La prima settimana olimpica è filata liscia come poche. L’edizione sta andando alla grande, molti leader mondiali sembrano aver sposato la tregua olimpica (come nell’antica Grecia) e persino Trump si sta facendo sentire poco. Naturalmente qualcosa storto doveva pur andare, altrimenti sarebbe stato noiosissimo. Ed allora ci hanno pensato l’Ucraina e l’immancabile Rai a rendere il clima più frizzante. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
Magie olimpiche
La prima settimana delle olimpiadi di Milano Cortina è andata alla grande. Organizzazione perfetta, clima quasi sempre clemente (aspetto tutt’altro che scontato, trattandosi di Olimpiadi invernali), imprese memorabili (personalmente trovo incredibile quella di Federica Brignone), atleti incredibili ed Italia che sta facendo incetta di medaglie. Insomma tutti felici o forse no.

Il caso Heraskevych
Quando c’è da fare discutere o litigare, l’Ucraina non si tira mai indietro. Ed infatti anche alle olimpiadi invernali, il paese di Zelensky ha fatto parlare molto di sé. Tra le poche (almeno per ora) cose che non hanno funzionato in questa edizione, il “caso” Vladyslav Heraskevych merita un posto a parte. L’atleta ucraino, specialista dello skeleton e portabandiera della sua delegazione, aveva deciso di gareggiare con un casco (il casco della memoria) sul quale erano raffigurati i volti di atleti e allenatori ucraini uccisi durante il conflitto con la Russia. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), però, aveva idee diverse. Secondo il regolamento del CIO, infatti, il casco della memoria avrebbe violato le linee guida che vietano messaggi politici o propaganda durante le competizioni.
La parola chiave di questa controversia è proprio durante. Il buon Heraskevych avrebbe potuto indossare quel casco ovunque: a pranzo, sotto la doccia, anche a letto, se ne sentiva il bisogno. Ma non durante la gara, proprio perché vietato dalle regole e nello specifico dall’articolo 50 del regolamento. Quindi il comitato gli ha consigliato caldamente di cambiare casco, solo per la durata della gara, così da evitare grane. Inoltre gli ha dato la possibilità di indossare una fascia nera durante la gara, per commemorare i caduti. Heraskevych però non aveva proprio nessuna intenzione di cambiare il casco ed ha scelto la via del martirio. I vertici del Cio quindi gli hanno tolto l’accredito e Heraskevych non ha potuto partecipare alla gara.
Situazioni difficili e come non risolverle
Vi confesso di non aver un’opinione chiara sulla controversia. Da un lato c’è il regolamento, che parla chiaro. Inoltre i vertici del CIO hanno provato ad andargli incontro dando delle alternative ad Heraskevych. Dall’altro il ragazzo aveva anche le sue ragioni. Quindi davvero non avrei saputo cosa fare. Per fortuna non lavoro per il Comitato olimpico. In ogni caso mi sembra che in questa storiaccia abbiano perso entrambe le parti. Heraskevych non ha gareggiato, buttando al vento anni di allenamenti. Mentre il CIO non ne è uscito “pulito”, anche per via dei legami (o presunti tali) della Presidente Coventry con la Russia di Putin. Ma questa è un’altra storia…
Rivolta Rai
Anche in Italia però c’è qualcuno che, in questa grande festa, sta festeggiando molto poco. Parliamo di mamma Rai e di Paolo Petrecca alle prese con la “rivolta” interna dei suoi giornalisti. Infatti i giornalisti di Rai Sport sono in sciopero delle firme da lunedì scorso, seguiti poi dallo scorso venerdì da tutti gli altri giornalisti Rai. Inoltre, finite le Olimpiadi, i giornalisti Rai sciopereranno (in pratica non scompariranno solo le firme dagli articoli, ma scompariranno proprio loro, almeno per qualche ora). Il motivo della rivolta è Paolo Petrecca, direttore di RaiSport, ed autore della drammatica telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. Secondo il sindacato, la telecronaca avrebbe danneggiato gravemente l’immagine della Rai e la dignità di chi ci lavora. Inoltre il dirigente/colpevole del disastro (sempre Paolo Petrecca) ha fatto come se non fosse successo nulla, nonostante la protesta dei giornalisti e delle giornaliste di Rai Sport.
Ma come si è arrivati a questo disastro ampiamente annunciato? Tutto comincia qualche giorno prima dell’inizio delle Olimpiadi. Auro Bulbarelli, il telecronista designato per la cerimonia d’apertura, annuncia in conferenza stampa la presenza di Mattarella alla cerimonia. Ciò però non sarebbe dovuto essere rivelato (ad oggi non sappiamo perché Auro Bulbarelli si sia lasciato “scappare” lo scoop). Quindi viene silurato da Petrecca, che decide di scendere in campo in prima persona e fare la telecronaca dell’evento. Vista la pressoché totale inesperienza, praticamente tutti i giornalisti Rai cercano di convincere Petrecca a fare un passo indietro. Il direttore di Rai Sport però non vuole sentire ragioni e va avanti per la sua strada. Il resto è storia…
L’importanza di chiamarsi Petrecca
Ora vi starete chiedendo come sia possibile che una persona piuttosto incompetente e, probabilmente, neppure troppo interessata allo sport possa diventare direttore di Rai Sport. Semplice. Si definisce lottizzazione della televisione pubblica. Da decenni (o forse persino dalla sua fondazione) i partiti di governo (destra o sinistra non fa alcuna differenza) si impossessano di uno o di più canali (per i più spregiudicati) Rai, mettendo uno dei loro a comandare. Alcune volte capita che il fedelissimo del partito sia anche capace a dirigere un canale tv, altre volte (come con Petrecca) no.
E dopotutto cosa importa se il prodotto è poi scadente e inguardabile. Tanto la Rai non vive di pubblicità, ma vive di canone, tassa che gli italiani, volenti o nolenti, devono pagare ogni mese.
Japan Is back
Dopo gli auguri di compleanno a Meloni e le minacce alla Cina, Sanae Takaichi, primo ministro giapponese, ci “costringe” di nuovo a scrivere di lei su questa newsletter. E questa volta ha davvero “esagerato”. Takaichi infatti, eletta nell’ottobre del 2025 in seguito alle dimissioni del suo predecessore Shigeru Ishiba, a gennaio 2026 aveva deciso di sciogliere la Camera bassa del parlamento giapponese, per indire nuove elezioni a febbraio. Takaichi aveva deciso di far saltare il banco perchè il partito liberal democratico (PLD, sua formazione d’appartenenza, che governa il Giappone da 70 anni) aveva si ancora la maggioranza nella camera bassa, ma era una maggioranza molto risicata. Insomma “l’incidente” era sempre dietro l’angolo.
La giocata però era piuttosto rischiosa, per via del caro vecchio adagio secondo cui quando molli qualcuno/qualcosa “sai cosa lasci, ma non sai cosa trovi”. Se da un lato infatti il PLD aveva una maggioranza risicata, comunque era ancora il principale partito alla Camera bassa ed aveva espresso pure il primo ministro (la stessa Takaichi). Insomma non era proprio una situazione confortevole, però le cose per il PLD sarebbero potute andare decisamente peggio. Il partito infatti stava attraversando una pesante crisi di consensi, per via di molteplici scandali interni. La stessa Takaichi era stata una sorta di scelta dell’ultima spiaggia. Una scelta, col senno di poi, particolarmente azzeccata.
Il trionfo di Sanae
Takaichi infatti grazie ad alcune proposte, “conservatrici” ed identitarie, molto apprezzare dai giapponesi e alla sua natura pop (ama l’heavy metal, suona la batteria) è subito diventata popolarissima nel paese, tanto da far parlare di “Sanaemania”. Takaichi allora ha sfruttato la sua enorme popolarità ed ha stravinto le elezioni della scorsa settimana.
Il PLD di Takaichi si è presa 316 sui 465 seggi disponibili, lasciando agli altri soltanto le briciole, ed ora controlla, da solo, i 2/3 del parlamento. E forse qui cominciano i problemi.

Takaichi (una sorta di Meloni d’oriente) vuole cambiare la costituzione giapponese affinché il paese possa dotarsi nuovamente di un esercito. E visti i precedenti storici, forse, non c’è da essere troppo felici per questo. Come non c’è da essere troppo entusiasti dell’amicizia tra Takaichi e Meloni (e dell’asse con la Germania di Merz), perché quando Italia, Germania e Giappone erano alleati, le cose presero una brutta piega.
Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica e buone olimpiadi!

