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Gli italiani e la Spagna: un amore platonico nei soliti cliché

Nel 2023, circa 4,8-5 milioni di turisti italiani hanno visitato la Spagna, registrando un aumento significativo rispetto all’anno precedente, pari a circa il 20%. La tendenza è proseguita anche nel 2024: nei primi dieci mesi dell’anno, gli arrivi hanno raggiunto i 4,69 milioni, con un incremento dell’11,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. A gennaio 2025, gli italiani sono stati la seconda nazionalità straniera più presente in Spagna, con oltre 715 mila arrivi e una crescita del 13% rispetto all’anno precedente.

Si sa: la Spagna è da sempre, per i cittadini italiani, una delle mete favorite, nei suoi colori sgargianti e nella sua vitalità, che si respira di vico in vico. Ma ciò che spesso più colpisce è la calma, che la differenzia dalla frenesia della vita italiana e che fa innamorare i viaggiatori, sempre più numerosi. Seppur i due Paesi presentino numerose analogie, certi aspetti della penisola iberica affascinano profondamente gli italiani, che, puntualmente, dichiarano di non voler tornare più a casa. In quest’amore smisurato e sempre in crescita, però, tornano i soliti cliché.

“Tutte le auto si fermano anche quando ti vedono in lontananza”

Tra le frasi più comuni sentiamo dire questa, e molte sono le opinioni concordanti. In effetti, se si vive in un Paese in cui il pedone deve essere il più cauto possibile, è una forte attrattiva la calma e la pazienza dei guidatori altrove. Questo comportamento è incoraggiato dal Codice della Strada spagnolo, ma è anche piuttosto interiorizzato nella cultura quotidiana, specie nelle città e nei centri abitati.

Cosa c’è di più bello che tornare dal mare, sporchi di sabbia e con la pelle salata, camminando dolcemente per le strade con la consapevolezza di potersi fermare e

attraversare senza prestare troppa attenzione — che, diciamolo, non è mai abbastanza — ma senza il particolare rischio di incombere in automobilisti burberi, impazienti, frettolosi e disattenti?

Tutto ciò genera un buon umore fenomenale, più sorrisi, più serenità, più passeggiate e, tendenzialmente, meno litigate grossolane per le strade. Si vive con la spensieratezza del poter uscire sapendo di avere basse probabilità di inveire contro il prossimo.

“La gente per strada ti sorride, nessuno è al telefono” — sarà vero?

Beh, questa affermazione risulta tendenzialmente pesante per ambedue le parti, dovuta a una generalizzazione basilare, dettata dall’ennesimo cliché. Eppure, quante volte ci è capitato di sentir lodare gli spagnoli per la loro vivacità?

Quella che stiamo facendo è chiaramente una simpatica generalizzazione, ma può riflettere una percezione comune tra chi visita la Spagna: quella di una cultura considerata più aperta, calorosa e socievole rispetto ad altre. Tuttavia, è importante distinguere tra stereotipi culturali e realtà più complesse, dettate certamente dalla vivacità mediterranea che li caratterizza — vivacità che, in molti aspetti, accomuna anche il popolo italiano.

Certamente, se hai notato questo atteggiamento in Spagna, probabilmente hai avuto esperienze positive — ma è bene ricordare che ogni individuo è diverso e che ogni regione ha le sue sfumature culturali. Ed è augurabile che quest’esperienza si ripeta con serenità, apertura e senza preconcetti.

Continuando poi, il gesto del “grazie” con la mano si scopre essere tendenzialmente italiano, e questo dettaglio divide gli osservatori: è eccessiva loquacità ed espressività degli italiani, oppure è un indice della loro profonda esigenza di confermare una cortesia non scontata?

“Mangiano sempre tardi”

Cena alle 22, tapas a mezzanotte, vita notturna infinita.

Quanto affascina questa vita! Eppure, sebbene gli spagnoli abbiano orari posticipati rispetto ai nostri, questo resta uno stereotipo semplificato. A chi non piacerebbe una vita senza stress, senza orari rigidi, senza troppe pretese dettate dalle convenzioni sociali? Resta una realtà ipotizzabile e, in nessuna civiltà totalmente realizzata, seppur ci piaccia fantasticarlo, perché, si sa, l’erba del vicino è sempre più verde.

Sarà vero, invece, che vivono sempre per fare festa?

La “fiesta” di cui parla anche la Carrà è certamente un tratto distintivo del popolo castigliano, totalmente radioso in ogni momento di celebrazione, individuale o collettiva. Le feste religiose, come Pasqua e Natale, sono comuni in tutta la Spagna e seguono le tradizioni cristiane. Le feste regionali, invece, sono un’occasione per conoscere le culture specifiche: come le Fallas di Valencia o la Feria de Abril di Siviglia. Certo, anche quelle private sono meritevoli e sempre festeggiate con calore — probabilmente meno di quanto gli italiani immaginino, magari non proprio come nei “festeggiamenti dei Balocchi” — ma sempre significative e intense.

Probabilmente, contrariamente a quanto si pensa, non avranno sempre una chitarra a portata di mano… per nulla pratico, e del tutto romanticizzato. Anche meno, dai!

E poi vogliamo fare gli offesi quando all’estero ci dicono che è impossibile essere italiani senza avere un mandolino in casa, mentre tra noi ci chiediamo: “Ma ne abbiamo mai visto uno davvero, di mandolino?”

Fatto sta che gli stereotipi, da quelli più interessanti e studiabili a quelli più assurdi che strappano un largo sorriso, ci sono e ci saranno sempre. È bene distinguerli, prenderli con le pinze, senza credere che dettino il vero.

“La vita è migliore, non puoi immaginare… non sarei voluta tornare più!”

Ma una cosa è certa: in tutto ciò che gli italiani possono pensare sugli spagnoli, c’è alla base una forte verità. Esiste un’intensa attrazione per quel che viene percepito come un sistema di vita più spensierato, leggero, ottimale, sereno. È questa la sensazione che porta molti a questa esclamazione.

E allora va bene così: ammirate, guardate, lasciatevi affascinare, ma fatelo con spirito critico. Ascoltate i luoghi comuni che avete sentito nel vostro Paese, riconosceteli, sorridete… ma non lasciatevi ingannare dal “mandolino”.

di Sole Funaro

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