseppe Perugino e Domenico Brillantino, i quali hanno sempre prima creato l’uomo e poi l’atleta».
Noi ci siamo visti dopo un mese dalla première, il motivo te lo chiedo subito! La rimessa in scena di “Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo de Filippo”, della quale non abbiamo resti video-grafici, quale personaggio interpreti e com’è questa esperienza?
«Premetto nel dire che è la maggiore esperienza a teatro mai fatta. Noi abbiamo la fortuna di portare il testo scritto da Eduardo, l’originale… Io interpreto Michele, il fratello della cameriera. Faremo una tournée: il 25 Ottobre saremo in scena al teatro argentina fino al 4 Gennaio, e da lì partiremo per un tour nazionale e internazionale».
Vuoi lasciarci un messaggio?
«Per chi vuole rilassarsi e farsi una risata, non potete perdere Tutta colpa del Rock!».
di Sara Ginevra Marra

