La Sacra Sindone, conservata presso il Duomo di Torino, è una reliquia sacra che da sempre attira turisti e credenti provenienti da tutto il mondo. Si tratterebbe del sudario usato per avvolgere, al momento della sepoltura, il corpo di Cristo, la cui immagine si può vedere quasi “stampata” sul lenzuolo. Un recente studio ha però gettato un’ulteriore ombra sulla credibilità della reliquia, dimostrando con buona probabilità che il tessuto non fu poggiato su un cadavere umano, bensì su una scultura in bassorilievo. La Sacra Sindone sarebbe quindi un falso storico di origine medievale.

La recente scoperta
È il caso della scoperta di Cicero Moraes, esperto brasiliano in ricostruzioni tridimensionali dei volti di personaggi storici, lo stesso che ha ricostruito il volto di Francesco Petrarca e di molti altri.
L’analisi di Moraes è stata condotta grazie a una ricostruzione tridimensionale che ha messo a confronto due scenari distinti: nel primo, il lenzuolo veniva steso su un corpo umano; nel secondo, invece, su una scultura in bassorilievo. L’immagine riprodotta sul lenzuolo nel secondo caso corrisponde esattamente a quella presente sulla Sacra Sindone. Sulla base del risultato del primo caso, invece, si è giunti alla conclusione che se il tessuto fosse stato effettivamente poggiato su un corpo, l’immagine sarebbe stata molto meno definita e precisa.
Sulla base di questa comparazione, Moraes ha formulato diverse ipotesi sul materiale di cui poteva essere fatta la matrice in bassorilievo: legno intagliato, pietra scolpita con precisione o metallo modellato in rilievo. In ogni caso, l’esperto ritiene che la matrice fosse stata pigmentata o riscaldata nei punti di contatto interessati, producendo così l’impronta visibile sulla Sindone.
Una tessera del mosaico
Lo studio di Moraes non è però l’unico ad aver cercato di svelare la vera origine della Sindone. Tra gli studi più importanti si ricorda quello condotto nel 1989 da un team di esperti, che, tramite la datazione al radiocarbonio, attestò l’origine della Sindone in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390, in pieno Medioevo. Questa teoria, come molte altre formulate in passato, è uno dei motivi per cui diversi studiosi – tra cui l’italiano Andrea Nicolotti – pur riconoscendo il valore del contributo di Moraes, non lo considerano rivoluzionario. Sono ormai molti gli studiosi, secondo Nicolotti, convinti che la Sacra Sindone sia un artefatto medievale e, di fatto, un falso storico. Lo studio di Moraes si colloca dunque nel complesso mosaico di ricerche, analisi, dubbi e contraddizioni che ruotano attorno alla vicenda della Sacra Sindone.
La corsa ai ripari cristiana
Non mancano gli scettici, come l’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali), che mette in discussione l’intera indagine di Moraes, definendolo costantemente nei propri articoli semplicemente come “designer”, nel tentativo di minarne la credibilità come esperto in ricostruzioni tridimensionali. Secondo l’UCCR, lo studio di Moraes non solo sarebbe pieno di errori, ma sarebbe stato pubblicato strategicamente in concomitanza con un importante congresso internazionale sulla Sindone tenutosi in Missouri.
Non c’è da stupirsi del loro disappunto: d’altronde, non sia mai che la scienza tenti di smascherare la falsità di una reliquia che attira turisti (e i loro soldi) da secoli, soprattutto durante l’anno del giubileo e dell’elezione di un nuovo Papa …
Un mistero da risolvere
Il mistero, divenuto ormai un caso scientifico, continua a interessare studiosi di tutto il mondo, in uno scontro ideologico che vede contrapporsi il credo alla ragione, la scienza alla religione.
Non resta che chiederci quali saranno i prossimi sviluppi della vicenda: se la Chiesa continuerà a fare orecchie da mercante sulla questione e che cos’altro si scoprirà sulla Sindone, il cui valore storico potrà solo essere esaltato da eventuali rivelazioni future. Se si riuscisse, infatti, a risalire all’autore del bassorilievo e della Sindone stessa, questa passerebbe alla storia come la più grande e longeva truffa storico-religiosa mai esistita!

