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Labubumania: il kidult in un mondo globalizzato

Continua a espandersi la Labubumania, fenomeno, in un mondo globalizzato, supportato dal cosiddetto ”kidult”. Si tratta dell’ennesima moda passeggera, o esiste per ragioni psicologicamente consistenti?

Fenomeno Labubumania: il kawaii all’origine della diffusione

I Labubus sono bambole, di varie forme e dimensioni, nate dalla serie di storie The Monsters , disegnate dall’artista Kaising Lung, nato a Hong Kong e cresciuto nei Paesi Bassi. La realizzazione del progetto proviene da influenze del Folklore nordico e della mitologia classica, di cui il creatore ha goduto durante l’infanzia.

Il più ampio riconoscimento verso i Labubus, comincia nel 2019, grazie alla collaborazione con Pop Mart, che ha portato alla produzione di vaste tipologie di giocattolo: dai peluche a una costituzione in vinile.

A partire dall’aprile del 2024, la compravendita è aumentata in maniera spropositata. La causa viene fatta coincidere con la pubblicazione di contenuti online da parte di Lisa delle BlackPink, icona del kpop coreano, la quale ha condiviso contenuti social in cui mostrava i suddetti Labubus, utilizzati soprattutto per aggraziare capi d’abbigliamento (ovviamente lussuosi).

L’intercessione di star mondiali, come Rihanna e Dua Lipa, ha favorito la diffusione della visibilità del giocattolo kawaii, che rispetta appieno i gusti dei compratori.

Dall’influenza dei social all’iperconsumismo del mondo globalizzato

I Labubus, ad oggi, non sono più solo una moda, ma oggetto (tra i tanti esistenti) di iperconsumismo. La sede Pop Mart di Milano, così come quelle internazionali, sono state assediate da utenti, pronti ad affrontare ore di attesa, talvolta vane, pur di procedere all’acquisto.

Ciò che attira dei giocattoli in questione, oltre al design e alla moda creata dall’influenza social, è il packaging: si tratta di blind box, cioè scatole, il cui giocattolo contenuto non è palesato. Inoltre, le aziende di produzione hanno inserito un personaggio raro ogni 72 serie, il che consegue ad alimentare acquisti spropositati.

Ciò determina un unboxing da parte dei consumatori, che non solo crea in loro una sensazione di euforia, pari a quella provocata dal gioco d’azzardo, ma anche la possibilità di creare contenuti online che suscitano l’attenzione di altri interlocutori.

La fama contribuisce inevitabilmente a numerosi sold-out, che generano la nascita di sub-mercati online, basati sulla rivendita a prezzi spropositati (proprio come accadde, nel 2021/2022 con i resell su StockX) e talvolta falsificata.

Kidult o ricerca di attenzioni?

Il kidult è un termine usato per qualificare una categoria di adulti che continuano, per nostalgia o bisogno di fuga dall’insoddisfazione del reale, ad adottare abitudini o modus vivendi puerili. I Labubus dunque, non solo fanno leva su tale fascia sociale, ma sul loro bisogno di evadere dalla pedanteria quotidiana. Ecco in cosa pone le basi la Labubumania: il kidult in un mondo globalizzato.

Eppure, il fenomeno per quanto infantile possa apparire, cela la necessità di ricevere attenzioni: indossare un Labubu, significa attingere a un gusto largamente diffuso (anche se caduco perché frutto della globalizzazione), e di conseguenza, ricevere un consenso, in un mondo che prosegue velocemente il suo flusso, noncurante dei suoi effetti.

E se la politica fosse di moda?

I consumatori sono obliterati dalla foga di affermazione, in un globo colmo di affermati. Si tratta di cittadini inconsapevoli del peso politico che potrebbero ottenere se solo si curassero del voto, diritto che garantisce l’esistenza, senza sentire la necessità di essere visti.

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