Esce oggi nelle sale italiane Fuori, il film sulla vita di Goliarda Sapienza con la regia di Mario Martone e con Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie.
Fuori si apre nel 1980 quando la scrittrice Goliarda Sapienza, all’età di 55 anni, finisce in carcere per il furto di gioielli a casa di un’amica «commesso un po’ per necessità, un po’ per rabbia».
Perché Fuori ?
«Dentro e fuori rappresentano una questione esistenziale» sostiene Mario Martone durante l’anteprima nei cinema italiani del 21 Maggio. «Goliarda Sapienza era in carcere prima ancora di entrare in carcere: lo era quando la società del suo tempo l’ha rifiutata, messa ai margini, quando la vita intorno a lei».
Il legame letterario
Sapienza ha raccontato la realtà del carcere nei suoi libri Le certezze del dubbio e L’università di Rebibbia. Una realtà dove «non conta più l’ipocrisia sociale, quanto sei d’accordo politicamente o culturalmente con qualcuno, quanto sei di moda o giusto, conta solo ciò che sei in rapporto alle altre persone» aggiunge il regista.
Fuori rappresenta uno sprazzo della vita di Sapienza che ha attraversato un intero secolo: sopravvissuta ad una dittatura, a vari tentativi di suicidio, all’elettroshock e al nascente cinema italiano.
Parlare delle carceri: umanità e ipocrisia
Questo film ci offre un focus sulle realtà delle carceri e la straordinarietà dell’autrice che ha dedicato tutta la sua vita alla stesura del suo unico, grande romanzo, L’arte della gioia, che verrà pubblicato postumo in Francia grazie all’impegno personale di suo marito Angelo Pellegrino.
Attraverso gli incontri che avvengono in carcere, con Roberta (Matilda de Angelis) e Barbara (Elodie), Goliarda Sapienza (Valeria Golino) riscopre un mondo vero, lontano dai fittizi salotti letterari abituata a frequentare sin da piccola.
In questo mondo fatto di concretezza si riscopre al punto da definire Rebibbia una vera “università per la vita” dove amore, amicizia e femminilità si mescolano.
Fuori è un film attuale ora più che mai perché ci parla, attraverso gli scritti e gli occhi di chi il carcere lo ha vissuto, di una parte oscura e problematica dello stato italiano. Sapienza, intervistata anni dopo sulla sua esperienza carceraria, affermò «Il fatto è che nessuno pensa al carcere. Si pensa sempre che sia una cosa che capiti agli altri, ai cattivi, a quelli che non rispettano le leggi, e invece ci riguarda. Riguarda tutti come società».
La scrittura di Sapienza: eredità e testimonianze del Novecento
Nei suoi testi Sapienza ha sempre delineato eroine letterarie dalla femminilità e crudeltà inaudite. Ha messo in luce un modo di essere donna che in Italia, al tempo, non era ancora concepibile né tanto meno socialmente accettato. Per questo motivo le case editrici hanno sempre rifiutato di pubblicare il suo capolavoro L’arte della gioia, scoperto in Italia solo nel 2008.
Ancora, Sapienza riconobbe che «gli italiani amano essere contraddetti solo da morti», profetizzando il fatto che la sua eredità culturale come scrittrice sarebbe stata riconosciuta solo dopo la sua morte.
Goliarda Sapienza in vita non è stata una scrittrice per le masse e il lavoro da parte dei pochi che hanno sempre creduto nella sua scrittura le ha finalmente reso i giusti meriti anche nel suo paese natìo. Dal patrimonio letterario e umano inestimabile, i testi di Sapienza attraversano tutto il Novecento come la vita di Modesta, la protagonista de L’arte della Gioia, che di recente Sky ha trasposto in una serie tv.
Nel frattempo, il festival di Cannes è ancora in corso e Fuori, il film sulla vita di Goliarda Sapienza, esce nelle sale italiane oggi!

