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Referendum Giustizia 2026: perché SI e perché NO?

L’Italia torna alle urne per un appuntamento cruciale: il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia 2026. Ecco tutto quello che c’è da sapere su quesito, separazione delle carriere e assenza di quorum.

Referendum 2026: per cosa si vota?

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi su una delle riforme più discusse della legislatura: la revisione dell’ordinamento giurisdizionale. Non si tratta di un semplice voto burocratico, ma di un bivio che potrebbe cambiare profondamente il volto della magistratura italiana e il rapporto tra i poteri dello Stato.
Che cosa votiamo? Il quesito referendario riguarda la legge costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Al centro della scheda (di colore verde) c’è la modifica di diversi articoli della Costituzione (dall’87 al 110). I punti cardine sono tre:

  1. Separazione delle carriere: La distinzione netta tra magistrati giudicanti (i giudici) e magistrati requirenti (i pubblici ministeri). Una volta scelta la funzione a inizio carriera, non sarà più possibile passare da un ruolo all’altro.
  2. Sdoppiamento del CSM: L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura verrebbe diviso in due organi distinti: uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.
  3. L’Alta Corte Disciplinare: L’istituzione di un nuovo tribunale speciale incaricato di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai nuovi CSM.

Il diritto al voto: le ragioni del SI e del NO

Il dibattito politico e giuridico è acceso. Chi sostiene la riforma (il fronte del SI) afferma che la separazione delle carriere sia necessaria per garantire la “terzietà” del giudice: il cittadino deve essere giudicato da un soggetto che non appartiene alla stessa “famiglia” professionale di chi lo accusa. Si punta inoltre a scardinare il sistema delle correnti interne attraverso il sorteggio dei componenti dei CSM.

Sul fronte opposto, i sostenitori del NO (composti da gran parte della magistratura associata e dalle opposizioni parlamentari) temono che la riforma indebolisca l’indipendenza dei PM, finendo per schiacciarli sotto il controllo dell’esecutivo. Critiche feroci sono piovute anche sull’Alta Corte Disciplinare, definita un “giudice speciale” che rischierebbe di intimidire i magistrati più indipendenti.

Gli ultimi giorni: perché NO?

Mentre i sostenitori della riforma puntano sulla separazione dei ruoli, il fronte del NO (composto da gran parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), costituzionalisti e diverse forze di opposizione) solleva obiezioni profonde che toccano la tenuta democratica del sistema giudiziario.
La critica principale riguarda il destino dei Pubblici Ministeri. Separando le carriere e creando un CSM specifico per i PM, si teme che questi ultimi perdano la “cultura della giurisdizione”. In sintesi: un PM che non condivide più la stessa formazione e lo stesso organo di governo del giudice rischierebbe di trasformarsi in un “super-poliziotto”, perdendo l’imparzialità necessaria per cercare anche le prove a favore dell’indagato. Il timore ultimo è che il PM finisca, nel tempo, sotto il controllo o l’influenza del potere politico (il Governo).

Il focus: l’Alta Corte Disciplinare

Un altro punto aspramente criticato è l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare. I contrari alla riforma sostengono che questo nuovo organo (composto anche da membri di nomina politica e laica) possa essere utilizzato come strumento di pressione sui magistrati. Il rischio paventato è quello di una “giustizia punitiva” contro quei giudici che emettono sentenze sgradite al potere esecutivo o legislativo, minando la loro libertà di giudizio.

La riforma introduce il sorteggio (almeno parziale) per i membri dei due futuri CSM. Per i sostenitori del NO, questa scelta svilisce il merito e la rappresentanza democratica all’interno della magistratura. Invece di combattere il “correntismo” con regole di trasparenza, si affiderebbe la guida della giustizia al caso, col rischio di portare ai vertici figure prive dell’esperienza necessaria per gestire un organo così complesso.

Infine, vi è una critica di natura pratica: la creazione di due CSM, di un’Alta Corte e la riscrittura di tutti i regolamenti dei concorsi comporterebbe un enorme dispendio di risorse e un rallentamento della macchina giudiziaria per anni. Secondo il fronte del NO, la vera emergenza della giustizia italiana non è la separazione delle carriere, ma la carenza di personale amministrativo, la lentezza dei processi e l’arretrato civile.

Come e quando si vota per il Referendum 2026?

I seggi resteranno aperti in tutta Italia secondo i seguenti orari:

  1. Domenica 22 marzo: dalle ore 7:00 alle 23:00.
  2. Lunedì 23 marzo: dalle ore 7:00 alle 15:00.
    Per votare è necessario presentarsi al proprio seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Gli elettori residenti all’estero hanno già iniziato a ricevere i plichi per il voto per corrispondenza.

Cosa succede dopo il voto?

Se prevarrà il SI, la riforma entrerà ufficialmente in vigore e il Parlamento dovrà approvare le leggi attuative per ridisegnare i concorsi, i nuovi CSM e l’Alta Corte. Se vincerà il NO, la legge verrà annullata e l’ordinamento della magistratura rimarrà quello attuale, basato sulla Costituzione del 1948.

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