La casa Disney di Topolino è famosa in tutto il mondo, probabilmente a non conoscerla sono solo i bambini che devono ancora nascere. Chi più, chi meno, siamo tutti stati spettatori di almeno un film del vecchio zio Walt, il quale ha inevitabilmente segnato la storia del cinema d’animazione, diventandone il capostipite. La magia, i valori legati all’amicizia, all’amore e alla famiglia sono le colonne portanti che sono entrate nel cuore delle giovani menti, tanto che se ad oggi non sappiamo elaborare un trauma, forse parte della colpa è dovuta al dubbio uso della “polvere fatata” della bacchetta della fata smemorina di Cenerentola.
E probabilmente è proprio dei traumi che ci ha lasciato la Disney che dovremmo parlare oggi. Scordatevi il ballo col principe, il per sempre felici e contenti, i finali spiccioli che, una volta cresciuto, ti fanno capire che hai subito una lobotomia. Sì, perché la Disney non ha lasciato solo dolci ricordi in noi: ci ha quasi terrorizzati la notte!
Ma tutto sommato, che vuoi che sia? Mica corriamo per i corridoi bui dopo aver spento la luce per paura che qualche mostro ci stia inseguendo… vero?
Biancaneve e i sette nani (1937)
Uscito alla fine degli ’30, Biancaneve è stato il capolavoro della Disney per eccellenza. Prima di allora, l’animazione era ridotta ad una manciata di minuti, muta e in bianco e nero, per intrattenere il pubblico al “cinematografo” prima della visione del film vero e proprio, che era sicuramente meglio delle pubblicità che ci appioppano oggigiorno, delle quali l’inizio è noto ma è la fine è sconosciuta.
Tornando a noi, oltre ad essere il primo lungometraggio animato, anche il contesto storico in cui uscì è molto importane: sull’orlo di una guerra che segnò le vite di tutti a livello mondiale, uno spiraglio di speranza doveva essere infuso alla fascia di popolazione più giovane e sensibile: i bambini. Qui comincia il viaggio che si evolverà nel modo che conosciamo oggi.
Certo è che se per l’epoca era considerato un film per bambini, non c’è da meravigliarsi se quella e le generazioni dopo hanno sviluppato un’ansia generalizzata. Le ambientazioni cupe, che rispecchiano lo stile del tempo, sono angoscianti: la persecuzione di una bambina di 14 anni da parte della matrigna, nata in tempi in cui non esisteva il botox (così come per Patty Pravo non esiste la chirurgia estetica), porta Biancaneve a fuggire nella foresta, dove in pieno mental breakdown crede di vedere tronchi e alberi prendere vita, ma forse è solo un effetto collaterale delle muffe del bosco.

La parte più inquietante però è senza dubbio la trasformazione e il ghigno malefico della matrigna in una vecchia e brutta mendicante. Ma tranquilli, nessuno vi giudicherà se vi siete cagati addosso.
Beh, direi che anche quando cade nel dirupo e gli avvoltoi se ne cibano non è stata proprio una bella visione.
Pinocchio (1940)
Adattamento del romanzo “Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino” di Collodi, Pinocchio è un’altra perla dei Classici Disney, uscito 10 anni dopo Biancaneve. Vediamo, forse per la prima volta, la rappresentazione di una piccola cittadina italiana in quegli anni. In questo caso non è tanto il film in sé ad essere disturbante, quanto alcune scene in particolare.
Preambolo doveroso: se in gioventù hai voluto passare la bella vita da eterno scapolo, ma in vecchiaia accusi l’assenza di un figlio, allora mi dispiace per te, ma sei un Geppetto basico, che riempie i suoi vuoti emotivi a segare pezzi di legno. Ad ogni modo, il suo più grande desiderio di diventare padre si avvera: la fata turchina decide che sì, è un uomo buono e merita di essere felice. Ma affinché Pinocchio possa diventare un bimbo in carne ossa, dovrà dimostrare di essere bravo, coraggioso e disinteressato… insomma, un’enorme anteprima di quello che sarebbe stato il mercato del lavoro.
E poiché alla vita piace giocare a incularella, sappiamo delle continue peripezie ed incontri col gatto e la volpe; avendo poi lui dei trucioli al posto del cervello, non ci vuole molto affinché quei due truffatori lo manipolino a loro piacimento, per ben due volte. La seconda in particolare porta il nostro protagonista ad esplorare il paese dei balocchi, e qui arriviamo alle note macabre.
In primis, il Postiglione che trasforma la sua faccia in un ghigno diabolico è entrato negli incubi di tutti i bambini, se consideriamo anche che il suo obiettivo era proprio raccattare i bambini disubbidienti e svogliati per poi trasformarli in asini (tutti i manuali di pedagogia e psicologia infantile hanno preso fuoco).

Ma a parte il jumpscare, la trasformazione di Lucignolo in asino è un climax di pathos e ansia che cresce piano piano che il ragazzo si trasforma in un ciuco e comincia a ragliare e dimenarsi, rompendo tutto e inducendo Pinocchio a scappare via terrorizzato.

Ed infine, ma non per importanza, dopo essere riusciti a scappare a dalla balena, il grillo ritrova il corpo senza vita di Pinocchio, riverso verso il basso e incastrato tra le rocce. Buona notte, bambini!
La bella addormentata nel bosco (1959)
La bella addormentata è un film Disney che trae ispirazione non solo da antiche fiabe e con varie versioni della stessa, ma anche dall’opera di Tchaikovsky, soprattutto per la parte musicata e per la famosissima canzone “Once upon a dream“, chiaramente riadattata e alla quale è stato aggiunto il testo. Gioiello del ’59, è ricco di sfondi bucolici, ambientato in pieno medioevo, con colori sgargianti e miniature che rendono il film quasi un originale manoscritto del 1300.
Chi sia Aurora è inutile scriverlo, ma per Malefica, un invito ad un battesimo di una bambina di cui se se ne sbatte potentemente il cazzo, non lo è affatto. In barba ai soldi della busta o ai soliti regalini di merda che si fanno non ai bambini, ma ai genitori dei bambini, decide che per par condicio, al compimento dei 16 anni, la futura ragazza si pungerà il dito con un fuso e morirà. Molto equilibrato. Al giorno d’oggi avrebbe stappato lo spumante pur di non partecipare.
Sarà che Walt Disney aveva realizzato i peggiori traumi cinematografici all’inizio della sua carriera, ma in questo film possiamo condensare tutto in un’unica sequenza: quando Aurora torna al castello e viene soggiogata da Malefica, che la condurrà, attraverso dei corridoi bui e nascosti del castello, illuminati solo dalla sua sfera di luce verde, verso la sua morte, accompagnata da una musica spaventosa che, se prestiamo attenzione, chiama proprio il nome di Aurora.

Gli occhi luminosi di Malefica che spuntano da soli all’interno di un caminetto ormai spento sono gli occhi che ti capita di vedere quando spegni la luce e corri verso la tua stanza completamente al buio.
A Christmas Carol (2009)
Facciamo un salto temporale di più di mezzo secolo e arriviamo al 2009. Nel frattempo ci sono stati altri film in casa Disney, altrettanto belli e con altrettante scene particolarmente terrificanti e inquietanti, ma se c’è un film che ne presenta molte più di una è proprio A Christmas Carol. L’unico film tratto da un racconto che possa definirsi essere trasposto paro paro al libro. Stessi dialoghi, stesse ambientazioni, stessi personaggi e stessa vicenda. Dall’opera di Dickens, è considerato un classico natalizio immancabile durante le feste. Ed è proprio perché la storia si svolge a Natale che è tutto ancora più pauroso.
Per chi vide il film al cinema in 3D, si ricorderà bene soprattutto i primi secondi della prima inquadratura, dove spuntò la testa del socio morto di Scrooge, Marley, fuori dallo schermo. E per la prima volta in un film d’animazione vediamo interamente il corpo di un defunto in una bara.

Se conoscete la trama, saprete anche che Scrooge era uno stronzo avido, e proprio a causa di ciò, sette anni dopo, riceverà la visita dello spirito di Marley che lo avvertirà dell’arrivo di tre spiriti che lo aiuteranno a redimersi. Ma il modo in cui lo fa? Parliamoci chiaro, lui voleva far cagare sotto il suo socio, altrimenti non si spiega perché dovesse far tutto quel teatrino coi rumori di catene in mezzo alle scale e oltrepassare la porta della sua stanza chiusa a chiave. Poteva apparirgli in sogno, per esempio, il messaggio sarebbe arrivato comunque.
Un’altra scena particolarmente macabra che deve essere per forza menzionata: durante gli ultimi minuti in compagnia dello spirito del Natale Futuro, Scrooge si trova in un cimitero, di fronte alla sua tomba, e mentre sotto di lui si apre una voragine, al fondo della stessa, vediamo aprirsi una bara, la sua, contornata da una luce fioca e rossa, che sta a simboleggiare l’entrata agli inferi. Anche qui un’ambientazione tutt’altro che felice, soprattutto se consideriamo che un adulto lo può capire, un bambino più difficilmente. Grazie per il messaggio positivo, ora devo andare in terapia.


