I giochi Pokémon rappresentano l’infanzia di molti, e – perché no – anche un pezzo di vita adulta di altrettanti. Che sia stato su Gameboy, Nintendo DS o Nintendo Switch, il punto di partenza del viaggio non importa; tutti, almeno una volta, hanno lanciato una pokéball. È appena uscito l’ultimo titolo della saga: Leggende Pokémon Z-A, ma qualcosa continua a infastidire i fan di vecchia data, portandoli addirittura al boicottaggio. Nonostante Pokémon sia il brand numero uno al mondo, per molti i videogiochi dei “mostriciattoli tascabili” stanno attraversando un lento declino.
Pokémon: da hobby a Impero
Tutto iniziò con un bambino giapponese che aveva l’hobby di catturare insetti dietro casa. Quel bambino si chiamava Satoshi Tajiri, e negli anni ’80 fondò insieme all’amico Ken Sugimori la rivista amatoriale di videogiochi “Game Freak”. Nel ’96, Game Freak – ora studio di sviluppo – sotto la direzione di Tajiri darà vita ai primi due giochi della serie Pokémon: Rosso e Blu, per Gameboy. Il successo fu spaventoso, con milioni di copie vendute prima in Giappone e poi negli Stati Uniti e in Europa. Non più insetti, ma creature fantastiche quelle da catturare, in un mondo pieno di avventura e misteri. Chiave fu il contributo del già citato Ken Sugimori, che disegnò i primi 151 “Pocket Monsters” (la cosiddetta “Prima Generazione”). Poi – ovviamente – le ormai iconiche musiche di Jun’ichi Masuda, un personaggio su cui ritorneremo a breve.

Con queste premesse, il futuro per il franchise era già stabilito. Nel 1998 Game Freak, insieme a Nintendo – che aveva finanziato lo sviluppo dei primi giochi su Gameboy – e Creatures Inc, fondò “Pokémon Center Co.” (poi The Pokemon Company), una joint venture per la gestione del brand. Proprio in quel periodo scoppiò la “Pokémon mania”, che partì dal Giappone e investì tutto l’Occidente. Tra la fine degli anni ’90 e i primi ‘2000 quasi ogni bambino, anche in Italia, aveva un pezzo di merchandise Pokémon: pupazzi, zaini, carte collezionabili o qualsiasi altro oggetto su cui porre quel marchio. Poi c’era l’anime, che col suo motto “gotta catch’em all!” (“acchiappali tutti!”) incrementò le vendite dei giochi successivi – e quindi anche delle console Nintendo – esponenzialmente. Ormai tutti volevano essere allenatori Pokémon.
Satoshi Tajiri riprese il ruolo di director per i giochi di “Seconda Generazione”: Pokémon Oro e Argento, usciti nel ’99 su Gameboy Color. Successivamente passò alla produzione, lasciando la direzione al compositore Jun’ichi Masuda. Nel 2002 parte la “Terza Gen”, con Pokémon Rubino e Zaffiro, seguiti da Smeraldo e i remake della “Prima Gen” (Rosso Fuoco e Verde Foglia); tutti per Gameboy Advance. Si passa poi all’Era di Nintendo DS, considerata l’apice del brand. Qui abbiamo la “Quarta Gen”, con Pokémon Diamante, Perla, Platino e i remake di Oro e Argento. Segue la “Quinta Gen” – sempre su DS – con Pokémon Bianco e Nero, e i loro seguiti Bianco 2 e Nero 2.
I giochi di Quarta e Quinta generazione in particolare segnarono la completa maturazione di Game Freak. Innanzitutto dal punto di vista tecnico, con una grafica sì in 2D, ma comunque capace di costruire scenari e ambientazioni esteticamente appaganti. Poi anche sul piano della narrazione: la Quarta Generazione aveva esplorato la mitologia del mondo Pokémon, mentre la Quinta aveva una sceneggiatura adulta e sorprendente.

Nonostante i giochi di Quinta Generazione non vendettero quanto sperato, The Pokémon Company – tra merchandise e giochi spin off come le serie Mistery Dungeon e Pokémon Ranger – continuò a crescere, trasformandosi lentamente in un colosso da miliardi di dollari.
La svolta 3D: Sesta e Settima Generazione
La Sesta Generazione Pokémon arrivò nel 2013 sulla nuova console di casa Nintendo, il Nintendo 3DS. Pokémon X e Pokémon Y introdussero finalmente la grafica 3D nel brand. Nonostante si percepisse come Game Freak non fosse pronta a questo cambio di rotta, questi due titoli vendettero cifre esorbitanti.
Non da meno furono i remake di Terza Gen, Rubino Omega e Zaffiro Alfa, anch’essi non perfetti ma comunque bene accolti. Per le mancanze tecniche i giocatori diedero la colpa alla console 3DS, la meno potente rispetto alle rivali di PlayStation e Xbox. Ancora oggi Nintendo non punta sulla potenza dell’hardware, ma bensì sulla caratura dei singoli giochi. A volte ci prende, come per i titoli delle serie Super Mario Bros e The Legend of Zelda, che infatti sono sviluppati da divisioni apposite di Nintendo stessa. Mentre quando si affida a studi “second party” come Game Freak la situazione è diversa.
Dopo il successo di X e Y, nel 2016 arrivò la Settima Generazione, con Pokémon Sole, Luna e i loro sequel Ultrasole e Ultraluna. Anche questi furono un buon successo di vendite e pubblico, ma alcune criticità nate in X e Y qui trovarono conferma. Fino all’Era di Nintendo DS, con la grafica 2D, Game Freak era riuscita a perfezionare un sistema di gioco basato su esplorazione e avventura. Per molti giocatori il 3D ha affossato questi aspetti fondamentali. Per esempio gli enormi dungeon labirintici dei primi giochi, molto difficili da rendere in 3D, sono diventati corridoi da attraversare in pochi minuti. Poi c’è tutta la componente estetica: gli sprite in 2D delle creature, basati sui disegni di Ken Sugimori, avevano tantissima personalità. Con il passaggio al 3D si sono trasformati in modelli poligonali senza anima.

È importante ricordare anche che, tra la Sesta e la Settima Generazione, Shigeru Ohmori – designer per Game Freak dai tempi di Rubino e Zaffiro – subentrò a Jun’ichi Masuda nel ruolo di director principale per i giochi. Per anni non si è saputo nulla sui motivi di questo cambio, fino a pochi giorni fa. A ottobre 2024 esplose infatti il cosiddetto “Teraleak”. Un hacker riuscì a rubare informazioni chiave a Game Freak relative a giochi passati e futuri, a dati degli sviluppatori e alle decisioni aziendali. Proprio pochi giorni fa, a distanza di un anno dal fattaccio, l’hacker ha condiviso nuove informazioni emerse da questo leak.
Attraverso queste si è scoperto che Masuda fu allontanato dal ruolo di game director a causa del suo atteggiamento da despota. I documenti descrivono il periodo fino a Bianco e Nero come “l’era del dominio assoluto di Masuda”. Egli infatti gestiva ogni aspetto dei giochi, accentrando sempre di più il suo potere e facendo favoritismi. La questione culminò in un litigio con Ken Sugimori e per questo dopo X e Y Masuda lasciò il posto a Ohmori. Negli anni Masuda si è allontanato sempre di più da Game Freak, fino a diventare “Chief Creative Fellow” – una carica non troppo importante – per The Pokémon Company. Proprio per queste ragioni, a posteriori, molti fan del brand hanno iniziato a dare la colpa a Masuda per il declino di Pokémon dopo la Quinta Generazione.

Il successo di Sesta e Settima Generazione fu accompagnato anche da quello del gioco mobile Pokémon GO nel 2016. Fu proprio intorno a quel periodo che il media-franchise dei “mostriciattoli tascabili” venne riconosciuto come “il più redditizio al mondo”, detronizzando colossi come Star Wars, Marvel ed Hello Kitty. Oggi i ricavi cumulativi del brand Pokémon si aggirano tra i 113 e i 150 miliardi di dollari. La fetta più cospicua proviene dal merchandise, che come fonte di guadagno oscura completamente i videogiochi.
L’approdo su Switch e la caduta
A marzo 2017 i giocatori di tutto il mondo poterono mettere le mani su Nintendo Switch. La console ibrida rivoluzionò il mercato e, ad oggi, nella sua rosa di giochi esclusivi spiccano capolavori come Super Mario Odissey e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Ovviamente gli appassionati di Pokémon non aspettavano altro che un nuovo titolo capace di approfittare di questa nuova potenza hardware. Sicuramente nulla in confronto a PlayStation 4 e Xbox One, ma comunque un passo avanti rispetto a Nintendo 3DS. Così fu: nel 2019 ebbe inizio l’Ottava Generazione Pokémon. Prima con i giochi della serie principale, Spada e Scudo, poi con i remake Diamante Lucente e Perla Splendente, e infine con lo spin-off di prima fascia Leggende Pokémon: Arceus.
Pokémon Spada e Scudo dovevano essere i giochi capaci di sfruttare al massimo le possibilità del brand attraverso il nuovo hardware Nintendo. Il risultato finale, però, è una coppia di giochi senza una direzione precisa, che fa mille passi indietro rispetto ai predecessori sotto molti punti di vista. In Spada e Scudo il numero di Pokémon catturabili fu ridotto a circa la metà di quelli esistenti all’epoca. I dev giustificarono la scelta con la volontà di non appesantire troppo i titoli per dedicarsi di più alla parte tecnica. Peccato che la grafica 3D, le animazioni e le performance generali di Spada e Scudo siano ingiustificabili anche per gli standard di Nintendo. Fu anche introdotto una sorta di open world limitato ad alcune aree della mappa, la quale però risulta spoglia, priva di ambientazioni interessanti o dungeon appaganti da esplorare.
I tanto attesi remake di Quarta Generazione, Diamante Lucente e Perla Splendente hanno fatto infuriare molti fan. Questi si aspettavano qualcosa che, attraverso Nintendo Switch, rendesse giustizia a quelli che vengono considerati tra i migliori giochi della saga. E invece no: Diamante Lucente e Perla Splendente sono letteralmente Diamante e Perla – a parte qualcosina – ma con uno stranissimo stile grafico che mescola 3D e proporzioni chibi. Una grande delusione che ha spinto tanti a rivalutare in positivo i due spin-off del 2018 usciti su Switch, Let’s Go Pikachu! e Let’s Go Eevee!. Sicuramente una coppia di giochi più indirizzata a un target di bambini, con una veste grafica anch’essa chibi ma più affinata e un sistema di lotta/cattura facilitato. Allo stesso tempo, però, con una grande cura nel dettaglio mai più vista nell’Era Nintendo Switch.

Poi c’è Leggende Pokémon: Arceus, uno spin-off sul quale Game Freak ha puntato molto. Esso contiene alcune cose interessanti: per esempio il protagonista va indietro nel tempo e si trova di fronte a nuovi Pokémon antenati di quelli contemporanei. Poi ci sono un sistema di lotta più action e un open world non più limitato a poche zone della mappa. Ma i problemi rimangono gli stessi: graficamente inaccettabile, con un mondo di gioco che dovrebbe essere “vivo” ma rimane un insieme di zolle di terra poligonali con qualche Pokémon che saltella qua e là senza vere interazioni con l’ambiente circostante.
Ok, ma erano i primi tentativi di Game Freak su Nintendo Switch. Dopo questi avranno imparato dai loro errori, no? No. Pokemon Scarlatto e Violetto, del 2022 e apripista per la Nona Generazione, sono generalmente riconosciuti come i peggiori giochi della saga, o almeno della serie principale. Rispetto a questi due, Spada e Scudo sembrano curati all’inverosimile. Un mondo spoglio, privo di interazioni, con esplorazione ridotta all’osso e grafica che sembra uscita da PlayStation 2. La solita trama è ancor più banale e prevedibile, e non si vede l’ombra di un doppiaggio, nemmeno in giapponese (troppo per il media franchise più grande del mondo). E poi ovviamente il gioco è la fiera dei bug, dei cali di frame-rate e dei crash.

A giugno di quest’anno è uscita Nintendo Switch 2, l’ultima fatica hardware di casa Nintendo, 10 volte più potente di Nintendo Switch. Su questa console è appena approdato l’ultimo titolo – per ora – della saga, ovvero Leggende Pokémon: Z-A. Questo è ambientato in una sola città che il giocatore può girare in letteralmente 6 minuti, piena di cose belle da vedere, come vicoli ripetuti e balconi bidimensionali appiccicati sulle facciate dei palazzi. Alcune di queste criticità potevano essere già notate anche nei trailer. Per questo molti fan hanno deciso che stavolta faranno a meno di sovvenzionare The Pokémon Company.
Nulla da fare però: il gioco ha venduto comunque 6 milioni di copie nella prima settimana, diventando uno dei più grandi successi del 2025. Mentre capolavori come Clair Obscur: Expedition 33 e Hollow Knight: Silksong vengono venduti rispettivamente a 50 e 20 euro, Nintendo se ne esce con un titolo del genere lanciato a 70€, con un DLC già pre-ordinabile a 30€ e altri contenuti aggiuntivi per i quali è necessario comprare il pass per l’online di Nintendo Switch.
Nessuno si aspetta da Pokémon una grafica spacca-mascella e animazioni iper-realistiche, ma quantomeno dei giochi che funzionino e che divertano, senza che l’immersione in essi venga ostacolata da bug continui. Sembra quasi che gli ultimi titoli siano solo un pretesto per presentarci nuovi Pokémon da trasformare in pupazzi e portachiavi, senza nemmeno un accenno di game design degno di nota. Si è visto come Game Freak non sia più capace di gestirne lo sviluppo. Per questo molti fan chiedono a gran voce che altri team subentrino come supporto. Primo fra tutti Level-5, studio di Professor Layton, Inazuma Eleven e Yo-kai Watch. Oltre a questo Nintendo dovrebbe smettere di pretendere un’uscita ogni 1-2 anni, lasciando al team di sviluppo il tempo necessario per ottimizzare e affinare i giochi, rendendoli quantomeno decenti all’uscita.
Detto questo, possiamo incrociare le dita per la Decima Generazione, che secondo i leak sarà la più ambiziosa di sempre? Oppure conviene già abbassare le aspettative per prepararci all’ennesima delusione? Una prova del nove sarà Beast of Reincarnation, primo titolo di Game Freak in uscita su PlayStation5, Xbox Series X/S e PC, fissato per il 2026. Un progetto completamente scollegato da Pokémon e da Nintendo, forse nato per dimostrare l’effettivo valore del team. Staremo a vedere.

