Se c’è una cosa che ha marcato, da un punto di vista cinematografico, la prima metà degli anni ’90 e che persiste tutt’ora è la forsennata produzione dei Live Action targati Disney.
Cosa sono i Live Action?
Traducibile in italiano come “azione dal vivo” o “azione dal vero”, i live action sono un adattamento di disegni animati, fumetti o videogiochi, per il quale è richiesta l’interpretazione di attori in carne e ossa.
Checché se ne dica e si pensi, il primo film ad essere mai stato prodotto risale a nientepopodimeno che al 1994, quando casa Disney lanciò Mowgli – Il libro della giungla nelle sale americane, con un indice di gradimento pari all’80% su 40 recensioni e con una valutazione complessiva di 6,5/10. Un successo abbastanza discreto, ma che non fermò l’iniziativa, tanto che ancora oggi ne vengono prodotti.
Cos’è cambiato?
Se all’inizio i live action potevano sembrare una novità, nonostante abbiano avuto un lungo periodo di gloria, da qualche anno a questa parte una grande fetta di pubblico ha cominciato a storcere il naso. Perché? I motivi possono essere vari.
Da un lato c’è chi sostiene si possa pensare a produrre un film totalmente nuovo e qualitativamente più alto rispetto alle ultime uscite. O perché, molto probabilmente, con l’incombenza del politicamente corretto, gli stessi produttori hanno apportato delle modifiche più o meno importanti, che non hanno fatto molto piacere ai più affezionati ed estimatori dei classici. Ultimo caso, come ben sappiamo, la scelta di un’attrice colombiana per interpretare Biancaneve.
È necessario?

Al di là, quindi, di una scarsissima uscita di classici nuovi ed innovativi, ciò che indispettisce e ridicolizza una causa giusta e lecita come l’inclusività, è proprio questa affannosa ricerca del politically correct, per il quale non importa realizzare un live action con attori e attrici che ricordino i personaggi originali, ma prenderne altri e altre con connotazioni fisiche totalmente diverse.
Qui l’opinione pubblica si spacca in due: c’è chi afferma che per stare al passo coi tempi e per parlare più concretamente di tematiche così importanti, questi cambiamenti sono più che necessari; altri sostengono che per sensibilizzare sull’argomento non è necessario scomodare la Ariel del 1989 o la Biancaneve del 1937: si potrebbero creare nuove storie, con nuovi personaggi, e si otterrebbe lo stesso risultato.
Le polemiche
Nel bene o nel male, purché se ne parli. Questa probabilmente è la politica adottata dai produttori Disney, che, considerando il tracollo degli ultimi anni, hanno bisogno di grandi mosse di marketing per far parlare di loro costantemente. E cosa divide e fa parlare di sé più del politicamente corretto? Siamo davvero sicuri che ai big della casa di Topolino interessi davvero che una bambina nera si commuova vedendo finalmente una sirena che ha il suo stesso colore di pelle? O vogliono semplicemente creare un teatro di polemiche solo per un proprio tornaconto?

La Sirenetta, il live action dell’omonimo film, uscito nelle sale italiane a maggio del 2023, è stato forse il film cardine delle critiche. Perché se è vero che il colore della sua pelle non contribuiva a modificare la trama, è altrettanto vero che come giustificazione implicita a questo cambio è stata un’ambientazione caraibica e non più nordeuropea. Anche il fatto che Eric fosse principe di adozione non intacca la trama in alcun modo, ma c’è da dire che non potevano renderlo dinastico, in quanto unico bianco, e poteva essere un riferimento al periodo dello schiavismo. Cambiamenti che non cambiano il succo, ma cambiano totalmente le aspettative di un live action fedele al classico.
Scenario simile con la futura Biancaneve. In questo caso l’attrice scelta ha origini polacche e colombiane, che, per quanto non abbia la carnagione scura come Halle Bailey, non è esattamente la Biancaneve che ci saremmo aspettati. Oltre a ciò, pare che anche la trama sia diametralmente opposta a quella del 1937: qui la principessa non sarà salvata dal principe e soprattutto ambisce ad ottenere il posto che sa che le spetta.
Se concordiamo con Rachel Zegler sul fatto che non siamo più negli anni ’30, dobbiamo però precisare che un live action è concepito come rappresentazione, con attori e attrici in carne e ossa, di film d’animazione, e non come lo stravolgimento totale. A questo punto perché farlo su Biancaneve e non creare una storia nuova, che abbia queste tematiche?

Sappiamo che la Disney non si fermerà e continuerà a sfornare film del genere, ma ora vogliamo porre una domanda a te che ci stai leggendo…

