Al momento stai visualizzando Referendum della giustizia: ecco perché i politici si contraddicono

Referendum della giustizia: ecco perché i politici si contraddicono

Le parole dei politici sul Referendum 2026

Il 22 e il 23 marzo gli italiani saranno chiamati a votare al referendum confermativo della giustizia: questo significa che gli elettori dovranno decidere se sostenere o meno una legge costituzionale approvata in Parlamento nel 2025. La legge in questione riguarda la separazione delle carriere tra giudici e PM e la conseguente nascita di due Consigli superiori della magistratura e dell’Alta corte disciplinare. Per una spiegazione più dettagliata del quesito referendario, puoi recuperare un nostro precedente articolo: qui, invece, approfondiremo le dichiarazioni – contraddittorie – dei politici in merito all’impatto del referendum sull’efficienza della magistratura.

Le contraddizioni di Nordio: prima parte

Il ministro della giustizia Carlo Nordio, qualche mese fa, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera che ha fatto molto discutere. Nordio, infatti, ha dichiarato che la riforma “farà recuperare alla politica il suo primato costituzionale, gli spazi che ha abbandonato in modo talvolta codardo”. L’obiettivo è “evitare future invasioni di campo” e cita a tal proposito l’esempio del suo predecessore Clemente Mastella, indagato per accuse – rivelatesi infondate – che portarono alla caduta del secondo governo Prodi nel 2008. Che la magistratura (così come qualsiasi altra istituzione) non sia esente dall’aver commesso errori è noto ed è stato ammesso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma la soluzione può mai consistere nell’indebolirla per dare maggiori poteri ai politici?

Tra l’altro se l’obiettivo fosse davvero garantire l’imparzialità nei processi e abolire i passaggi da giudice a PM e viceversa non era sufficiente una legge ordinaria che cambiasse la riforma Cartabia (2022)?

La Cartabia, infatti, è una legge che ha ridotto la possibilità del passaggio da quattro volte ad una sola volta in carriera nei primi dieci anni. Cambiare ruolo, inoltre, è già complicato di per sé: prima erano necessari cinque anni di permanenza nel ruolo e un concorso di idoneità, senza contare che questo implica anche cambiare distretto e regione.

Le contraddizioni di Nordio: seconda parte

Il nostro ministro della Giustizia si è lasciato andare ulteriormente su quelle che possiamo definire come le reali intenzioni del ddl:

«Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo»

Queste dichiarazioni ci lasciano perplessi e non poco. Tra l’altro sempre il guardasigilli ha affermato:

«Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia. Nessuno ha mai preteso che influisse sull’efficienza della giustizia»

Ciò sembra contraddire quanto sostenuto dalla premier Meloni, la quale aveva dichiarato in un video che l’obiettivo della riforma fosse proprio quello di una giustizia più equa, indipendente ed EFFICIENTE.

Le dichiarazioni di Giulia Bongiorno e di Giusi Bartolozzi

Nordio, tuttavia, non è l’unico ad aver smentito le affermazioni della Meloni. Queste, infatti, sono le parole pronunciate in Parlamento dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno:

«Scusate ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere»

A completare il quadro, ci ha pensato il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi che ha invitato a votare Sì per “togliere di mezzo la magistratura perché sono plotoni di esecuzione”. La Bartolozzi ha alzato un vero e proprio polverone, al punto da mettere in rischio la sua attuale posizione: in caso di vittoria del No, si è ipotizzato un suo eventuale trasferimento ad uno dei tanti dipartimenti del dicastero.

La strumentalizzazione delle parole di Falcone

Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia e presidente del Senato, ha denunciato l’uso improprio delle parole di Giovanni Falcone da parte del comitato del Sì tramite la diffusione di audio spezzettati. Tirare in ballo Falcone per sostenere la propria tesi è alquanto spregevole, usare la sua immagine per accaparrare consensi è abominevole. Le parole del magistrato palermitano sono state estrapolate da un dibattito in cui egli sosteneva “una regolamentazione ordinamentale del PM differente rispetto a quella del giudice, non necessariamente separata, e questo non per assoggettarlo all’esecutivo, come si afferma, ma al contrario per esaltarne l’indipendenza e l’autonomia“. Tuttavia, i più si sono soffermati sulle prima parte, senza riportare per intero il pensiero di Falcone, un uomo che ha dato la vita per la giustizia e che non può difendersi né esprimere opinioni in merito.

Votare per non pagare le conseguenze

Votare non è solo un impegno civico ma anche morale: è lo strumento più importante che abbiamo per poter difendere il nostro futuro. Non votare significa lasciare l’Italia in balia di sé stessa e le conseguenze potrebbero essere disastrose soprattutto per noi giovani, perché sarà proprio la nostra generazione a dover fare i conti con eventuali decisioni sbagliate.

Lascia un commento