La proposta di pace ideata da Trump
I referenti di Hamas hanno accettato parte della proposta di pace ideata da Trump e avanzata da Israele. I venti punti presentati dagli Stati Uniti per favorire la fine del conflitto nella Striscia devono però essere necessariamente rivisti sotto certi aspetti, secondo Hamas, per garantire un futuro stabile e sereno alla popolazione di Gaza. Con Israele che pretende la presenza dell’IDF nella Striscia e la futura creazione del “Board of Peace” presieduto da diversi capi di Stato, fra cui lo stesso Trump e Tony Blair, il loro sogno di libertà e indipendenza sembra, oggi più che mai, in fase di stallo. Più che un futuro di pace, il patto di Stati Uniti e Israele sembra promettere un futuro coloniale per Gaza.
Ma cosa ne pensano proprio loro, i Palestinesi, di questa situazione? Lo abbiamo chiesto a Mohamed Ibrahim, il nostro contatto nella Striscia di Gaza.
Cosa pensate della proposta avanzata da Trump e Netanyahu?
«Non ci si può mai fidare dell’America e di Israele. Solo gli sciocchi ci crederebbero. Sono loro che hanno violato il precedente cessate il fuoco e versato sangue con il pretesto di “eliminare Hamas”, quando in realtà non è mai stato il loro obiettivo: questa è semplicemente la loro natura. Sono potenze coloniali e oppressive che classificano le persone in livelli diversi e considerano le nostre vite meno importanti di quelle di chiunque altro nel mondo. Soprattutto Netanyahu, questo criminale che ha violato e invaso molti paesi senza preoccuparsi di accordi o trattati. Nessuna persona sana di mente potrebbe mai fidarsi di lui. Pretenderanno sempre di più, incalzando con più uccisioni e spargimenti di sangue. Questo non è giusto: sono crimini di guerra contro l’umanità. So bene come ragionano gli stati coloniali: hanno esaurito, distrutto e saccheggiato molte nazioni e le loro ricchezze».

La proposta di pace è stata “venduta” come una possibilità di tornare alla normalità. Voi ci credete?
«Niente tornerà mai alla “normalità”. Circa il 70% delle nostre case è stato distrutto. Tutto è andato in frantumi: il nostro lavoro, le nostre vite, tutto è andato, niente è più come prima. Ora leggo la notizia che Israele vuole rimanere per anni in alcune zone di Gaza, come il Corridoio di Filadelfia. Questa è una cosa che nessuna persona sana di mente potrebbe mai accettare, perché il Corridoio di Filadelfia è al confine con l’Egitto, l’unico nostro varco verso il mondo esterno».
Sarebbe quindi impossibile lasciare Gaza tramite l’Egitto?
«Attraversare il confine non sarebbe mai facile, se non sotto la loro stretta sorveglianza, e non c’è garanzia che questi controlli andrebbero a buon fine. Quindi sì, uscire da Gaza sarebbe impossibile. Una speranza sarebbe sottoporsi ad un approfondito controllo di sicurezza, aspettare un accordo con altri Paesi per farmi volontariamente deportare, rinunciando alla mia identità di palestinese e facendomi firmare una dichiarazione in cui affermo che non tornerò mai più a Gaza. Insomma, sarebbe come vendere l’anima al diavolo».

Cosa pensi della decisione di Hamas di assecondare, seppur in parte, la proposta di Israele e America?
«Ciò che è stato deciso è frutto della pressione esercitata da Israele. Anche se molti incolpano Hamas per questo conflitto la verità è una sola: Hamas è stata costretta a rispondere di fronte all’enorme quantità di uccisioni e distruzioni, mentre il mondo intero se ne stava in silenzio a guardare. Mi aspetto che Israele continui a pretendere sempre di più, così che Hamas sarà costretta ad accettare qualsiasi cosa sotto quelle insistenze. Questo farà la differenza in futuro: vedremo se l’accordo reggerà davvero o meno».
Un futuro coloniale per Gaza
Le parole di Mohamed riflettono la verità dei fatti: molti dei punti ideati da Trump fanno discutere, perché nella sua proposta la popolazione palestinese quasi non compare, se non come soggetto passivo delle decisioni che verranno prese. La Palestina sarà ancora schiacciata dalla pesante presenza di Israele, gravata stavolta anche dagli Stati Uniti e dagli altri Stati che vorranno presiedere il Board of Peace. Il piede straniero, chiamiamolo pure invasore, non lascerà la Striscia di Gaza.
Si può davvero parlare di pace, quindi, se ciò che viene promesso ai civili è una realtà coloniale?

