Ormai ci apprestiamo a concludere l’anno, eppure non tutti sanno che questo dicembre potrebbe essere ricordato come un momento storico dagli amanti del mondo del fumetto. Difatti, questo mese ha visto il debutto, nelle edicole di tutta Italia, de La fine del mondo, una rivista completamente dedicata all’arte della narrativa grafica, e che si presenta come un’occasione di particolare interesse per molti appassionati (e non).
L’importanza di un megafono di carta
La nostra generazione ha bisogno della sua rivista, del suo manifesto, del suo periodico, del suo megafono di carta. Qualcosa per mostrare a tutti cosa si può raccontare al giorno nostro con una semplice matita.
Con queste parole, Maicol & Mirco — nome d’arte di Michael Rocchetti — ci introduce a questo nuovo progetto, che lo vede coinvolto nella doppia veste di ideatore e curatore. Rocchetti, dunque, fin da subito dichiara ed esplicita i valori alla base di questo nuovo magazine, pubblicato come volume di supplemento a Il Manifesto: c’è la volontà di restituire al grande pubblico uno spazio libero e democratico, dove esplorare con spontaneità ed originalità gli orizzonti creativi della nona arte, a maggior ragione se in un contesto culturale che ha visto (finalmente, aggiungerei) il fumetto ottenere quella autorevolezza e quel rispetto di cui per lungo tempo è stato privato.

È oltretutto innegabile quanto un periodico specializzato potrà giovare all’intera filiera produttiva, aiutando gli autori ad emergere dai grovigli del mercato; agli editori ad entrare in contatto coi gusti del pubblico; ed ai lettori, che potranno immergersi in una varietà di storie a cui appassionarsi mese dopo mese.
Fumetti, Engels ed Antonio Gramsci
Dunque perché abbiamo deciso di fare una rivista di fumetti? Perché ci piacciono le cose belle, e quella che avete davanti agli occhi è la fine del mondo.
A spendere delle parole su questa nuova pubblicazione ci ha pensato anche Andrea Fabozzi, attuale direttore editoriale de Il Manifesto, e lo ha fatto motivando la scelta della rivista. Fabozzi, dal canto suo, si impegna a rammentare quel filo rosso che lega essenzialmente la tradizione culturale del quotidiano ad un progetto di questo genere. Il direttore, quindi, sottolinea l’importanza dell’autonomia editoriale, dell’integrità morale ed intellettuale, della fiducia nell’innovazione . E, ciò, pur non dimenticandosi di menzionare alcuni riferimenti — ironici seppure veritieri — all’immaginario culturale del giornale, come gli svaghi vignettistici che dilettavano Friedrich Engels quanto Antonio Gramsci.
Si comincia da 0
Nel corso di gennaio 2026, il n.1 arriverà sugli scaffali delle edicole, ma, nel frattempo, il n.0 ha ottenuto un lancio in pompa magna, con tredici diversi artisti chiamati a contribuire con storie originali, destinate ad accompagnarci per un po’ di tempo. Parliamo di una lista straordinaria composta da firme storiche (come Bruno Bozzetto), i più acclamati autori contemporanei (vedi Gipi, Zerocalcare), o fumettisti ed illustratori di blasone internazionale (Shintaro Kago, Kalina Muhova, Blu).

Per concludere, torniamo alla nostra domanda: questa rivista, dopotutto, è davvero “la fine del mondo”? Ebbene, l’unica risposta possibile al momento è… lo sapremo col tempo: i buoni presupposti ci sono tutti, adesso, però, non ci resta che vedere cosa ci riserva Maicol & Mirco.

