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Essere mancini: tra storia e superstizione

Ad oggi, circa il 10% della popolazione mondiale è composta da mancini, eppure, nel corso della storia al mancinismo sono stati attribuiti i significati più disparati. Cerchiamo, dunque, di scoprire la natura di questa predisposizione e, con essa, il ruolo che ha svolto il mancino in numerosissime tradizioni (e no, i Tiromancino non ci riguardano).

Generazioni di “mancini contrastati”

È una di quelle occasioni abbastanza sporadiche e boriose: si è riunita la famiglia allargata, e adesso siamo tutti a tavola per pranzare. A questo punto, mia zia (in un cartone direbbero “la solita ficcanaso”) nota come io impugni la forchetta con la mano sinistra, ricordandosi che anche mio padre e mia nonna, in origine, fossero mancini.

Ecco, ho scritto “in origine” poiché entrambi appartengono a quella moltitudine di mancini che, per secoli, sono stati “contrastati“, seguendo la pratica per cui il bambino che istintivamente scriveva, mangiava, o in ogni caso possedeva la preferenza manuale a favore della mano sinistra, venisse rieducato all’utilizzo prioritario della destra, talvolta anche per mezzo della violenza o infliggendo punizioni corporali.

Presenti fino agli anni ’80 del Novecento, nelle società occidentali contemporanee queste consuetudini sono ormai scomparse, sebbene le troviamo ancora radicate in alcune popolazioni dell’Asia e del Medio Oriente (come in Cina, in Giappone o in paesi a prevalenza musulmana), oppure, più banalmente, in quei contesti culturali ancora marcati da un forte senso del passato o della superstizione.

La mano del diavolo

Alla fine dell’800, l’influente antropologo Cesare Lombroso suggeriva che al mancinismo fosse riconducibile una maggiore tendenza alla criminalità. Ma la diffidenza nei confronti della mano sinistra possiede radici ben più profonde.

Difatti, già Sant’Agostino teorizzava che la destra fosse “la parte buona, in giustizia”, da distinguersi dalla sinistra, cioè “la parte cattiva“. E, alla stessa maniera, nel corso del Medioevo si pensava che il veleno più infido fosse quello somministrato con la mano sinistra. Si può presumere, però, che il preconcetto sia nato, essenzialmente, dalla maggior diffusione del destrismo, il quale, ben presto, si è andato ad interpretare come fattore di “normalità“.

Mancino mani che si toccano disegno

In ogni caso, nella misura in cui il linguaggio comune è considerabile la testimonianza viva della Storia di un popolo, è facile scorgere esempi diretti dell’accezione negativa che sfuma il mancinismo in giro per il mondo. Noteremo, allora, come in inglese right significhi “giusto”, indicando la destra; in contrapposizione a left, che indica la sinistra, ma assumendo ancora connotazioni negative in certi detti o espressioni fisse. E disequilibri simili si ritrovano nella lingua francese, spagnola, tedesca, e non solo. Anche guardando all’Italia, ci accorgeremmo che mancus, la parola latina da cui deriva il nostro “mancino”, assumeva anche significato di storpio o mutilato.

Una questione di lateralizzazione

Giunti a questo punto, se intendiamo comprendere meglio lo sviluppo di questi caratteri, è necessario familiarizzare con il concetto di lateralizzazione, un processo che favorisce la dominanza di un organo nei confronti di un corrispettivo simmetrico: ciò avviene tra gli occhi, le orecchie, ed anche gli arti. Questo sbilanciamento proviene da una dominanza emisferica, la quale si traduce nella prevalenza di un emisfero cerebrale rispetto all’altro.

cervello left right mente disegno

È da notare, però, come la lateralizzazione non possa facilmente definirsi genetica, poiché perfino tra due gemelli omozigoti (aventi gli stessi geni) possono riscontrarsi dominanze differenti; sebbene, ad oggi, sia abbastanza certa una correlazione di carattere ereditario, con previsioni di mancinismo che arrivano fino al 25% nel caso in cui entrambi i genitori siano mancini.

Mancini tra competizione e cooperatività

E qui arriva il bello: perché ciò che sorprende di più è la stabilità con cui da ormai 500.000 anni (esatto, non li riesco neanche ad immaginare) persiste questo stesso disequilibrio tra una maggioranza destrimane ed una costante minoranza di persone a dominanza sinistra (come ho detto in avvio, circa il 10%), la cui esistenza è provata perfino dai reperti archeologici.

Un recente modello matematico espone questo bilanciamento come il risultato di un contrasto tra i caratteri competitivi e cooperativi della nostra società. Peraltro, laddove in termini meramente di cooperazione — quindi, per fare degli esempi, nell’utilizzo delle forbici, del ferro da stiro, finanche della penna che sta sporcando il mio foglio di scrittura in questo momento — il mancinismo può essere svantaggioso, questo si rivela, invece, un punto di forza nelle situazioni di carattere competitivo: banalmente, proprio perché l’impiego della mano sinistra rappresenterà una variante inattesa, come lo sarebbe nel caso di un tennista che, allenatosi per ricevere la battuta di un destrimano, si imbatte in qualcosa di completamente diverso.

Si potrebbe definire, perciò, una coesistenza sacrosanta. Eppure, ancora oggi è osteggiata e rinnegata, quasi sempre per le stesse credenze e dicerie che attorniano la “mano del diavolo” da tempi lontanissimi, nonostante le innumerevoli scoperte scientifiche che ne hanno screditato ogni fondamento. Ed è, questo, un motivo in più per cui nel 1992 è nata la Giornata Internazionale dei Mancini, che sì, esiste veramente, ed è celebrata ogni 13 agosto.

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