Zohran Mamdani sarà il candidato a sindaco di New York per i democratici alle elezioni del prossimo 4 novembre. Non solo un socialista, ma per di più un musulmano con un programma politico che ha scatenato le ire dei repubblicani e di Trump. Ma cosa promette per New York? Ha effettivamente qualche chance di diventare il primo cittadino della “Grande Mela”?
Vita e carriera
Zohran Kwame Mamdani nasce nel 1981 a Kampala, Uganda, da un professore universitario e da una regista, entrambi di discendenza indiana. Si trasferisce a New York con la famiglia a 7 anni, e nel 2014 si laurea in studi africani presso il Bowdoin College nel Maine. Sempre all’Università fu tra i fondatori della sezione locale del movimento Students for Justice in Palestine.
Inizia la carriera politica come attivista volontario per alcuni candidati al consiglio comunale di New York e al Senato dello Stato di New York. Nel 2016, dopo la campagna di Bernie Sanders per le primarie democratiche alle elezioni presidenziali, inizia a identificarsi come socialista democratico e si unisce ai Democratic Socialists of America (DSA).
Nel 2019 si candida per l’Assemblea dello Stato di New York per il 36esimo distretto (Astoria e Long Island City). Vince le primarie, sostenuto dal DSA, e si aggiudica le elezioni nel 2020, per poi essere rieletto nel 2022 e nel 2024.
L’anno scorso ha annunciato la sua candidatura a sindaco di New York. Vince le primarie scavalcando l’ex governatore Andrew Cuomo – ora suo avversario del terzo polo – diventando il candidato per il partito democratico.
Il programma politico di Zohar Mamdani
Dopo la laurea, Mamdani ha lavorato come consulente per la prevenzione dei pignoramenti immobiliari, aiutando le fasce della popolazione a basso reddito – in particolare afroamericani e latini – a non perdere la casa. Da deputato, nel 2020 ha introdotto autobus gratuiti e promosso progetti di edilizia pubblica, oltre che misure anti sfratto.

Al centro della sua proposta da sindaco ci sono trasporti gratuiti, sanità e istruzione gratuita per i bambini, congelamento degli affitti e un programma edilizio che mira alla costruzione di nuove abitazioni e supermercati comunali con beni essenziali a prezzi ridotti. La sua intenzione è finanziare tutto questo attraverso più tasse ai ricchi e alle grandi aziende.
Opposizioni e sondaggi
Mamdani dovrà competere contro il già citato Andrew Cuomo, indipendente dopo aver perso le primarie coi dem, e il repubblicano Curtis Sliwa. Cuomo ha criticato aspramente Mamdani giudicandolo senza esperienza, e attaccandolo anche in merito alle sue posizioni sulla situazione in Palestina. Mamdani, musulmano sciita, sì è esposto più volte contro Israele e il genocidio a Gaza. Cuomo, invece, è un fervente sostenitore di Tel Aviv.
Da Donald Trump, invece, più che critiche arrivano minacce. Il Presidente degli USA ha infatti dichiarato che, in caso di vittoria di Mamdani, taglierà i fondi federali alla città di New York e manderà la Guardia Nazionale.
In ogni caso Mamdani è dato per favorito ai sondaggi, merito di una campagna elettorale sì ambiziosa, ma conscia dei problemi della città e in particolare dei cittadini meno abbienti. Questi ultimi sperano che con Mamdani sindaco potranno dormire sonni tranquilli sotto un tetto, sfamare i propri figli e garantirgli un’istruzione.

