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Da Gauguin a Montanelli: le spose bambine dimenticate

Nel 1891 il noto pittore post-impressionista Paul Gauguin lasciò Parigi per stabilirsi nella Polinesia Francese. Lì ebbe modo di conoscere le popolazioni indigene e di verificare come la venuta della civiltà occidentale stesse stravolgendo i costumi locali. Scriveva così a sua moglie: 

«Tahiti sta diventando tutta francese. A poco a poco, il vecchio stato di cose scomparirà. I nostri missionari hanno già importato molta ipocrisia ed eliminato in parte la poesia».

Così, quel mondo un tempo incontaminato e poi minacciato dal piede colonizzatore, divenne il soggetto dei suoi dipinti. C’è una donna in particolare che il pittore ritraeva spesso, una donna di cui finì per innamorarsi e il cui destino da tempo viene taciuto, per censurare ed edulcorare un lato della persona di Gauguin che tutt’oggi molti critici dell’arte continuano a voler nascondere.

Teha’amana

Teha'amana quadro Lo spirito dei morti veglia
Dipinto “Lo spirito dei morti veglia”

La donna ritratta in questo dipinto (“Lo spirito dei morti veglia”) è nuda, distesa a pancia in giù su un giaciglio. Non ci sarebbe nulla di scandaloso in questo quadro, se non fosse che la modella ritratta non era una semplice amante del pittore, ma una bambina. Come cita il nome di un altro quadro (“Gli antenati di Teha’amana“), la giovane si chiamava Teha’amana e aveva tredici anni. 

Gauguin, infatti, si era innamorato di Teha’amana e l’aveva addirittura sposata. La bambina divenne la sua musa ispiratrice, la sua modella preferita e la “donna” con cui condivideva il letto. Oltre ai quadri di Gauguin, non esistono altre immagini della giovane tahitiana, se non la foto riportata qui in basso. Tuttavia solo una parte degli storici ritiene che si tratti realmente di lei, vista la sua somiglianza con la donna dipinta da Gauguin. Il suo vero volto, quindi, resta un mezzo mistero.

Confronto tra la (possibile) foto di Teha'amana e il quadro "Gli antenati di Teha'amana".
Confronto tra la (possibile) foto di Teha’amana e il quadro “Gli antenati di Teha’amana”

La loro relazione viene spesso romanticizzata dai critici dell’arte, tacendo quale fosse l’età della sposa bambina di Gauguin, e adducendo che per gli indigeni non era un problema che una ragazzina si sposasse così giovane. Teha’amana, inoltre, aveva l’aspetto di una donna matura, cosa che legittimava l’attrazione del pittore per lei. Insomma, si tratta di una serie di giustificazioni, a sfondo anche razzista e maschilista, che non si allontanano molto da quelle pronunciate nel 1969 da Indro Montanelli, circa la sua giovanissima moglie, Fatima Destà. 

Il caso di Indro Montanelli

Indro Montanelli, noto scrittore e giornalista italiano, durante la trasmissione “L’ora della verità” raccontò con orgoglio di aver comprato, quando si arruolò come volontario nella guerra d’Eritrea, una bellissima “ragazza” bilena di dodici anni, facendo attenzione a non usare la parola “bambina”. Per giustificare quello che era a tutti gli effetti un episodio di sfruttamento sessuale a sfondo pedofilo, il giornalista si giustificò dicendo «scusate, ma in Africa è un’altra cosa».

Fatima Destà Montanelli sposa bambina Africa
Fatima Destà

Montanelli tornò spesso sull’argomento, scrivendoci anche un articolo sopra, in risposta alla domanda di una sua lettrice. In questo scritto, Montanelli dichiara che Destà avesse quattordici anni, e non dodici come aveva affermato alla trasmissione tv. Chiarisce che la bambina non gli era stata data come sposa, ma come “prestito” a tempo determinato. In questo modo, Montanelli ritrattava quanto aveva detto in televisione, quando si era riferito più volte a lei chiamandola “la mia sposa” e aveva raccontato di averla regolarmente sposata.

Nell’articolo tenta di sottolineare la natura consenziente e del tutto pacifica della loro relazione, anche sessuale. Eppure, poche righe dopo essersi lamentato della sua difficoltà ad avere rapporti con lei, poiché infibulata dalla nascita, Montanelli riporta che la bambina era così contraria ad assecondare i suoi desideri che ci volle l’intervento della madre per renderla più ubbidiente.

Articolo di Montanelli su Destà.
Articolo di Montanelli su Destà

È giusto dimenticare le spose bambine?

Questo parallelismo ci racconta di una cultura occidentale maschilista e approfittatrice che anche a distanza di quasi ottant’anni non ha smesso di ripetere le sue ipocrisie. Paul Gauguin, così come Indro Montanelli e tanti altri ancora, sono oggi ricordati per le loro opere e per il loro genio, ma perché nessuno osa mai accennare alle loro relazioni pedofile?

Separare l’artista dall’uomo ci permette di apprezzare l’operato di un individuo a prescindere dalla sua vita privata, ma non è un procedimento forse troppo comodo e a tratti censorio? Smettere di preoccuparci di quali fossero i pensieri e le azioni dei grandi del passato è, in poche parole, un volersi lavare le mani da ogni responsabilità. Eppure se facessimo attenzione anche a questi dettagli personali, potremmo capire meglio le contraddizioni di questi uomini, le loro ipocrisie e la loro reale personalità.

Ma sembra che dinanzi al genio artistico a nessuno sia concesso esprimere un giudizio o azzardarsi a puntare il dito. Perché è più comodo ricordare Gauguin per i suoi quadri ed erigere una statua in onore di Indro Montanelli, piuttosto che accostare loro la parola “pedofilo”.

È più comodo raccontare che le bambine erano consenzienti, che i loro rapporti sessuali erano voluti e romantici. E’ più comodo credere a priori alle parole di un uomo che ha, di fatto, sfruttato la sua condizione di colonizzatore per i propri scopi e dare per assunto che Teha’amana o Fatima fossero state innamorate dei loro padroni. E’ più comodo non parlare mai delle spose bambine dimenticate.

È più comodo nascondere la verità che tramandarla.

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