Dalla vita amara alla dolce vita è un’estate. In un’Italia devastata dalla guerra, nell’estate degli anni ’60 gli italiani se la spassano e danno vita al mood tipicamente italiano della dolce vita. Invidiata e desiderata, l’estate italiana è famosa in tutto il mondo. Migliaia di turisti, ogni anno, si abbandonano al fascino delle strade delle nostre isole, tra agrumi e profumo di zagara godendosi la magica e lenta vita estiva.
Che sia una moda o una tendenza poco conta, l’estate italiana non delude mai. Tra tavole imbandite di sapori e profumi mediterranei, l’Italia è la meta preferita dei turisti.
Dal cinema alla realtà
Il merito va a chi ha inaugurato per la prima volta la dolce vita. Dal cinema alla quotidianità, Arnaldo Fraccaroli, giornalista, scrittore e sceneggiatore, è stato il primo a coniare questa espressione scegliendola come titolo della sua commedia “La dolce vita” firmata Fraka, pubblicata nel 1912. Con sguardo attento, Fraka documenta la ricerca di piacere e di divertimento negli ambienti elitari e borghesi con tono parodistico e satirico: fotografa il teatro borghese e lo fa in modo magistrale, tanto da essere considerato un cronista che sapeva “fotografare con le parole”. Tra le personalità giornalistiche più interessanti della prima metà del Novecento e dedito all’impegno di reporter, Fraccaroli ha descritto in centinaia di pagine il mondo di quegli anni, viaggiando oltre i confini italiani e scoprendo luoghi, culture e tradizioni. Una vita frenetica fatta di continui spostamenti, tra viaggi e appunti. Si autodefiniva commesso viaggiatore della curiosità altrui ed è stato uno dei primi ad esplorare l’America , informando sul jazz, sui cocktail, sulla condizione delle donne americane negli anni ’20. Insomma, un giornalista degno di essere ricordato per il suo impegno errante ma attivo.
Eppure, quando si pensa alla dolce vita, subito la si attribuisce a Fellini e al suo capolavoro cinematografico. In realtà, quella felliniana arriva quasi mezzo secolo dopo l’opera di Fraka, nel frattempo dimenticata, ma ha sicuramente il merito di avergli restituito il successo che meritava. Molto probabilmente fu proprio il giornalista romano ad ispirare Fellini. Negli anni ’60 arriva nelle sale italiane una dolce vita diversa ma di ambientazione sempre borghese. Mastroianni e la Ekberg sono i protagonisti di un ritratto sociale che vive di piaceri e nullità. Una dolcezza che è contemporeamente piacevole e futile, apparentemente lenta e tranquilla ma in realtà complicata e disordinata. In questo gioco di ripresa è intervenuto anche un critico cinematografico, Tullio Kezich che dopo l’uscita della dolce vita felliniana ha rivendicato la paternità dell’espressione a Fraka commentando: ” Fraccaroli non protestò solo perchè era già morto”.
Piacere e lentezza
Dal cinema alla quotidianità, la dolce vita è uno stile. Nel corso del tempo c’è stato effettivamente uno spiraglio di dolcezza in una vita segnata dalla guerra. Dopo gli anni bellici, l’Italia ha vissuto gli anni d’oro del boom economico, della ricerca di un equilibrio sociale in cui avessero spazio piaceri e illusioni. In Italia hanno trovato rifugio molti intellettuali, artisti che hanno coltivato le loro passioni, dando un forte contributo allo sviluppo culturale del tempo.
Il fatto storico si è nel tempo trasformato nel mito della dolce vita. I paesaggi italiani, soprattutto la costa campana, sono diventati simbolo della dolce spensieratezza. Difficile da spiegare, la dolce vita è un mix di piaceri e lentezza, un cocktail di vitalità e passività, una vita che si lascia vivere. Quello che Fellini ha raccontato con il cinema è l’ambivalenza di una vita incantata e al tempo stesso disincantata. Una vita apparentemente perfetta che cela criticità, possibili da risolvere in un limbo intermediario di sana tranquillità, che vacilla tra pacatezza ed esasperazione. Anche Parthenope, nel film di Sorrentino, vive una dolce vita, mondana, in una casa bellissima sul mare, tra bagni e cultura. Assorbita quasi dalla cultura partenopea che le ha dato anche il nome, vive nel limbo dell’insignificanza tra un illusorio equilibrio familiare e un dramma personale.
Buone vacanze italiane
Non per sfatare il mito della dolce vita, ma cosa c’è dietro questo stile di vita glamour e romantico? Forse pura apparenza, oggi è di tedenza e probabilmente è questo che conta. Non è necessaria tutta questa analisi spettralmente psicologica per organizzare una vacanza alla maniera italiana, dal gusto dolce. Però, la dolce vita è questa e ha una storia complessa rispetto alla bella favoletta di rose e fiori che ci raccontano. Se da un lato è un quadro perfetto e rilassante, dall’altro è una benda per non vedere.

