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Questione GPA: il caso che svela l’ipocrisia della sinistra

Nelle ultime settimane in Italia si è a lungo parlato della GPA (acronimo di Gestazione per Altri), una pratica con cui una donna porta a termine una gravidanza per conto di un’altra persona o di una coppia. 

Attualmente nel nostro paese la GPA è illegale e recentemente è diventata reato universale, dunque anche coloro che la praticheranno all’estero nei paesi in cui è consentita una volta tornati in Italia possono essere penalmente perseguiti. 

Ma quali sono i confini etici e morali della GPA? La sinistra, nel promuoverla, sta davvero difendendo i diritti delle minoranze alla procreazione o si sta rendendo artefice di un processo di alimentazione delle disuguaglianze? 

L’opinione sulla GPA

Tutti i pro della GPA riportano ad una problematicità comune e cara alla sinistra: il concetto di classe e di esercizio del potere. Un concetto però che questo orientamento politico sembra aver dimenticato: insomma, della lotta di classe nella sinistra contemporanea, anche quella più radicale, non è rimasto che un flebile ricordo. 

Sarebbe infatti giusto, laddove si sostenesse la GPA, mettere in evidenza la possibilità che questa offre a coppie infertili, persone single o coppie omosessuali di godere della genitorialità.

Una genitorialità però della natura più egoistica, in quanto non fa appello alla semplice volontà di avere un bambino, ma di avere un bambino con caratteristiche fisionomiche ben precise e con i propri geni. Siccome le pratiche di GPA non sono esenti dai costi, possiamo ben escludere che queste persone si trovino a dover ricorrere alla gestazione per altri a causa di inaccessibilità per criteri economici alle possibilità di adozione.

Parliamo di una genitorialità che si consuma sulle spalle e sui corpi delle donne più povere e socialmente svantaggiate: generalmente provenienti da paesi più poveri rispetto a quelli dei richiedenti (come l’Argentina o l’Ucraina) o immigrate. 

Una genitorialità senza limiti per coloro che posseggono il capitale per comprare il corpo delle donne. Come ci ha dimostrato il recente Report de Le Iene condotto in Ucraina, le coppie desiderose di avere un bambino devono rispondere ad un solo requisito: avere i soldi. Nessun test attitudinale, psicologico, nessuna dichiarazione dei redditi o investigazione su precedenti penali, ex partner o altro. Tutti elementi che invece vengono richiesti alla donna che si presta per la GPA. 

Una donna che, in questo caso, diventa niente più che un corpo da usare dietro mero compenso di denaro, immerso in un’ottica puramente capitalista e neoliberale. Il corpo delle donne, le loro esperienze e intere vite ridotte a poche righe di cataloghi: alta, bionda, magra, nessun difetto genetico in famiglia, socievole, amante della lettura. 

È anche vero che in alcuni paesi, come in Canada, la GPA è possibile solo in forma altruistica (dunque senza compenso), ma è pur vero che da che mondo è mondo, le leggi non vengono mai formalmente rispettate e il rischio di uno scambio di denaro sottobanco è sempre dietro l’angolo.

Ciò che si trascura di scrivere è spesso la condizione economica estremamente difficile che vivono queste donne che, in paesi come l’Ucraina o l’Argentina, con il compenso di una sola gestazione per altri possono vivere anche più di un anno senza lavorare. Fattore da non trascurare nel momento in cui uno di questi due paesi si trova in una guerra che lo sta logorando da anni e dove, in molte famiglie, gli uomini sono impegnati al fronte e le donne si trovano costrette, per necessità, a ricorrere a questi mezzi estremi di vendita per proprio corpo. Per un approfondimento sul tema del denaro e della GPA si consiglia il libro The Baby Market: Money and the Politics of Creating New Lives di R. S. G. Golombok.

Una genitorialità che risponde ad un’eco del giocare al piccolo Dio: fare un puzzle di genetica del proprio figlio, non amandolo così com’è, ma selezionandone geneticamente ogni tratto, dall’altezza all’assenza di lentiggini. È davvero un amore verso la genitorialità non condizionato? Che senso avrebbe allora sfogliare cataloghi di “uteri” con specifiche caratteristiche genetiche per avere un figlio proprio come lo si desidera, a patto di sganciare 50-60 mila euro? 

E la Sinistra?

Insomma, la sinistra ha a lungo criticato la lotta di classe ma in quest’ottica ha perso consapevolezza di ciò che davvero rappresenta la GPA. Ovvero la mercificazione estrema del corpo delle donne, ridotte ad uteri da usare per poche migliaia di euro che per un ricco americano sono spicci, per una donna immigrata sono tutto. In “The Ethics of Surrogacy: A Feminist Analysis”, Sarah Elizabeth Richards esplora le implicazioni etiche e sociali della GPA, mettendo in luce le preoccupazioni legate all’equità e al potere anche in ottica di razza.

La sinistra ha dimenticato la lotta di classe e si è imbevuta dell’ottica neoliberal fino in fondo, non rendendosi conto che l’approccio pro GPA e pro sexwork favorisce il capitalismo più becero, violento e meschino sul corpo delle donne. 

Favorire la GPA significa favorire un banchetto di ricchi che si nutre dei geni delle donne fertili come nel tanto acclamato romanzo “Il racconto dell’ancella”, non essendo capaci di riconoscere l’estremo gioco di potere in questi campi. 

Un gioco di potere dove per un capriccio non dettato dalla possibilità di non poter adottare si ricorre a donne-utero in difficoltà da comprare ed usare. Questo risponde perfettamente alla logica mercantilistica neoliberal a cui la sinistra dice di opporsi. 

Ci ritroveremo dunque una schiera di sostenitori di estrema sinistra che alla prossima manifestazione esibirà cartelloni a favore Kim Kardashian, simbolo per eccellenza del capitalismo che ha affermato di essere ricorsa alla GPA per non rovinare il suo fisico, difendendo la sua libera scelta di disporre del corpo di una donna più povera come meglio riteneva. 

È dunque giusto, nell’ottica della sinistra che si nutre da decenni di lotta di classe e questiona razziale, che una donna venga sfruttata da un’altra donna dietro un lauto compenso (che magari garantirebbe la sua sopravvivenza e che non può ottenere in nessun altro modo) solo perché quest’ultima, pur amando tantissimo l’idea di un figlio, non ama l’idea di rovinare il suo corpo per lui. Possiamo chiaramente immaginare dove questo amore incommensurabile inizi e dove si fermi. 

Per rilanciare la possibilità di queste coppie alla genitorialità perché non alimentare i sistemi di procreazione assistita, rendere l’adozione accessibile alle coppie omosessuali e con criteri meno stringenti e pratiche meno lunghe e burocratiche? 

Perché non c’è davvero qualcuno che metta in luce l’atrocità di questa pratica che non sia inscritto in un’ideologia di destra? Perché la sinistra, quando si parla di GPA, sembra aver dimenticato che questa si inscrive in un’ottica capitalista di compravendita del corpo delle donne di classe svantaggiata ed etnia minoritaria? 

Quando, insomma, la sinistra è arrivata a rinnegarsi a tal punto da essere promotrice di ciò che ha sempre combattuto, tradendo le donne al suo interno? 

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