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Stato contro Nolan: quando la verità è plagiata dall’interesse

A concludere la stagione teatrale 2025-26, sul palco del Teatro Bellini di Napoli è andato in scena Stato contro Nolan (un posto tranquillo), per l’anteprima nazionale di quella che è una produzione originale della Fondazione Teatro Bellini e del Teatro Biondo Palermo. Da un testo di Stefano Massini, Alessandro Gassman firma la regia di uno spettacolo incalzante, scandito al ritmo di un’inchiesta giudiziaria.

Un posto (non tanto) tranquillo

Non è mia abitudine rivolgermi alla giuria prima di dare la parola alle parti. Questa volta lo farò, data la natura del tutto inconsueta del processo. In tanti anni ho visto in quest’aula molte cause, alcune – vi garantisco – fra le più sorprendenti. Ma erano casi tragici di singoli esseri umani. Rare volte mi è successo di percepire fin dall’inizio qualcosa di più, qualcosa che andava oltre il caso di una colpa e di un responsabile. Perché c’è la vittima, c’è il carnefice, ma soprattutto ci sono tutti gli altri. […]

Con queste parole, pronunciate dal giudice Rutherford (Mauro Marino), ha inizio il procedimento a carico di Herbert Nolan (Stefano Guerrieri). Il procuratore Miles (Daniele Russo), difatti, lo accusa di essersi servito del giornale di cui era proprietario per incrementare la vendita delle armi prodotte da una fabbrica di cui lo stesso Nolan è azionista. Ciò amplificando un fatto di cronaca e prospettandolo in modo da suscitare, nella comunità della piccola contea di Leicester, un clima di paura tale da diffondere la necessità di difendersi da un possibile nemico, attraverso, appunto, il ricorso alle armi. Così uno squattrinato viandante, ucciso per equivoco, diviene rapinatore e stupratore. Così l’incauto assassino viene glorificato e onorato come un eroe che ha deciso di farsi giustizia da sé.

Allo spettatore non resta che seguire il fitto contraddittorio tra l’accusa e la difesa, il quale si snoda tra testimonianze variopinte, ricostruzioni degenerate, finanche un intervento, colmo di significati, da parte dell’imputato: una spirale giudiziaria via via sempre più oscura, dove la realtà dei fatti appare progressivamente più confusa e la luce della verità più fioca. Con il capo d’imputazione che diventa un dilemma politico, sociale e culturale che continua a porci quello stesso interrogativo: Herbert Nolan è innocente o colpevole?

Innocente o colpevole?

Ma ancor più che a seguire la messinscena, il pubblico viene propriamente chiamato a partecipare al giudizio sull’attività di Nolan, nelle vesti della giuria popolare. Siamo, dunque, chiamati a giudicare, nel merito della nostra coscienza, sul labile margine entro il quale la libertà prevale sull’autorità, l’interesse personale cede il passo all’interesse generale, o la ricerca della verità è dominata dagli spettri della paura.

Stato contro Nolan: Alessandro Gassman

L’abile penna di Massini intesse un intricato arabesco ove, a partire da un tradizionale caso di conflitto di interessi, possiamo ritrovare tutte le profonde contraddizioni e le perduranti afflizioni che caratterizzano la nostra contemporaneità – dialogando e riflettendo su punti nevralgici che, oggi più che mai, mettono in luce l’irrimediabile fragilità delle nostre democrazie.

Come un film ad alta tensione

Signori della giuria, sono infiniti i casi che un tribunale può sottoporre al vostro giudizio. Infiniti. Come d’altronde infiniti sono gli intrecci che legano e separano gli esseri umani, i loro cosiddetti sentimenti, che talvolta – privi di controllo – sconfinano nel reato. Ogni reato in fondo cos’è? Solo il frutto estremo di un sentimento distorto, eccessivo. Odiare è umano. Invidiare è umano. Ma chi, per odio o per invidia, perde lucidità e senso morale viene per questo perseguito: noi giudichiamo nei tribunali niente altro che la patologia dei sentimenti. […]

Lungo l’intera durata dello spettacolo, un sottile telo – quasi trasparente – separa il palco dalla platea, tratteggiando una fine linea di demarcazione tra noi e loro: una coraggiosissima scelta scenografica che, se da un lato poteva andare incontro al rischio di segnare un distacco netto dello spettatore nei confronti della scena, d’altra parte ha restituito un interessante “effetto schermo” volto a richiamare la lunga tradizione dei legal drama cinematografici.

Da ciò, spetta una menzione al lavoro di Gianluca Amodio e Marco Schiavoni per la cura riservata all’intero impianto visivo; mentre Marco Palmieri e Pivio ed Aldo De Scalzi completano il team di Gassman, riponendo le proprie maestranze – rispettivamente, il primo nelle ombre e nei contrasti che definiscono un accurato disegno luci, i seguenti due nelle musiche che, con le parole del regista, «accompagnano lo spettatore come una trama invisibile».

E c’è, poi, un roster di attori che dominano il palcoscenico: su tutti i protagonisti Mauro Marino, Daniele Russo e Stefano Guerrieri, che, nei loro ruoli già citati, presiedono la scena dall’inizio alla fine dello spettacolo, con l’aggiunta di Gaetano Bruno nella parte dell’inebriante avvocato difensore Nathan. 

Una questione che ci riguarda

Concludo gettando un occhio sul pamphlet bisettimanale distribuito dal Bellini, The Belliner, dove il commento di Simona Di Monte, avvocato generale presso la Corte d’Appello di Napoli, arricchisce l’opera teatrale di una stimolante lettura giuridica. E cito:« La stampa libera non ammette censure, e per censura deve intendersi non solo ogni interferenza che la comprima dall’esterno, ma anche ogni forma di condizionamento che, per così dire dall’interno, ne limiti la sfera di azione o la orienti in modo da assecondare interessi che sono altro rispetto al diritto-dovere di informare, e che distorcono tale nobile compito per il soddisfacimento di esigenze e finalità diverse».

Stato contro Nolan: immagine dallo spettacolo

L’autrice, inoltre, ci pone avvincenti interrogativi circa la capacità e l’opportunità del potere giurisdizionale di ergersi in difesa di quei “diritti fondamentali” che, però, non sempre sono tutelati adeguatamente dalla legge. Ed evidenzia come il caso delineato nell’affaire Nolan possa facilmente ricondursi a situazioni reali di editori dagli interessi confliggenti. Motivo per il quale spetta allo spettatore-giurato il compito essenziale di riflettere e decretare la propria personale sentenza sul caso; e – insisto – spetta allo spettatore-giurato maturare un’opinione compiuta per partecipare al “gioco” democratico che, per sua stessa natura, necessita della partecipazione per esistere.

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