Ogni autunno, quando Stoccolma si prepara ad annunciare il nuovo Premio Nobel per la Letteratura, le voci e le scommesse si accendono come un fuoco di carta. E quest’anno, in cima ai pronostici, due nomi risuonano con forza: László Krasznahorkai, scrittore ungherese dalla prosa visionaria, e Haruki Murakami, il narratore giapponese che da decenni incanta il mondo. Murakami è al secondo posto per il Premio Nobel, dietro Krasznahorkai, in quella corsa simbolica che ogni anno appassiona critici, editori, lettori e fan.
I pronostici del premio: tra letteratura e scommesse
Le classifiche di questi giorni non dicono chi vincerà davvero, nonostante la sua posizione in TOP 10, ma raccontano molto del tempo in cui viviamo. Nel 2025, le quote vedono Krasznahorkai come favorito assoluto, seguito da Murakami, eterno “quasi Nobel”, da anni sospeso tra attesa e disillusione, divenuto sempre più famoso anche tra gli adolescenti grazie all’avvento del BookTok.
Chi è Haruki Murakami
Nato a Kyoto nel 1949, Murakami è una figura atipica nel panorama letterario. Prima di diventare scrittore, gestiva un bar jazz, il Peter Cat, e da quella musica ha tratto la sua cadenza narrativa: fluida, ritmica, ipnotica. Con romanzi come Norwegian Wood, Kafka sulla spiaggia e 1Q84, ha costruito un universo dove reale e irreale convivono, dove l’amore è sempre un enigma e la solitudine una lingua comune, quasi coesistendo perfettamente con la vita di tutti gli uomini. Il suo successo mondiale è la prova che la letteratura giapponese, attraverso la sua voce, ha trovato un registro universale e fan in tutto il globo.

L’eterno candidato ed i suoi giorni di pellegrinaggio
Da oltre un decennio, Murakami è un habitué dei pronostici per il Nobel. Ogni anno sfiora la vetta, ma resta un passo indietro, seguendo perfettamente la visione di alcuni critici che sostengono che la sua fama universale possa, in un certo senso, giocargli contro, in un mondo, o in questo caso in un Premio, che predilige autori meno accessibili. Altri, invece, in antitesi, credono che la sua scrittura ipnotica rappresenti esattamente lo spirito letterario contemporaneo.
Un Nobel che sarebbe simbolo di globalità
L’eventuale Nobel a Murakami, desiderio dei suoi fan veterani, non significherebbe solo un riconoscimento personale, bensì il riconoscimento di una narrativa che ha saputo unire Oriente e Occidente, minimalismo e surrealismo, irrealtà ad una realtà fin troppo presente nella vita di tutti noi. Rappresenterebbe una letteratura capace di parlare di solitudini globali, di uomini e donne che cercano un senso al rumore che li accompagna nel mondo.
Un’attesa dolente
Il nome del vincitore sarà annunciato il 9 ottobre. Murakami forse è a casa, a Tokyo, con un disco di Miles Davis in sottofondo, o sta scrivendo un nuovo romanzo che comincia con una tazza di caffè e un gatto nero che non c’è più.
Che vinca o no, il suo posto nell’immaginario collettivo è già fissato, non nel podio delle scommesse, ma nella memoria dei lettori, dove le sue storie continuano a suonare, come un assolo che non finisce mai.

