Di cosa parla il Diavolo Veste Prada 2? Di giornalismo con un pizzichino di moda. Nel nuovo film con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci e Emily Blunt, la moda non è più la protagonista; la cara e mai vecchia Miranda Priestley si ritrova infatti sia a combattere per mantenere le redini come Editor di Runway, sia a salvare lo stesso periodico dalla scottante “lava” della digitalizzazione giornalistica che, a quanto pare, è arrivata anche a New York.
Senza farvi troppi spoiler, anche una testata come Runway necessita di una riorganizzazione dall’alto, la quale però non mira ad aumentare la credibilità della sua carta, cosa di cui poi avrebbe bisogno e infatti è qui che entra in gioco Andrea… Piuttosto, ciò che conta davvero per i capi “dell’alto” sono il numero di click ricevuti sui social network e l’effettiva risposta degli stessi… gomme che ormai masticano un po’ tutti su questa Terra digitale.
Okay la moda, ma è davvero così che si fa il giornalismo oggi? Conta chi fa più like e più views oppure chi scrive una notizia, un’opinione, o quel che sia, in modo corretto e professionale?
Il giornalismo funzionava, funziona o funzionerà?
Probabilmente queste sono solo le ennesime parole vuote che troverete buttate sul web, eppure, seppur il futuro di questo settore si prospetta come una lava che eliminerà le cose vecchie e rinsecchite, non sta forse a noi per la passione di questo lavoro (perché sì, è un lavoro) rimboccarci le maniche e salvarlo dalla lava? Dopotutto, è esattamente quello che fece San Gennaro con Napoli nel 1631, quando la lava del Vesuvio stava per invadere le strade del capoluogo campano e il suo sangue si sciolse nelle ampolle facendola arrestare, salvando la città miracolosamente.
Per cui, se in un mondo arreso alla digitalizzazione, il futuro è fatto di lava, allora Miranda Priestley è esattamente come San Gennaro.
E infondo, questa è anche la più grande differenza tra il sequel, uscito nelle sale italiane il 29 aprile, e il primo film datato 2006. La “grande lezione” della prima pellicola non ci diceva forse che non vale mai la pena sacrificarsi per lavoro? In effetti, forse è meglio seguire quel neanche troppo figo del mio fidanzato in un’altra città. Beh, nel secondo film dimenticatevi completamente di questa ridicola morale.
Andrea torna consapevolmente a lavorare per Miranda, certo con un nuovo ruolo da giornalista, e si rende in effetti conto che, esattamente come la Priestley, sarebbe disposta a tutto pur di salvare dal fallimento quel giornalaccio dove scrive articoli sulla nuova crema alla bava di lumaca che fa sparire le rughe. Sembra assurdo, ma quando scrivi e lo fai con qualcosa che ti piace davvero, in un posto dove ti senti qualcuno, la passione si impossessa di te e alla fine nella lava ci fai il bagno.
Miranda Priestley… Grazie
Da YPO cerchiamo di trasmettere un po’ anche questo: sappiamo benissimo di non avere un CV importante fatto di inchieste speciali, opinioni politiche forti e una buona quantità di denunce ricevute (sì, nel settore siamo abbastanza fieri di essere denunciati per le nostre opinioni); eppure vi assicuro che tutto quello che trovate scritto su questo sito web è stato prodotto con amore e passione, per la scrittura e per la libertà.
Tornando a noi e al film, se dovessimo criticarlo all’Academy di certo diremo che il Diavolo Veste Prada 2 non è di certo un capolavoro cinematografico, tuttavia rappresenta perfettamente l’eterna battaglia che ogni giorno migliaia di giornalisti affrontano nella speranza di poter fare ciò che più vogliono fare: scrivere.

