Pochi giorni fa il governo americano ha sanzionato Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Attraverso un comunicato, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato d’aver imposto sanzioni, non ben precisate, contro la giurista italiana. Probabilmente Albanese non potrà più entrare negli Stati Uniti d’America, mentre i suoi beni nel paese saranno congelati, ammesso che ne abbia.

Chi è Francesca Albanese
Francesca Albanese è una funzionaria italiana, giurista ed esperta di diritti umani. Nata il 30 marzo 1977 ad Ariano Irpino, ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso l’Università di Pisa e un Master in diritti umani presso la SOAS University of London. Dal 1° maggio 2022, ricopre l’incarico di Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, succedendo a Michael Lynk. È la prima donna a ricoprire questa posizione.
Ha lavorato inoltre come funzionaria legale per il Dipartimento degli Affari Legali dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) e per l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ha anche insegnato diritto internazionale come docente a contratto presso varie università.

Albanese ed Israele
Francesca Albanese non le ha mai mandate a dire. Già da prima dell’odierno conflitto, aveva espresso forti e ripetute critiche nei confronti dell’occupazione israeliana della Palestina, sia in sede Onu che fuori. Per questa ragione, tra la giurista italiana e lo Stato d’Israele non è mai scoppiato l’amore.
Se provate a cercare il suo nome su Google, il primo risultato non sarà la sua biografia. Troverete invece una pagina (sponsorizzata dal governo Israeliano) in cui Israele la accusa di aver violato la sua integrità professionale e di essere dalla parte dei terroristi. Francesca Albanese, inoltre, aveva già subito sanzioni da Netanyahu & Co., tanto che l’ingresso nel paese ebraico alla giurista è precluso dal febbraio 2024. Questo perché, nel suo report dello stesso anno, la relatrice aveva accusato Israele di star compiendo un genocidio a Gaza, secondo la Convenzione del genocidio del 1948.
Francesca Albanese e l’America
Fino a quando Israele e la Albanese si “beccavano”, agli Stati uniti andava pure bene, più o meno. Le cose sono però cambiate la scorsa settimana. Difatti in un nuovo report dal titolo “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio“, la relatrice ha accusato centinaia di aziende in tutto il mondo, molte delle quali americane, di fare profitti proprio sul genocidio che sta avvenendo a Gaza. Ha quindi invitato i paesi ONU a bloccare la vendita di armi ad Israele, e ad imporre pesanti sanzioni nei confronti di «entità e individui coinvolti in attività che potrebbero danneggiare i palestinesi». A quel punto per il governo americano era troppo, in quanto ciò danneggiava l’interesse nazionale. Le sanzioni a quel punto sono state “inevitabili”.
Le conseguenze delle sanzioni
Le sanzioni americane ai danni della Albanese mettono molta tristezza, e ci dicono molto sugli Stati Uniti di oggi. Non perché crediamo che la relatrice speciale sia un’eroina, meritevole del premio Nobel per la pace. Così come non crediamo che Albanese sia una spia di Hamas all’interno delle Nazioni Unite. Ma perché le sanzioni americane alla Albanese sono l’ennesima prova della deriva autoritaria intrapresa, ormai da alcuni mesi, dal paese che, sin dalla sua nascita, si è battuto per la libertà. La libertà di pensare, la libertà di parlare e la libertà di denunciare.
Oggi l’America è guidata, invece, da un governo semi autoritario, indisponibile ad ogni forma di confronto, che utilizza le sue enormi risorse per produrre fake news a palate e contenuti social improbabili, col solo obiettivo di punire sistematicamente tutti coloro che non si inginocchiano a Trump. Vedere il paese pilastro del liberalismo ridotto in queste condizioni fa molto molto male. Speriamo solo che passi presto.

