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Avatar: Fire and Ash – 130 anni di magia al cinema

Il trailer di Avatar: Fire and Ash, nelle sale dal prossimo 17 dicembre, è stato caricato pochi giorni fa. Ha già lasciato a bocca aperta tantissime persone in tutto il mondo grazie alla qualità degli effetti visivi, che si dimostrano in linea con i due precedenti capitoli della saga. Ma come siamo arrivati a questo risultato? Come siamo riusciti a dare vita a interi mondi sul grande schermo? Che ci crediate o no, tutto ebbe inizio più di 100 anni fa.

Méliès: l’illusionista del cinema

Un po’ di storia: nel 1895 i fratelli Lumière misero a punto il cinematografo. Venne poi proiettato il primo film della storia, ovvero L’uscita dalle officine Lumière (e non L’arrivo del treno alla stazione, come molti pensano). Durava circa un minuto, ed era più che altro un esperimento. All’epoca il cinematografo non era visto come una forma d’arte. La maggior parte dei filmati, che duravano pochi secondi, ritraevano scene di vita quotidiana. Un uomo, però, cambiò le cose.

Georges Méliès, illusionista francese, fu il primo a rendersi conto delle potenzialità di quell’ ancora sottovalutata invenzione. Leggenda narra che Méliès stesse filmando il passaggio di una carrozza a Parigi. La cinepresa a un certo punto si inceppò, per poi ripartire pochi secondi dopo. A causa dell’incidente, nel filmato finale la carrozza scompariva lasciando posto a un carro funebre.

Georges Méliès, illusionista francese foto

Méliès, dal 1896 al 1914 , sperimentò attraverso più di 500 pellicole, scoprendo varie innovazioni. Per citare le più importanti: il “mascherino“, ovvero l’esposizione multipla di una stessa pellicola per impressionare più immagini in momenti diversi (tecnica poi ripresa da capolavori come Blade Runner per integrare alle scene gli sfondo dipinti a mano). Poi l’ “arresto della ripresa” per far scomparire e riapparire oggetti, l’animazione “a passo uno” (o “stop-motion”, usata per esempio in Nightmare Before Christmas) e lo spostamento della cinepresa per ingrandire e rimpicciolire gli oggetti. Molti di questi concetti sembrano scontati se visti con occhi contemporanei, ma all’epoca apparivano come vera e propria magia. La più famosa opera di Méliès è Viaggio sulla Luna, del 1902, imprescindibile per qualsiasi cinefilo e facilmente recuperabile su YouTube.

Georges Méliès, illusionista francese Viaggio sulla Luna 1902 foto

A causa della prima guerra mondiale le opere di Méliès vennero trascurate e molte addirittura distrutte. Infatti la pellicola dei film, molto infiammabile, veniva spesso riciclata per produrre materiale bellico. Questo portò l’uomo ad allontanarsi dal cinema. Ora più che mai lo ricordiamo come uno dei padri della settima arte, se non IL vero e proprio padre sul piano creativo. Per approfondire la sua figura si può recuperare anche il lungometraggio del 2011 Hugo Cabret, diretto da Martin Scorsese.

Dalla stop-motion alla CGI

Dopo Méliès, per tutto il 20esimo secolo le innovazioni al cinema piovvero a cascata. Fu l’effettistica in stop-motion a dominare nei primi decenni del ‘900. Questo tipo di animazione, utilizzata ancora oggi, consiste nel fotografare i soggetti, spesso pupazzi, e nel mentre muoverli – appunto – un passo alla volta. Le foto, poi messe in sequenza, danno l’impressione che i soggetti si muovano, come il King Kong del 1933. Il più grande maestro di questa tecnica è considerato Ray Harryhausen, grazie al quale in Jason e gli Argonauti del 1963, per esempio, sembra che i protagonisti combattano effettivamente contro un esercito di scheletri.

Jason e gli Argonauti del 1963 film cinema storia ripresa scheletri

L’evoluzione del compositing ottico (che permette di unire in un’unica immagine elementi ripresi separatamente), l’introduzione del blue e del green screen, del chroma key (tecnologia utilizzata per separare in maniera più netta e realistica gli elementi di un’immagine) e del motion control (l’automazione della cinepresa per ripetere più volte, con precisione millimetrica, gli stessi movimenti di macchina), portarono il cinema di fantascienza verso nuove vette. Nel 1968 infatti esce 2001: Odissea nella Spazio di Stanley Kubrick. Esso adoperava un mascherino avanzato e modellini realistici per degli effetti che lasciano ancora a bocca aperta. Nel ’77 invece ci fu l’avvento di Guerre Stellari, diretto da George Lucas, che usava un mix di modellini, green screen e compositing ottico. Lo stesso Lucas nel ’75 fondò la Industrial Light and Magic (ILM), che si occuperà poi degli effetti di numerosi capolavori.

Già tra gli anni ’70 e ’80 film come Westworld, Tron e Looker utilizzarono immagini generate al computer (CGI), ma la tecnologia prese veramente piede solo negli anni ’90. Nel ’91 James Cameron, poi regista della saga di Avatar, introduce il morphing digitale per alcune scene di Terminator 2, mentre il primo Terminator utilizzava più che altro la stop-motion. Nel ’93 Steven Spielberg, invece, rivoluzionò il cinema con Jurassic Park.

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Inizialmente i dinosauri dovevano essere animati a passo-uno da Phil Tippet, erede di Ray Harryhausen. Successivamente, però, si decise di optare per una combinazione di CGI (di questa se ne occupò la ILM di Lucas) e animatronics, ovvero pupazzi robotici introdotti da Disney per i suoi parchi a tema. Il successo di Jurassic Park fece capire che la CGI sarebbe diventata la nuova frontiera del cinema. Infatti, nel ’95, approda nelle sale Toy Story, il primo lungometraggio interamente in CGI.

Dal motion capture ad Avatar

Per motion-capture ( o mocap) si intende la tecnologia che, tramite una tuta disseminata di sensori e speciali camere che ricevono i segnali di questi sensori, permette di registrare i movimenti degli attori e trasporli su modelli in CGI. Spesso viene accoppiata con la performance-capture, che invece registra le espressioni facciali. Un esempio celebre è il Gollum del Signore degli Anelli, interpretato da Andy Serkis, probabilmente l’attore più a suo agio in una tuta per mocap, dati i numerosi suoi ruoli di questo tipo. Nel ’93 Peter Jackson, futuro regista della trilogia del Signore degli Anelli, fondò la Weta Digital (poi Weta FX), compagnia neo-zelandese di effetti speciali che perfezionò la motion-capture per film come Il Signore degli Anelli, King Kong del 2005 – sempre di Jackson e con Serkis nel ruolo dello scimmione – e Avatar.

Signore degli Anelli Gollum attore

Avatar, diretto da James Cameron, nel 2009 dimostrò come fosse possibile creare un mondo digitale nel quale potessero muoversi anche personaggi umani. Questo attraverso CGI, mocap e performance capture di ultima generazione. Se già Avatar sembrò una rivoluzione, il suo seguito – Avatar: La Via dell’Acqua del 2022 – stupì tutti con un’ulteriore evoluzione grafica. Il secondo capitolo, infatti, è ambientato prevalentemente in location marine. E non avete idea di quanto sia difficile rendere l’acqua in CGI e farla interagire con i personaggi.

Oltre a sviluppare una tecnologia di motion-capture subacquea per le riprese sottomarine (perché sì, le scene sott’acqua di Avatar 2 sono state registrate effettivamente sott’acqua), Cameron risolse in maniera tanto folle quanto geniale anche un altro problema. Per questo tipo di scene bisognava infatti trovare un modo per evitare che i riflessi dell’acqua disturbassero i sensori del mocap sulle cineprese. Il regista decise quindi di coprire l’intera superficie della piscina utilizzata (4.300 metri cubi, due piscine olimpioniche per intenderci) con piccole sfere di plastica, le quali permisero di diminuire la rifrazione della luce e alle camere di fare il loro lavoro senza intoppi.

Avatar 2 scene sott'acqua attori ripresa come hanno fatto palline plastica James Cameron

Il terzo capitolo della saga, in uscita a dicembre, esplorerà invece ambienti vulcanici. Ci si aspetta che, in vista di questo, James Cameron abbia messo a punto anche dei sistemi per rendere al meglio possibile anche il fuoco, che richiede simulazioni fisiche avanzatissime, tra luci ed effetti particellari come la cenere. Staremo a vedere. In ogni caso, Avatar e i suoi sequel rappresentano sicuramente il culmine di più di 100 anni di evoluzione tecnologica al cinema.

Avatar 2 film James Cameron foto

Cameron ha già confermato che i film della saga saranno in totale 5, con quarto e quinto capitolo previsti rispettivamente per il 2029 e il 2031. Gli appassionati si chiedono come si evolverà ulteriormente questo mondo nei prossimi anni, mentre i più fantasiosi si domandano come reagirebbe Georges Méliès guardando Avatar.

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