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Tra i fulmini e la tempesta nasce il nuovo disco d’amore di Tommaso Primo: Canzoni ‘e ‘nnammurate

Noi di YPO abbiamo avuto l’immensa fortuna di poter partecipare alla presentazione del nuovo disco di Tommaso Primo: Canzoni ‘e ‘nnammurate. Per coloro che si stessero chiedendo perché questo articolo si trovi su un cartaceo che parla di come capire i giovani in questo momento storico, è necessaria una piccola premessa culturale.

La copertina del nuovo album di Tommaso Primo

Tra le tante cose che distinguono una gioventù sana e buona come quella degli anni ’20 di questo secolo, c’è sicuramente una grandissima riscoperta per la musica, per l’arte e per il desiderio di canzoni che se proprio devono raccontare l’amore devono farlo dall’alto di esperienze vissute, di dolori e piaceri reali ed eterni nella loro umanità. In poche parole, ai ragazzi di oggi le sviolinate e la sofferenza fini a loro stesse, non bastano più. In questo disco Tommaso Primo sembra rispondere proprio a questa necessità generazionale e con la sua voce fatta di magma bollente lo racconta benissimo. All’evento al quale abbiamo partecipato, su una spiaggia, a un certo punto siamo stati tutti sorpresi da pioggia e fulmini, questo non ha però fermato Tommaso dal cantare in modo ancora più intimo sotto il tendone del bar ma soprattutto dal rispondere a qualche nostra domanda. 

Perché le donne nelle tue canzoni, prima di sceglierti, scelgono sempre gli uomini più sbagliati del mondo?

«Ma non lo so, è una costante che in qualche modo è anche figlia della narrativa. Non è sempre così, ma io la faccio diventare così perché i narratori sono fatti un po’ in questo modo: inventano, romanzano, cercano in qualche modo di trovare il punto di comunicazione con il pubblico. Ci deve sempre essere un antagonista e ce lo metto io a volte».

Nell’ultimo album ci sono collaborazioni con Roberto Colella e Andrea Sannino. Ne esiste una che vorresti fare ma che non si è ancora concretizzata?

«Tutti i miei idoli sono sempre cantanti e cantautori, ma non solo. Amo tantissimi artisti che si occupano anche di altro, per esempio sono un grande fruitore di anime, manga, libri. Mi piacerebbe sempre collaborare con anime affini, che di solito non sono mai anime che appartengono allo Stivale. Mi piacerebbe molto andare oltre l’oceano, perché lì si trova una metafisica che in Italia manca».

Nella totalità delle cose che hai raccontato, non solo della tua quotidianità ma anche di Napoli, c’è una cosa che non hai ancora raccontato?

«Io dico sempre che non ho mai raccontato Napoli, o meglio che ho raccontato parlando in lingua napoletana, che è una cosa completamente diversa. Nonostante io abbia osservato la città da un punto di vista privilegiato (a Marechiaro succedevano dei fatti assurdi) non mi sento proprio all’altezza di dire che io racconto Napoli. Ho cercato di mettere tanti temi nelle mie canzoni. Quest’anno, con il mio nuovo disco, sto cercando di riacciuffare la leggerezza, ma non so se ci riuscirò. Già sto cominciando a dirmi nel profondo che… nun è cosa mia». 

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