La dopamina, quella sostanza chimica che ci fa sentire una scarica di energia ogni volta che vediamo il nostro partner o, più probabilmente, il suo messaggio sul cellulare, è la stessa che ci fa sentire in paradiso mentre ci sprofondiamo nel cioccolato, nella nicotina o, perché no, anche nella cocaina. È come un piccolo spacciatore che, ogni volta che facciamo qualcosa di “giusto” (come trovare il nostro amore), ci ricompensa con una dose di felicità. Ecco perché, se mentre percorriamo la lunga e noiosa strada verso casa di lui/lei, la vita ci sorride, sappiate che la colpa (o il merito, dipende dai punti di vista) è della dopamina che sta facendo il suo lavoro da buona venditrice di euforia.
L’angelo della ricompensa
La dopamina è il nostro piccolo angelo della ricompensa: ci fa correre dietro alle cose che desideriamo, inclusi i nostri amori. Ma, attenzione, non è tutto rose e fiori: appena una relazione va a rotoli, la dopamina se ne va a fare una passeggiata, lasciandoci a secco, quasi come se ci volesse proteggere da un colpo di cuore imminente.
Nel cervello di un innamorato… (o di chi si illude di esserlo)
Un gruppo di scienziati ha deciso di studiare questo meccanismo con una serie di esperimenti su arvicole della prateria. Non preoccupatevi, non sono stati fatti esperimenti con esseri umani, perché ovviamente le arvicole sono molto più affidabili (e anche meno complicate). Questi piccoli roditori formano relazioni monogame, si dividono la tana e accudiscono i cuccioli, e sono perfetti per capire come funziona l’amore.
Dopamina e arvicole: il nostro appuntamento romantico
I neuroscienziati dell’Università del Colorado hanno quindi monitorato, con sensori minuscoli, il cervello delle arvicole, analizzando come la dopamina agisce ogni millisecondo mentre il piccolo roditore cerca il suo partner o si incontra con qualcuno mai visto prima (un po’ come se fosse il nostro appuntamento con l’app di dating). Ogni volta che il sensore registrava un picco di dopamina, sembrava di vedere un lumino di Natale. Quando l’arvicola riusciva finalmente a raggiungere il partner, dopo aver superato una sorta di “test di coppia” (premere una leva per aprire una porta, insomma, molto romantico), la dopamina esplodeva di felicità. Se invece l’altro era solo un estraneo, ecco che la dopamina si faceva un po’ più timida.
La fine della favola… e la fine della dopamina
Naturalmente, gli scienziati non si sono fermati qui: nella seconda parte dell’esperimento hanno separato le coppie di arvicole per ben quattro settimane, che per questi roditori sono praticamente un’eternità. Cosa succedeva quando i due si ritrovavano? Purtroppo per loro, la dopamina aveva fatto le valigie e se n’era andata in vacanza. L’entusiasmo che c’era prima si era completamente evaporato. Il “romantico” ricongiungimento non aveva lo stesso sapore di prima, come quando riapriamo una vecchia app di incontri e ci rendiamo conto che la foto del profilo non ci emoziona più.
Questa reazione chimica potrebbe essere una sorta di “scudo protettivo” del cervello, che non vuole farci impazzire per qualcuno che non ci ama più e ci aiuta a resettare il campo per preparare il cervello a un possibile nuovo amore (perché, diciamolo, il ciclo dell’amore e del dolore è infinito, come un’app che non smetti mai di aggiornare).
“Amare è complicato”. Ma forse la dopamina può darci una mano!
Ora, bisognerà capire se questa teoria valga anche per noi umani, che, lo sappiamo, siamo un po’ più complicati delle arvicole (e più emotivi, per fortuna). Ma se questa scoperta potesse aiutarci a capire meglio cosa succede nei nostri cervelli durante le relazioni sane, potrebbe anche aiutare chi sta lottando per entrare in una relazione, o per riprendersi da una fine, che può sembrare più dolorosa di una visita dal dentista. Insomma, chi lo sa?
Magari la dopamina ha un piano che ancora non abbiamo capito, ma ci farà andare avanti… almeno fino al prossimo amore.

