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Storia di un maestro: Eduardo De Filippo

Il 31 ottobre del 1984 ci lasciava il grande Eduardo De Filippo. Ricordare la sua storia non significa solo raccontare la storia di un maestro ma la storia del teatro napoletano. In una vita vissuta sui palchi dei più grandi teatri, sin dall’infanzia, Eduardo ha sperimentato le più geniali forme artistiche del teatro divenendo prima figlio dell’arte scenica e poi padre della tradizione teatrale partenopea. Non è possibile raccontare di Eduardo senza menzionare le sue origini, la sua famiglia e la collaborazione familiare e artistica con Peppino e Titina. Fondamenta necessarie del suo successo.

Origini

Figlio di Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, Eduardo nasce a Napoli il 24 maggio del 1900 dove vive con la madre, con sua sorella Titina e suo fratello Peppino. I tre vivono un’infanzia difficile con un’identità familiare appesa a un filo e non riconosciuta.

La storia familiare degli Scarpetta – De Filippo è una trama di intrecci silenziosi. Una famiglia scomposta ma educata e cresciuta da Luisa nelle vesti di mamma e da un papà che si comporta da zio e che di fatto tratta i propri figli come nipoti. Infatti, Scarpetta non riconosce i suoi figli ma sa molto bene che i bambini di Luisa sono i suoi e sono frutto del loro amore segreto.

Edoardo Scarpetta è un uomo tutto d’un pezzo, figlio di Domenico Scarpetta, ufficiale di prima classe agli affari ecclesiastici al ministero e Emilia Rendina, donna e madre rassegnata, dedita ai figli e alla famiglia.

Una famiglia felice e agiata che, però, dopo la nascita di Eduardo, fa i conti con un’improvvisa malattia che colpisce Domenico e che mette a repentaglio la serenità familiare degli Scarpetta. Il periodo di inattività del padre porta a problemi economici e la stessa famiglia è costretta ad adattarsi ad uno stile di vita più mediocre. Inizia un periodo difficile. Sono costretti a trasferirsi dalla bella casa in via Brigida ad una cameretta al vico Nocelle.

Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo

Eduardo Scarpetta scopre la sua vocazione per il teatro da giovanissimo. La scuola non è il suo forte e alla morte del padre inizia un percorso artistico sotto l’ala di Antonio Petito, un amico di famiglia degli Scarpetta che gli spalanca le porte del San Carlino.

Il teatro San Carlino è il luogo emblematico della sua formazione. È il palco su cui nasce don Felice Sciosciammocca, uno dei personaggi più rappresentativi e famosi di tutta la carriera teatrale di Eduardo Scarpetta. È dove nasce Miseria e Nobiltà, la sua opera più famosa ancora oggi. Nella tradizione teatrale partenopea Eduardo Scarpetta rivoluziona il teatro del tempo, lo ammoderna, lo trasforma e lo riforma. Dà vita ad un teatro realistico in cui non c’è sipario tra realtà e finzione. Una rivoluzione che gli è costa cara ma che è supportata da molti intellettuali del tempo. Benedetto Croce lo difende anche in un caso teatrale contro D’Annunzio che ritira senza preavviso l’autorizzazione per la rappresentazione de “Il figlio di Iorio” una formidabile parodia della sua “Figlia di Iorio”.

Eduardo

In una Napoli in evoluzione sul fronte artistico e teatrale, Eduardo Scarpetta è il protagonista del cambiamento e gode dell’appoggio di molti altri artisti che accolgono le sue intuizioni. Questo fa sì che la sua fama da attore e uomo di teatro lo porti ad avere consenso sociale e ad essere riconoscibile. L’uomo di talento è affascinante e colto. Un riscatto importante, considerando la sua storia, che gli permette di girare in carrozza, di costruire un palazzo in via Vittoria Colonna da Vincenzo Salvietti, l’architetto del teatro Bellini. E ancora, una villa al Vomero, sede fissa delle sue feste mondane, sulla cui facciata fa scrivere “Qui rido io!”. Una formula contro i suoi detrattori, contro D’Annunzio e contro chi lo teme. Insomma, tra lussi e talento, diventa a pieno titolo un artista del Novecento.

In tutta questa attività artistica non manca di certo l’amore. Tra le sue corteggiatrici, la fortunata è Rosa De Filippo, una bella popolana figlia di commercianti, ex del re Vittorio Emanuele II. La loro è una storia molto discussa, infatti, quando i due si incontrano lei è incinta e lui, a detta di molti, è cornuto. La sua risposta? Le mie sono corna reali. Questo dice molto sullo spirito umoristico di Scarpetta. Dalla loro unione nascono due figli Domenico e Vincenzo. Entrambi riconosciuti come Scarpetta ma, il primo concepito con il re. Quindi l’unico vero Scarpetta è il secondo.

Luisa De Filippo

A questa vicenda matrimoniale si intreccia un altro rapporto amoroso. quello segreto con Luisa De Filippo. Luisa è una giovanissima nipote di Rosa De Filippo di cui Scarpetta si innamora. Lo stesso Eduardo parla di un amore grande che supera anche la notevole differenza di età, lei 18 anni e lui 43 anni. Luisa lavora come sarta per gli Scarpetta ma tutti sanno che non è, per lui, solo una sarta. Gaspare Casella, amico di Eduardo racconta dei loro incontri segreti nei camerini del teatro, parla dei figli De Filippo come “figli di un bottone della giacca” che non appena si strappava, avveniva qualcosa. Quello di Luisa è un trasporto reale, a legarla ad Eduardo è un rapporto dolce e affettuoso con uno zio che in realtà cela un profondo amore per il suo amante e padre dei suoi figli.

Un’infanzia breve

Eduardo De Filippo, insieme a Peppino e Titina, è figlio illegittimo di Scarpetta. Tuttavia, se solo volessimo considerare lo spirito dei De Filippo e la forte vocazione di Eduardo figlio, nell’albero genealogico della famiglia De Filippo – Scarpetta, non potevano che essere figli di Eduardo. Con lo sguardo perso e smarrito di un bambino senza padre, saranno le luci del palco a guidare il cammino del piccolo Eduardo. La scuola di Scarpetta sarà ovviamente la sua scuola ed Eduardo sarà suo maestro, nelle vesti di uno zio carnale e disponibile ma a tratti distaccato, soprattutto quando riconosce in Eduardo quelle caratteristiche che si passano naturalmente di padre in figlio, sia in scena che nella quotidiana vita reale.

Eppure, mamma Luisa non era sicura di far diventare i suoi figli tutti attori. I De Filippo ce l’hanno nel sangue e infatti il loro destino li porterà tutti a teatro.

A soli dieci anni Titina ha già un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, mentre i suoi fratelli si esercitano sotto la guida del padre – zio.

Come un fulmine a ciel sereno, ad un certo punto della vita di Eduardo figlio è lo stesso Eduardo a rivelargli la paternità. Per un bambino di undici anni è uno shock scoprire che quello che ha sempre considerato suo zio in realtà è suo padre, che quello che ha imparato lo ha fatto per inclinazione naturale perchè è figlio d’arte, che la compagnia in cui vuole lavorare è quella di suo padre, e quello che considera suo cugino è un suo fratellastro. A undici anni è impossibile gestire un carico emotivo così pesante. Scoprire di avere la responsabilità di essere uno Scarpetta e combattere il pregiudizio, i pettegolezzi e le dicerie di una città chiacchierona.

I primi passi nel teatro

Prima di salire sul palco, Eduardo e Peppino vengono mandati in collegio dove vivono una fase di ribellione che si conclude con la fuga. Dopodiché il primo si trasferisce a Roma dalla sorella della mamma e, inizia ad entrare nel mondo dell’industria cinematografica come comparsa qua e là, mentre il secondo si avvicina alla compagnia di famiglia.

L’esperienza di Eduardo al cinema ha una durata molto breve, il suo posto è il teatro. Infatti, inizia una lunga gavetta tra un teatro e l’altro a Napoli e solo nel 1914 entra in pianta stabile nella compagnia di Vincenzo Scarpetta. Ad accoglierlo è sua sorella Titina e, in un secondo momento, accoglie a sua volta, Peppino. I tre recitano per la prima volta insieme nel 1917 al teatro Mercadante, al Trianon e al Fiorentini. Il teatro diventa la loro casa, il luogo in cui crescono insieme e maturano le loro ambizioni.

Quanto a Eduardo, passano gli anni della guerra, gli anni delle esercitazioni e diventa a tutti gli effetti un attore affermato. Nel 1929, dopo essersi assicurato della collaborazione di Titina e Peppino, investe le proprie energie artistiche ed economiche ed inizia ad una compagnia tutta sua.

Gli anni della maturità artistica

In questi anni di maturità artistica muore Eduardo Scarpetta. Pur essendo molto anziano, Eduardo non ha mai smesso di seguire le vicende della compagnia, senza mia perdere di vista quello che aveva creato. Negli ultimi anni di vita il rapporto con i figli, quelli per cui era stato zio, si intensifica e si abbandona anche ad un’ingenua dolcezza.

Alcune lettere testimoniano l’attaccamento alla figlia Titina, ormai donna. Titina incontra l’attore Pietro Carloni, i due si fidanzano, si sposano e hanno un bimbo di nome Augusto e sarà proprio in quell’occasione che papà Eduardo esprimerà tutto il suo affetto firmandosi “tuo papà”.

Anche il rapporto con Peppino era ormai quello consolidato di un padre con suo figlio. Con Eduardo il rapporto è più freddo, sarà per il suo carattere schivo. Una cosa è certa, per Scarpetta, Eduardo è tra i figli più promettenti e lo riconosce sia come figlio che come artista. Nel giorno della morte di Eduardo Scarpetta il cielo è nero e Napoli sa di perdere un po’ della sua vivacità. Questa riconoscenza finale unisce ancora di più i tre figli, quasi come un sigillo.

Il progetto di un’unica compagnia prende forma nel 1931 con “Il teatro umoristico di Eduardo De Filippo, con Titina e Peppino”. Riscuotono un enorme successo tra Napoli e Roma grazie a quella forma naturale di teatro, semplice e spontaneo che gli è stata cucita quasi addosso. Il debutto non ha lo stesso esito a Milano. Al teatro Puccini forse i milanesi non hanno apprezzato la prosa dialettale napoletana. Per fortuna, all’Excelsior milanese si riscattano.

Verso la fine

Tra successi e insuccessi, per i tre fratelli inizia un’intensa stagione teatrale. Per Eduardo, mente creativa della compagnia, è un periodo di ricca fertilità creativa che contribuisce ad arricchire il repertorio De Filippo. Sono gli anni di “Natale in Casa Cupiello”, “Sik Sik”, “L’ultimo bottone”, “Noi siamo navigatori”, “Il thè delle cinque”, “Cuoco della mala cucina”. Il teatro umoristico diventa la chiave del loro trionfo. Tra una stagione e l’altra si riconoscono la prontezza nello spiccare autonomamente il volo e essere artisti autonomi. Non accade ancora, Eduardo è il leader della compagnia e continuano insieme a riempire i teatri italiani fino al 1944, data ultima in cui la compagnia si scioglie.

Eduardo De Filippo

In età adulta Eduardo ha molte caratteristiche in comune con suo padre, è conosciuto, apprezzato. Vive per il teatro e per la sua compagnia teatrale. Sulle orme del padre continua quel processo di riforma del teatro, adattandolo alle tendenze e alle mode del tempo. È un artista attento ai dettagli, alle scene e alla risposta del pubblico. Se oggi il teatro partenopeo ha una sua identità è grazie a maestri come Eduardo Scarpetta, Totò, i fratelli De Filippo, che hanno scritto la storia culturale della Napoli tra Ottocento e Novecento. La sua è una carriera indimenticabile che ha lasciato tracce incancellabili in ogni generazione. Filumena Marturano e Napoli Milionaria sono le due commedie più rappresentative di un ricchissimo registro fatto sì di scene ma soprattutto di storie, emozioni e riflessioni. In un estratto racconta di aver scritto Filumena Marturano per la sorella Titina, rassegnata all’idea che sulla scena a dominare sia l’uomo, Eduardo scrive una commedia al femminile incentrata sul dramma personale di una donna a cui sarà proprio Titina a dare voce. Autore emancipato e di avanguardia.

Dalla comicità alla serietà nessuno ha mai saputo raccontare dopo di lui, nel teatro e attraverso il teatro, l’autenticità umoristica e al tempo stesso complicata della vita reale. Oggi, ricordarlo, è il minimo che possiamo fare per rendergli omaggio e riconoscergli questo pezzo di storia che è la storia della nostra Napoli.

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