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Anno sabbatico: odi et amo

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L’espressione “anno sabbatico” deriva dalla pratica ebraica di interrompere le attività agricole ogni sette anni per favorire la rigenerazione del terreno. Nel contesto universitario è un tipo di “vacanza” che consente di interrompere temporaneamente gli studi per dedicarsi ad altri progetti o interessi personali. La durata dell’anno sabbatico si aggira attorno ad un anno, al termine del quale colui che ne ha usufruito ritorna al suo percorso di studi. 

Odi

Benché i benefici siano numerosi e abbiano una grande influenza positiva sul proseguimento dei propri studi universitari con maggior consapevolezza, a volte alcune persone optano per un anno sabbatico perdendosi e non tornando più all’università. In questo modo, non solo perdono quell’anno di studi, ma anche l’opportunità di comprendere davvero la propria strada: perché diciamocelo, l’università ti apre letteralmente un mondo. Quell’anno, preso con la promessa di un periodo di riflessione, potrebbe mettere in secondo luogo la strada universitaria, favorendo così quella lavorativa. Infatti, trovare un lavoro può essere una soluzione adeguata nel caso in cui non si studi più e si voglia sfruttare quel tempo per una crescita a livello economico-sociale. Così facendo, la voglia di studiare verrà indubbiamente persa.

Secondo l’European Education Statistics, in Italia l’anno sabbatico non è così tanto in voga. Nel 2024 la percentuale di studenti che aderivano a questo periodo di pausa era del 7%, un numero nettamente inferiore rispetto ad altri Paesi europei come la Germania (18%). A livello europeo invece, sempre per il 2024, la percentuale gira intorno al 15%.

Et amo

Basta pensare che prendere un anno sabbatico sia solo un pretesto più veloce per rinunciare all’università! Secondo le statistiche, circa l’80% degli studenti rientrano all’università entro due anni. Di quell’80%: il 65% riferisce un miglioramento della motivazione e delle performance accademiche; il 25% non nota cambiamenti significativi; il 10% riscontra difficoltà nel reinserimento e nella gestione del carico di studio.

Dagli studi sulle motivazioni principali per cui aderire al periodo sabbatico, emergono le seguenti ragioni: viaggi e scambio culturale: 45%; esperienze lavorative: 30%; volontariato e progetti sociali: 15%; crescita personale e riflessione: 10%. Infine, la maggior parte degli studenti universitari italiani considera l’anno sabbatico una scelta positiva per la crescita personale, mentre il 15% come una perdita di tempo.

Questi dati suggeriscono che l’anno sabbatico può rappresentare un’opportunità preziosa se pianificato in modo consapevole, con obiettivi chiari e un forte impegno a ritornare agli studi. Quindi, non aver paura di prenderti del tempo per riflettere se è quello di cui hai davvero bisogno.

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