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Caparezza torna nello spazio con Orbit Orbit

Se ti scocci di leggere tutto

Lo sappiamo: Caparezza viene dalla Luna; ma un po’ come Ziggy Stardust, la Terra è solo una delle sue tante tappe nel cosmo. A distanza di quattro anni da Exuvia, il rapper pugliese è tornato con Orbit Orbit: un progetto cross mediale che unisce musica e fumetto in un viaggio alla volta dell’infinito e oltre.

La discografia di Caparezza

Michele Salvemini, in arte Caparezza, nel corso degli anni si è sempre più distinto come uno degli artisti più caratteristici del rap italiano. Questo sin dagli esordi, con ?!, album attraverso il quale Michele si lasciava alle spalle l’identità di Mikimix, che aveva partecipato a Sanremo Giovani senza riscuotere successo. Dai testi caustici e le strumentali grezze di ?!, nel 2003 c’è il primo grande salto con Verità Supposte. Qui Caparezza si evolve. Sia dal punto di vista della penna – con una critica ancor più raffinata alla società – che del suono, con una produzione più curata.

Tre anni dopo arriva Habemus Capa, dove la critica giullaresca si concentra sempre più sul potere – tra politica e religione – mentre le citazioni e le influenze musicali si fanno più ricche. Nel 2008, con Le Dimensioni del Mio Caos, Caparezza dà vita a un concept album dal sapore fantascientifico. Il viaggio nel tempo, però, non gli impedisce di attaccare il nostro presente, in una narrazione folle tanto quanto la rosa di brani: andiamo dal folk in Vieni a Ballare in Puglia all’elettro-rock di Abiura di Me. A questo punto Caparezza si è già consacrato tra i grandi del rap italiano, col suo stile lirico, variegato, ironica e anti-gangsta.

La coppia di album Il Sogno Eretico e Museica, rispettivamente del 2011 e del 2014, segna l’apice di questa prima fase. Il primo è un attacco totale al dogmatismo, analizzato nei secoli attraverso personalità come Giovanna d’Arco, Giordano Bruno e Galileo Galilei. Una lezione di storia e filosofia incorniciata da un sound duro, a tratti metal, reso epico da potenti cori. Museica, invece, è un viaggio nell’arte come specchio della società. Il suono passa dal rock al jazz, dal funk al metal, mentre i testi trattano la materia artistica in ogni sua sfumatura. Passiamo infatti dalla critica sociale di Mica Van Gogh e Teste di Modì a testi più sentiti e autobiografici come Cover e Chinatown.

Prisoner 709 del 2017 apre la seconda fase della carriera di Caparezza. Quella più introspettiva, turbata dalla scissione tra uomo e artista e soprattutto dalla diagnosi di acufene. I fischi che Caparezza sente nelle orecchie senza sosta, esplicati in Larsen, diventano motore di un’indagine autobiografica, tra depressione e dualismo, con sonorità dark e martellanti. L’altra faccia della medaglia è Exuvia, del 2021. Caparezza non è più chiuso in sé stesso e per questo decide di trasformarsi ancora, rinascendo e lasciando il passato alle spalle. Questa metamorfosi anti-kafkiana tocca anche il sound: caldo, acustico, tribale; l’esatto contrario di Prisoner 709.

Orbit Orbit

Appena uscito, invece, è Orbit Orbit. Non solo il nono album in studio, ma un progetto di cui fa parte anche un fumetto. L’opera cartacea, per ammissione stessa di Caparezza, è la vera anima di Orbit Orbit, dato che è stata concepita ancora prima del disco. Ma perché un fumetto? La risposta ce la dà A comic book saved my life, la quinta traccia (e personalmente la più bella). Qui Capa racconta di come il peggioramento del suo acufene, dopo Exuvia, lo abbia portato ad allontanarsi temporaneamente dalla musica e riscoprire quella che è una sua grande passione sin dall’infanzia. Nasce così una nuova storia ma raccontata per immagini, capace di riempire i silenzi con le sue vignette.

Ma Orbit Orbit è soprattutto un viaggio, e non a caso il primo pezzo pubblicato come singolo è stato proprio Io sono il viaggio. Un’epopea ancora una volta introspettiva, dove ogni traccia va scoperta come un pianeta inesplorato. Caparezza si distacca dunque dal nostro mondo per osservarlo meglio dall’oblò della sua astronave, mentre quest’ultima si aggira tra i misteri del cosmo. La Terra intanto diventa uno dei tanti puntini nell’Universo.

Caparezza nel videoclip di Io sono il viaggio.

Orbit Orbit potrebbe sopraffare per la sua stratificazione e complessità, sia creativa che sonora, data dalla volontà dell’autore di liberarsi di qualsiasi vincolo. Infatti i testi parlano di libertà, di idee, di identità, di oscurità, di sentimenti, di arte, di passato. Una sfera di concetti non inedita nella discografia di Caparezza, insieme alla solita ironia e al colto citazionismo, ma in questo caso più che mai spinta dalla voglia di raccontarsi. Questo perché Capa, dopo essere stato prigioniero e fuggiasco, ora si trova finalmente in una fase felice del suo percorso.

E questa rinnovata vitalità si riflette nell’aspetto prettamente sonoro del disco: un caleidoscopio vibrante e psichedelico, che unisce mondi distanti – dalla musica elettronica alla ballata – melodie progressive e ritmiche sempre diverse che vanno a braccetto coi suoi flow unici.

Che siate fan di Caparezza, di un certo tipo di rap, oppure persone alla ricerca di un’avventura musicale e non solo, Orbit Orbit è l’album che fa per voi. Non un disco facile, e di certo da non ascoltare di sfuggita, ma capace di regalare grandi emozioni se si è disposti a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare nel cosmo. Buon viaggio.

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