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Virgilio a Napoli: il poeta mantovano ha passato parte della sua vita in Campania

Virgilio nasce ad Andes, vicino Mantova, ma passa gran parte della sua vita nelle zone di Napoli. La giovinezza non gli si presenta florida né soprattutto avrà una strada facile e spianata da percorrere. Come accade per gran parte dei poeti, Virgilio era destinato all’esercizio dell’avvocatura. C’era però un ostacolo grandissimo: il suo carattere mite e silenzioso. Pensa che si dice che alla sua prima vera causa non riuscì a dire neanche una parola!

Virgilio a Orta di Atella

Il morale scende a livelli bassissimi e per cercare conforto si sposta a Napoli, col fine di saperne un po’ di più di quella filosofia epicureista che lo aveva già attratto in precedenza. Atella, la terra di Mecenate, attualmente nota come Orta di Atella è stata presumibilmente una delle prime tappe del giovane Virgilio. Si dice che qui abbia scritto parte delle Bucoliche. Virgilio sarebbe stato in grado di curare malattie, proteggere la città da attacchi e sciagure come fosse un vero e proprio santo pagano. Insomma, il predecessore di colui che proteggerà Napoli con l’ausilio della fede, San Gennaro!

La conosci la leggenda di Castel dell’Ovo? Virgilio avrebbe posto un uovo sotto le fondamenta del castello, ma non era solo un talismano conservato lì, era molto di più. Tutta la città era posta in bilico su quell’uovo, se l’uovo si muoveva la città sarebbe crollata tutta. Ed effettivamente ciò accadde, nel 1370 quando regnava la regina Giovanna I. A seguito di un terremoto l’uovo si spezzò, il popolo napoletano iniziò a tremare all’idea che potesse realmente accadere qualcosa di tragico e la stessa regina decise di farne posare un altro. Solo così la città tornò ad acquietarsi. 

Virgilio e il legame con Napoli

Ad attestare le doti di Virgilio stregone non c’è soltanto la leggenda popolare napoletana, ma anche tanti racconti scritti. Come quelli di Matilde Serao nel suo libro “leggende napoletane”. Nella tanto amata Porta di Massa, si dice che vi fossero alcuni pescatori che decisero di andare da Virgilio per risolvere i problemi di una pesca quasi vana: la quantità di pesci in mare era davvero minima. Virgilio incise un pesce sulla pietra e da quel momento in mare tornò ad esserne popolato in quantità innumerevole!

Poi c’è il Lago d’Averno, quello che secondo Virgilio sarebbe il primo ingresso all’Inferno. Il lago sarebbe il luogo dove, secondo l’Eneide virgiliana, Enea con la Sibilla discese per incontrare il padre Anchise. Il suo nome contribuisce alla fama della leggenda: Averno deriva da aornos, senza uccelli. La mancanza di uccelli era dettata dalla fuoriuscita di gas tossici che impedivano agli uccelli di volare, suggerendo così un legame con il regno dei morti.

Era il 19 a.C. quando Virgilio si ammalò e perse la vita. Ma di Napoli non si dimenticò, tanto che si dice abbia pronunciato queste parole in punto di morte: «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope» tradotto «Mi ha generato Mantova, il Salento mi rapì la vita, ora Napoli mi conserva». Il celebre epitaffio è adesso sulla tomba del poeta, giacente nel Parco del Virgiliano a Piedigrotta.

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