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Alex e Alessia raccontano Qahwa Sada: il corto che ti distrugge in 2 minuti

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L’animazione, mi piace pensare, è quel media che ha il potere di raccontare qualsiasi cosa. È una materia malleabile il disegno e può essere messo a servizio di tutte le storie. Lo sanno bene Alex Amoresano e Alessia Di Maio, che con un corto d’animazione hanno raccontato una brevissima e struggente storia: Qahwa Sada.

Il corto è bello davvero, ma non fidatemi di me che in fondo sono di parte e vado pazzo per entrambi, fidatevi del New York Short Animation Festival che li ha candidati e soprattutto del Monstra di Lisbona. Il corto parla di quanto le semplici azioni quotidiane che tutti diamo per scontate, come in questo caso la preparazione del caffè, possano essere brutalmente interrotte per sempre dalla guerra. Ma di questo inno d’amore ai fratelli palestinesi ce ne parlano direttamente gli autori in un’intervista che ci hanno gentilmente concesso.

Qahwa Sada corto animato Alex Amoresano Alessia Di Maio copertina cover

L’intervista

Che cos’è e di cosa parla questo corto?

Alex: «Il corto nasce dalla nostra esigenza di voler raccontare la storia di queste persone col quale siamo in contatto a Gaza ormai da un anno e mezzo o forse di più. Io ed Alessia avevamo voglia di fare un corto ma ci mancava il tema principale, poi un giorno in un locale abbiamo visto una bandiera della Palestina e la vita ci ha dato la risposta. Noi volevamo raccontare qualcosa di diverso rispetto a quello che raccontano i giornali. Il punto di vista dell’informazione è totalmente asettico, si limita a riportare dati e cifre. Noi volevamo parlare dell’interruzione della loro vita quotidiana».

Cosa significa Qahwa Sada?

Alessia: «Il qahwa sada è il caffè assoluto, amaro. Nella cultura araba esistono due modi di preparare il caffè: quello zuccherato, che è adatto per tutti i giorni, e poi c’è quello amaro. Quello amaro si utilizza nelle situazioni formali e ha tutta una ritualità di preparazione specifica. Il titolo doveva dunque suggerire il binomio tra un’azione quotidiana e un evento che andasse fuori dall’ordinario».

Tra le tante cose che avreste potuto scegliere per rappresentare la quotidianità ne avete scelta una tipicamente italiana e ancor di più napoletana.

Alessia: «Molto napoletana! Noi abbiamo buttato giù l’idea proprio tra un caffè e l’altro».

Alex: «Era innanzitutto un nostro rituale. Quindi la storia è un naturale parallelismo tra quello che viviamo noi e quello che vivono loro».

L’animazione è estremamente materica, palpabile. più d’ogni altra cosa colpisce la gestione della luce e il contrasto tra il prima e il dopo del bombardamento. Come l’avete gestita?

Alex: «La luce fa parte sempre di quella parte di lavoro più sensoriale e atmosferica. Confrontandomi con Alessia su quali fossero le situazioni che ci mettevano calma, mi è venuto da pensare alle mattinate d’estate, con quel taglio di luce che viene fuori da uno spiraglio di porta o finestra della casa al mare. Il silenzio assoluto e solo il rumore di qualcuno che prepara il caffè».

Come ha funzionato il processo creativo? Chi ha fatto cosa?

Alessia: «Io nasco dal teatro e non ho le competenze per occuparmi di disegno e animazione. Quindi insieme ci siamo occupati di regia e scrittura e Alex del disegno. Ci siamo rincontrati poi al montaggio».

Alex: «Abbiamo imitato il modo di lavorare della Pixar, dove gli storyboard artists, gli sceneggiatori, i registi, si vedono tutti i giorni e buttano idee sul banco».

Ho letto nei crediti del corto che le musiche sono di Sara Amoresano, perché non è qui? È una sorella che Alex tiene nascosta in soffitta come Hugo Simpson?

Alex (ridendo): Assolutamente si. No scherzi a parte, mia sorella è una pianista di musica classica bravissima ma arrivati alla conclusione del corto continuava a procrastinare, alla fine sono stato costretto a chiuderla in casa per farle produrre quella che poi è risultata essere una bellissima colonna sonora».

Alessia (molto seria): «Nessuna Sara è stata maltrattata».

Su questo non ce la sentiamo di spendere la nostra parola di giornalisti seri, Sara se stai leggendo questo articolo, facci sapere se stai bene.

Come avete reagito quando avete saputo delle candidature?

Alex: «Zompi di gioia assoluti, ci troviamo a Lisbona insieme a un artista del calibro di Bruno Bozzetto e di studi come la Aardman Animations… e poi ci stanno questi due st****i».

Alessia: «Ci sentiamo come Totò e Peppino a Milano. È nato tutto totalmente a caso. Noi siamo due amici che si divertono insieme e a fare cose creative. Essendo la prima esperienza per entrambi non ci saremmo mai aspettati tutto questo. Quando riceviamo feedback positivi da colleghi molto più autorevoli di noi ovviamente ci esaltiamo tanto. Se hai un’idea e ci credi veramente fino in fondo, poi alla fine qualcosa di buono esce sempre fuori».

Come mai avete scelto come protagonisti un padre e una figlia?

Alex: «All’inizio doveva trattarsi di una giovane coppia, poi Alessia ha giustamente fatto notar che forse c’era bisogno di un rapporto più profondo tra i due personaggi e abbiamo scelto un padre e una figlia. Se ci si fa caso, tra l’altro, a un certo punto si vede un gattino nel corto. Quel gatto è un omaggio al vero gatto della nostra amica Sondos, che purtroppo è morto sotto i bombardamenti.

La nostra opinione

Il corto sarà disponibile su YouTube dopo la presentazione ai festival. La grandezza di questa piccola grande opera è quella di riuscire a fare breccia nella vostra coscienza in un tempo brevissimo, senza parlare mai, solo con l’aiuto dei gesti quotidiani. Al di la del caffè, dell’amore, in un determinato momento del corto c’è una scena che siamo sicuri vi farà più male delle altre. Il papà strizza una guancia della figlia tra le dita. Qualcosa che chiunque ha “subito” nella vita da genitori, nonni, zii, vecchietti. Qualcosa che magari potrebbe persino infastidirci, qualcosa di cui capiamo l’immenso valore quando la perdiamo. Questa la potenza di questo corto, al di la del meraviglio discorso sulla guerra, ci fa comprendere quanto la nostra quotidianità e il nostro semplice siano fragili.

Qahwa Sada corto animato Alex Amoresano Alessia Di Maio scena

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