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Il K.O. di Kamala Harris. Cosa non ha funzionato?

Donald Trump è il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, ma se ha vinto, è solo grazie agli errori del suo avversario Kamala Harris.

Kamala Devi Harris, ex procuratrice e vicepresidente degli USA dal 20 gennaio 2021, a seguito della ritirata del suo capogruppo Biden, sceglie di proseguire la sua corsa verso la presidenza americana. Nata a Oakland da madre indiana e padre giamaicano, la piccola Kamala si fa spazio nella società americana, provenendo da una famiglia della classe media, come lei ribadisce spesso. «I’m a Middle class kid», frase emblematica dell’ex vicepresidente e che, probabilmente, è anche simbolo della sua sconfitta.

I 5 flop di Kamala

Ci sono almeno cinque motivi principali per i quali Kamala Harris ha perso, erano tutti ben noti sin dall’inizio della campagna elettorale e non sono di certo una sorpresa.

1 – È impacciata

Il primo “flop” è la sua impacciatezza. Di fronte alla sicurezza e al passato politico di Trump, Kamala, agli occhi del popolo americano, manca di sicurezza e preparazione, e risulta, visibilmente incapace di rispondere a interviste con domande non verificate e non conosciute prima. Domanda cardine su cui ha sempre tentennato è l’economia. Nella condizione in cui si trovano gli Stati Uniti con un’inflazione del dollaro al 21%, e il rischio di crollo imminente su entrambi i fronti nazionale e internazionale, la candidata Harris non ha saputo mettere a punto un piano economico efficace, tale per cui le potesse essere concessa la fiducia. Questa debolezza non è una novità, la sua insicurezza era apparsa in modo a dir poco imbarazzante durante le primarie del 2020, dove ha subito una grave umiliazione da parte dei votanti che l’hanno eliminata prima ancora che le primarie iniziassero. Nel 2020 è uscita dalle primarie con 844 voti, numero irrisorio rispetto ai milioni dei suoi concorrenti. Come poteva ambire ora per la presidenza degli Stati Uniti?

2 – Pochi risultati con Biden

Il secondo motivo sono i record negativi raggiunti dell’amministrazione Biden-Harris, che hanno pesato coma una zavorra su tutta la sua campagna elettorale. Harris ha peggiorato la situazione essendo nettamente impreparata, dichiarando alla ABC, a seguito della domanda su cosa avrebbe cambiato dell’amministrazione Biden con: «Non mi viene in mente niente, niente».

3 – Trump è Trump

Terza motivo, il problema del “culto della personalità” di Trump. Che piaccia o meno, Trump ha quell’inspiegabile marcia in più, dovuta sia alla sua carriera da imprenditore e, a seguito del suo mandato, potremmo dire anche da showman. Questo scontro impari ha portato alla rinuncia da parte di personalità importanti e qualificate alla collaborazione con la Harris, che avrebbero apportato un grande potenziale per la vittoria, oltre ad un’ottima preparazione per svolgere un buon mandato come presidente, quale per esempio Michelle Obama, la quale ha rifiutato di accompagnare il marito al sostegno della Harris.

4 – E i problemi degli americani?

«Stai meglio ora rispetto a quattro anni fa?». No! Milioni di elettori credono di stare peggio di quattro anni fa, e ritengono che loro e le loro famiglie siano stati danneggiati dalle politiche della Casa Bianca. La campagna di Kamala Harris, non ha mai affrontato una discussione sostanziale sui quattro problemi americani più importanti ad oggi: economia, inflazione, immigrazione e criminalità. Ha ripetutamente tentato di spostare il terreno elettorale su argomenti che interessano un numero irrilevante di votanti, come l’assalto del 6 gennaio al Campidoglio, il clima o l’ideologia woke. Ad oggi gli Stati Uniti vivono una profonda crisi senza precedenti, e una campagna elettorale del genere non è ammissibile.

5 – Kamala Harris è “troppo di sinistra”

L’ala radicale del partito democratico ha fatto di lei la candidata presidenziale più di sinistra della storia moderna, idea non ben accetta da tutto il popolo americano. Biden era riuscito a trovare il coraggio e la forza di opporsi all’ala di estrema sinistra e ha cercato di mediare, riducendo la sua estrema, per l’appunto, rumorosità, ma le sue condizioni fisiche e mentali hanno determinato la rinuncia forzata alla ricandidatura. Qual è il problema ad essere troppo di sinistra oggi? Non è più al passo con i tempi. Le ideologie, se non per pochi, non fanno più breccia nel cuore degli elettori, oserei dire di tutto il mondo, in una condizione odierna di fame, guerra e precarietà.

Le nostre considerazioni

Un mistero avvolge la Harris, perché molti media di alcuni Paesi, tra cui il nostro, che non spostiamo manco mezzo voto, hanno spacciato per vincente una candidata che non funzionava?

Salvo poche eccezioni, in Italia per mesi si faceva a gara nel presentare la Harris come già nello studio ovale. Viene oggi da sorridere, in quanto, per l’ennesima volta è stata descritta un’America che non esiste. “Kamala l’empatica”, scoppiare a ridere a sproposito di fronte a domande molto serie come i crimini dell’immigrazione illegale, non credo rappresenti l’empatia. “Kamala guarda al futuro e Trump al passato” era la sentenza definitiva dei media italiani. “Una donna liberale afroamericana contro un miliardario condannato per molestie sessuali”, sbagliando anche le origini della Harris, essendo una “asian-american woman”, e rendendola una Giovanna d’Arco contro Satana. Insomma, tutto un po’ artefatto. D’altronde non c’è da stupirsi, visto il modus operandi degli americani, su cui basano gran parte dei loro successi, cioè sulla finzione.

Secondo gli americanisti Kamala “risultava vincente” dai sondaggi, “un crescente favore per Kamala”, e all’improvviso a metà ottobre i sondaggi “vanno presi con le molle” e “non tornano”, indicando il vantaggio di Trump. Se fossero stati onesti fin dall’inizio non ci sarebbero state “sorprese”. Gli stessi dopo la rinuncia di Biden a luglio scrivevano “con Kamala inizia la rimonta”, “ Trump cadrà”.

Infatti, si è visto come è caduto.

Talvolta, è meglio rimanere in silenzio ed essere considerati degli stupidi, che parlare e togliere ogni dubbio, diceva qualcuno. Probabilmente, il pugno del K.O. alla Harris lo abbiamo noi, costruendo un’immagine del tutto fasulla e mostrando gli americani come un popolo “idiota“. Come sempre, la storia va vista da tutti gli angoli per vedere bene il quadro.

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