Una petizione per la salvaguardia dei videogames potrebbe spingere la Commissione Europea a muoversi contro il fenomeno dei lost-media. L’iniziativa ha raggiunto la soglia minima di 1 milione di firme pochi giorni fa, ma il risultato non è ancora sicuro.
Cosa sono i lost-media?
Per “lost-media” si intendono opere artistiche o mediatiche, in particolare audiovisive, non più reperibili o riproducibili. Le cause possono essere molteplici: distruzione delle copie, smarrimento, problemi di copyright o conservazione inadeguata. Il problema non colpisce solamente le copie fisiche, ma anche quelle digitali, come molti videogiochi. Obsolescenza tecnologica, cancellazione di dati e dipendenza da server online poi chiusi sono solo alcuni dei fattori che possono portare alcuni videogames a diventare lost-media.
Recuperare e preservare l’arte
Negli ultimi anni sono nate diverse comunità online che si prodigano nel recuperare le opere perdute. Un caso emblematico è quello che riguarda “la canzone più misteriosa di internet”. Un ascoltatore registrò il pezzo su cassetta nel 1984 durante una trasmissione radio. La sorella poi lo caricò online nel 2007 per scoprirne il titolo e gli autori. Migliaia di persone in rete diedero il loro contributo, ma solo nel 2024 risolsero l’enigma. Un utente reddit, infatti, riuscì a risalire a un ex membro della band tedesca FEX, la quale poi si riunì dopo 40 anni per incidere di nuovo quel pezzo che aveva riscoperto il suo nome: Subways of your Mind.
Ma questo è solo uno tra gli incalcolabili lost-media attualmente non reperibili e che probabilmente non ritroveremo mai. Per citarne alcuni: il film London After Midnight del 1927, lost-media dopo che un incendio distrusse la sua ultima copia negli anni ’60. Oppure tantissimi episodi delle prime 6 stagioni di Doctor Who, di cui esistono attualmente solo testimonianze sotto forma di tracce audio o immagini statiche. Ci sono anche alcuni brani di Prince ancora inaccessibili e un intero album di Jimi Hendrix mai pubblicato.
Fortunatamente in tutto il mondo esistono enti, come la Library of Congress negli Stati Uniti, il British Film Institute nel Regno Unito e l’UNESCO, che si sforzano nel conservare, restaurare e digitalizzare le opere a rischio. Questi, insieme alle già citate comunità online e ad altre piattaforme come l’Internet Archive e il MAME, potrebbero in futuro impedire la perdita di migliaia di pezzi d’arte.
Stop Destroying Videogames
L’iniziativa “Stop destroying videogames” nacque proprio l’estate scorsa grazie allo spazio che l’UE concede ai propri cittadini per partecipare attivamente alla politica. L’obiettivo, testualmente, è “imporre agli editori di lasciare in uno stato funzionale i videogiochi che vendono o concedono in licenza ai cittadini dell’Unione Europea”. A fronte di ciò, viene invocato l’articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, sulla tutela della proprietà, e gli articoli 12, 144 e 169 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, attraverso i quali vengono protetti i consumatori.
“Stop Destroying Videogames” vuole evitare il ripetersi di casi come quello di P.T., demo gratuita del 2014 sviluppata da Hideo Kojima che anticipava il nuovo capitolo della serie Silent Hill. Il progetto, però, fu cancellato, e nonostante il successo riscosso dalla demo, P.T. fu rimosso dallo store PlayStation, dove ancora oggi è irreperibile. Ma i giochi più in pericolo sono i live-service, i quali dipendono da server online che se chiusi renderebbero i titoli ingiocabili. Una vittima, per esempio, potrebbe essere Anthem, uscito nel 2019 e che vedrà la chiusura dei suoi server a gennaio 2026. I possessori del gioco, dunque, non sapranno più che farsene data l’assenza di modalità offline.

La petizione ha raggiunto pochi giorni fa la soglia minima di 1 milione di firme per arrivare alla Commissione Europea. Gli organizzatori, però, temono che non basteranno, poiché si pensa che molte firme provengano da paesi extra-europei, e ciò non le renderebbe valide. La scadenza per la raccolta firme è fissata al 31 luglio, quindi chi è interessato può ancora contribuire.
Secondo una stima della Video Game History Foundation, circa l’87% dei videogiochi usciti prima del 2010 non è più acquistabile legalmente. Questa iniziativa potrebbe segnare seriamente un punto di svolta, innalzando i videogiochi a livello di qualsiasi altra arte anche da un punto di vista istituzionale, portando l’Unione Europea a difendere un patrimonio inestimabile altrimenti in pericolo.

