L’estate è ormai arrivata e molti italiani sono già partiti per i primi weekend fuori porta all’insegna del relax. È proprio però a suon di scorci instagrammabili e ricerca di calette segrete che l’overtourism genera danni alle comunità locali. Ma cos’è e come si contrasta l’overtourism?
Che cos’è l’overtourism
L’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) definisce come overtourism l’eccessiva crescita di visitatori che porta al sovraffollamento in aree in cui i residenti subiscono le conseguenze di picchi turistici temporanei e stagionali, tanto da imporre cambiamenti permanenti ai loro stili di vita, all’accesso ai servizi e al benessere generale.
Le cause di questa crescita spropositata di turisti in alcune zone è causata da vari fattori. Il boom degli spostamenti low cost ha reso disponibili destinazioni che prima erano inaccessibili ai più, contribuendo notevolmente all’incremento dei flussi turistici.

Inoltre, i social media con i travel influencer e anche i brani mainstream contribuiscono ad alimentare l’attrattività che una destinazione esercita sul pubblico. L’anno scorso ANNA scaldava il pubblico con il suo singolo 30ºC dove cantava “Prendo il sole a Naples” proprio nell’anno di massimi ingressi turistici nella città, con oltre 14,5 milioni di visitatori.
Se il turismo porta soldi…quali sono le conseguenze negative?
Il rischio dell’overtourism riguarda prettamente i danni alle economie locali e agli ecosistemi protetti, rischiando di sovrapporre i profitti di pochi ai danni di molti.
Infatti, una delle prime conseguenze dell’ingresso incontrollato di visitatori è la privatizzazione di spazi pubblici prima ad uso e beneficio dei residenti, oltre che il rincaro, talvolta insostenibile, dei prezzi dei beni e dei servizi riducendo il potere di acquisto dei locals.
Spazi del Duomo di Napoli, prima ad accesso libero, sono stati adesso privatizzati, mentre dal Marocco e dalla Polonia arrivano proteste per il caro vita causato dai turisti provenienti da paesi economicamente più potenti che generano squilibri nel mercato.
Il precariato e la grande richiesta di manodopera per lavori stagionali sono in notevole aumento nelle destinazioni più turistiche con danni alla tutela e alla sicurezza dei lavoratori. I centri storici vengono trasformati in alloggi per turisti e si svuotano del loro senso di identità ed appartenenza.

Vivere una processione a Barcellona dove tutto il centro storico è in festa ma le finestre delle abitazioni sono serrate perché abitate solo dai turisti, è quanto più di desolante possa esserci nell’esperienza della città locale.
È come andare ai festeggiamenti dello scudetto del Napoli ai Quartieri Spagnoli e non trovare una vera festa di comunità perché la maglia viene indossata da turisti che dopo due esultanze di goal preferirebbero essere già a letto nel loro B&B.
Misurare il rapporto residenti e visitatori: l’Irridex di Doxey
Per misurare il rapporto tra i residenti di un territorio e i turisti nel 1975 Doxey elaborò un modello chiamato Indice di Irritazione (Irridex – Irritation Index). Attraverso questo modello è possibile analizzare i sentimenti dei locals nei confronti del turismo, misurandone i livelli di tolleranza e resistenza al cambiamento.
Verso i flussi turistici Doxey ha individuato quattro stadi. In un primo momento si vive una sensazione di euforia per i vantaggi economici apportati dal turismo, trasformata poi in apatia e indifferenza verso la presenza dei visitatori. Questa apatia si trasforma in irritazione davanti ai primi disagi dovuti all’eccessiva presenza di turisti ed infine, si afferma lo stadio dell’antagonismo con la diffusione di atteggiamenti ostili verso i viaggiatori.
Le scelte per combattere l’overtourism
Una volta compreso cos’è, ci sono diverse scelte che possiamo adottare per contrastare l’overtourism e tutelare le piccole realtà locali, ponendo nelle nostre mani il potere e la spinta verso il cambiamento.
In primis la dispersione spaziale e temporale durante i nostri viaggi è fondamentale: visitare e alloggiare in aree meno frequentate della città riduce il nostro impatto sui siti più frequentati. Inoltre, spostarsi fuori stagione evita picchi di affluenza e congestioni dovute alla massiccia presenza di turisti.
In questo, anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte: con flessibilità nei turni di lavoro e nell’attribuzione delle ferie diventa possibile pensare ad una vacanza e ad un viaggio che possa essere davvero all’insegna del relax e della cultura senza viverlo nel sovraffollamento danneggiando le culture locali.
Inoltre, creare nuovi itinerari turistici che battano sentieri meno conosciuti può offrire un supporto davvero concreto alle identità locali. Scegliere di andare a visitare il Museo d’Art Nacional Catalunya oltre alla Sagrada Familia incoraggia un turismo più sostenibile che vive davvero all’unisono con la città in cui si è ospiti.
E… cosa può fare la politica?
Oltre alle scelte consapevoli dei singoli visitatori anche le scelte dei governi hanno un ruolo fondamentale di contrasto all’overtourism.
Proprio per questo è necessario pensare a politiche pubbliche che possano provvedere a concrete ed efficaci regolamentazioni dei flussi turistici. Queste azioni possono riguardare le piattaforme di affitto a breve termine, un’estensione degli orari di apertura delle principali attrazioni o ingressi contingentati.
Infine, si deve puntare ad un coinvolgimento delle comunità locali e degli stakeholders nelle esperienze di viaggio. In tal modo si assicura una redistribuzione corretta dei vantaggi del turismo e uno scambio reciproco tra turista e residente.
E tu, quest’estate che scelte hai fatto per contrastare l’overtourism?

