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Qui non è Hollywood: la tanto chiacchierata serie sul caso Scazzi

A pochi giorni dal suo lancio sulla piattaforma streaming Disney+, la serie tv “Qui non è Hollywood” aveva già scatenato non poche polemiche. In molti, fra cui il sindaco della stessa Avetrana, si erano indignati alla sola vista della copertina e del titolo della fiction,  giudicandola offensiva nei confronti della piccola località pugliese e insensibile verso la famiglia della vittima. Dopo la tanto temuta minaccia di cancellazione, il sindaco e la produzione si sono accordati per rimuovere il nome di Avetrana dal titolo, rendendo così la serie pubblica. 

Ora che le puntate sono a disposizione del pubblico, e quindi c’è molto di più da commentare, non resta che chiedersi una cosa.

Qui non è Hollywood è davvero così offensiva come l’hanno giudicata o funziona? 

La realtà è che il vecchio detto “non giudicare mai un libro – in questo caso una fiction – dalla copertina” resta uno dei proverbi più veritieri del mondo. La serie, infatti, non solo racconta con scrupolosità i fatti di quell’agosto 2010, ma ci dà l’occasione di esplorare la vita dei suoi personaggi, le possibili motivazioni dietro le loro azioni e reazioni, satirizzando ad arte contro l’ipocrisia e l’insensibilità della gente.

La serie segue passo passo le vicende della vita di Sarah e Sabrina, due cugine legate non solo dalla parentela, ma da due vite che sembrano essere l’una lo specchio di ciò che l’altra vorrebbe avere. Sarah vorrebbe essere figlia di sua zia, Cosima, che è affettuosa e le prepara sempre tanti dolci, vorrebbe avere degli amici con cui andare al mare, un ragazzo con cui messaggiare e la libertà di fare ciò che vuole. Sabrina, invece, vive imprigionata in un corpo che detesta, ha un rapporto disastroso col cibo e a volte invidia quella sua cuginetta così piccola ma così bella da attirare le attenzioni dell’unico ragazzo che lei abbia mai voluto: Ivano. È proprio per questo triangolo inaspettato che il loro rapporto subirà un declino decisivo.

Quegli abbracci, quelle coccole e quelle attenzioni così inedite per Sarah da parte di un ragazzo così più grande di lei, scaturiranno la gelosia di Sabrina e la sua rabbia. Se questa invidia sia stata poi la miccia dell’omicidio a noi non è dato saperlo. Il regista infatti sceglie di non decretare chi sia il colpevole: non mette scene dell’omicidio, non mostra chi è che stringe la corda intorno al collo della quindicenne, ma si limita a rispettare solo ciò che si sa con certezza della vicenda, la cosiddetta verità processuale, come il fatto che Michele Misseri fosse inevitabilmente coinvolto almeno nell’occultamento del cadavere.  

Ognuno dei quattro episodi racconta l’accaduto da un punto di vista differente: Sarah, Sabrina, Zio Michele, Zia Cosima. Ci viene data l’opportunità di conoscere gli esseri umani che si celano dietro questa triste vicenda, dietro quei nomi che abbiamo letto così tanto sui giornali, di conoscerne le paure, la vita e persino di empatizzare con loro. La madre di Sarah, Concetta, non ha un episodio dedicato, perché in realtà è presente in ognuno di essi. Con la sua gelida compostezza e la rigidità della sua fede a farle forza, il personaggio di Concetta rende giustizia ad una madre che è stata spesso criticata e condannata dalla pubblica opinione, mostrandoci quanto il dolore sia un fatto privato che non necessariamente si vada a tradurre in lacrime e sceneggiate pubbliche.

Il monito del titolo, qui non è Hollywood, è rivolto non solo all’attenzione delle telecamere tanto ricercata da Sabrina, ma anche a tutto il clamore mediatico che il caso aveva suscitato in quegli anni e alle macchinazioni dei giornalisti opportunisti. La serie tv in sostanza rende giustizia a Sarah, una ragazzina che per tutta la vita si è sentita sola, ignorata, così tanto da desiderare di sparire per finta per vedere se qualcuno si sarebbe preoccupato per lei. È una serie che indaga con sottile delicatezza le menti dei carnefici, mostrandoci non la loro ferocia o la loro freddezza, bensì i loro lati più fragili: il rimorso, l’ignoranza, la manipolazione, l’inettitudine. 

Se dovessimo riassumere la serie in due parole queste sarebbero: amore negato. 

La storia di Sarah è sicuramente la storia di una verità celata che, in fondo in fondo, non verrà mai svelata, ma è anche la storia d’amore fra una ragazzina e quegli zii che poi l’hanno tradita, la storia di una cottarella adolescenziale che le è stata fatale, e, in generale, la storia di una ragazza che ha saputo dare così tanto alle persone che amava da restare impressa nei loro cuori per sempre.

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