Spider-Man non è solo il supereroe preferito di molti, e probabilmente il più amato in assoluto, ma è anche uno dei più prolifici al cinema. Dal 2002 a oggi, infatti, svariati registi lo hanno portato su grande schermo e altrettanti attori hanno indossato la sua maschera. Ma come si è evoluto l’Uomo Ragno al cinema? E cosa possiamo aspettarci dai prossimi film in uscita?
Come arrivò Spider-Man al cinema?
Prima di arrivare all’iconico Spider-Man del 2002, diretto da Sam Raimi e con Tobey Maguire protagonista, bisogna fare qualche passo indietro. Già dagli anni ’70 la Marvel voleva portare l’Uomo Ragno al cinema, e Perfino Michael Jackson cercò di comprare la “Casa delle idee” per produrre, e forse anche interpretare, un film sul supereroe. Ogni tentativo, però, non andò mai in porto. Questo fino agli anni ’90, quando Marvel coinvolse James Cameron, già regista di Terminator (e in futuro di Titanic e Avatar).
Cameron scrisse una bozza di sceneggiatura molto matura e dark, con Spider-Man probabilmente impersonato da Leonardo DiCaprio alle prese con vari villain, tra cui Electro e Sandman. L’idea delle “ragnatele organiche” al posto dei classici lancia-ragnatele, poi adottata nella prima trilogia, fu proprio di Cameron. Come sappiamo il progetto naufragò, soprattutto a causa dei problemi finanziari di Marvel, e Cameron decise di dedicarsi piuttosto a Titanic (1997).
Negli anni ’90, quindi, la Marvel non se la passava troppo bene a causa del collasso del mercato dei comics e dei debiti accumulati. Nel 1996 finì addirittura in bancarotta. Si salvò nel ’98 grazie alla fusione con Toy Biz, che già produceva i giocattoli legati ai suoi eroi. Nacque così Marvel Enterprises, poi diventata Marvel Entertainment. Ma a quel punto la compagnia aveva già venduto gran parte dei diritti cinematografici dei suoi personaggi più famosi: X-Men e Fantastici Quattro a 20th Century Fox, Hulk a Universal, Blade a New Line Cinema.
Nel ’99 la situazione era migliorata, ma la Marvel aveva ancora bisogno di liquidità per pagare gli ultimi creditori e stabilizzarsi. A malincuore mise in vendita i diritti dell’Arrampicamuri e se li aggiudicò Sony, tramite Columbia Pictures, per una cifra tra i 7 e i 10 milioni di dollari. Marvel tentò di vendere all’azienda giapponese anche i diritti di altri personaggi come Ironman, Thor e Captain America in un unico pacchetto da 25 milioni, ma Sony rifiutò considerandoli poco appetibili per il pubblico.
La trilogia di Raimi
Dopo il successo del primo film degli X-Men (2000) diretto da Bryan Singer, Sony si mise subito a lavoro per far fruttare i diritti dell’Uomo Ragno acquistati appena l’anno prima. Bisognava però trovare un regista, ma soprattutto bisognava trovare uno Spider-Man. Presero in considerazione diversi autori. Tra questi addirittura Tim Burton, che aveva già esperienza coi cinecomic grazie ai Batman con Michael Keaton. Alla fine però la scelta ricadde su Sam Raimi.
Raimi, regista della trilogia de La Casa, aveva un background legato all’horror, ma non quello tradizionale. La Casa (1981), La Casa 2 (1987) e L’Armata delle Tenebre (1992) erano infatti film molto grotteschi, caratterizzati dalla commistione tra orrore e commedia, ampio uso di effetti analogici e un bassissimo budget. Tra l’altro, già con Darkman (1990), Raimi dimostrò di essere capace a mettere in scena una sorta di Spider-Man ante litteram.

La scelta dell’attore protagonista, invece, fu molto travagliata. Raimi propose Tobey Maguire dopo averlo visto in Le Regole della Casa del Sidro (1999), dove vestiva i panni di un personaggio vulnerabile, introverso e con grande profondità emotiva. Sony non era convinta, preferendo piuttosto volti che incarnassero l’immagine tradizionale dell’eroe. Tra i tanti presi in considerazione figuravano Jude Law, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal. La produzione riconobbe le doti di Maguire, sia recitative che atletiche, solo dopo diverse audizioni e screen-test.
A quel punto era fatta, e Sony Pictures stanziò un budget di 140 milioni di dollari. Dopo 6 mesi di riprese tra Los Angeles e New York – e non pochi intoppi (Maguire si infortunò, alcuni costumi furono rubati, e di mezzo ci fu anche l’11 settembre) – finalmente Spider-Man uscì al cinema nel maggio del 2002, incassando più di 800 milioni di dollari.
L’enorme successo, che spinse Sony a dare subito il via libera per il sequel, è riconducibile a molteplici fattori. In primis l’Uomo Ragno trovò finalmente il suo spazio al cinema, attirando tutti quei fan che da anni aspettavano di vederlo su grande schermo. Poi ci fu la bravura di Raimi nel rendere credibile il personaggio, sia da un punto di vista di messa in scena, grazie alla regia e agli effetti speciali analogici, sia sul piano narrativo.
Il Peter Parker della trilogia originale, infatti, viene ancora oggi ricordato come quello più “relatable” e vicino allo spettatore. Si tratta a conti fatti di un nerd sfigato che, dopo aver ottenuto le abilità del ragno, si rende conto che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e decide di agire di conseguenza per il bene del prossimo. Impossibile poi dimenticare il cast e alcuni ruoli diventati iconici, dal Green Goblin di Willem Dafoe al J. Jonah Jameson di J. K. Simmons, nonché le splendide musiche di Danny Elfman.

La produzione del secondo capitolo fu ancora più complessa e ambiziosa, con un budget di quasi 200 milioni di dollari. L’ostacolo principale fu la salute di Tobey Maguire, che soffrì di problemi alla schiena dopo l’infortunio avvenuto sul set del film precedente. Per un periodo Sony Pictures pensò di sostituirlo con Jake Gyllenhaal, ma Maguire dimostrò – nonostante il dolore – di poter ancora impersonare l’Uomo Ragno ed eseguire personalmente molti degli stunt. A parte questo le riprese filarono lisce e Spider-Man 2 approdò nelle sale nel giugno 2004, incassando quasi quattro volte il suo budget di partenza.
Spider-Man 2 fu un netto miglioramento rispetto al primo capitolo, ed è tutt’ora considerato da molti il miglior film legato al personaggio e addirittura il miglior cinecomic di sempre. Qui Peter Parker gode di un’ulteriore umanizzazione: non deve solo fronteggiare il Doctor Octopus interpretato da Alfred Molina (che come villain non fa rimpiangere assolutamente Green Goblin, anzi), ma deve anche cercare di trovare un equilibrio tra le sue identità. Con Spider-Man 2 ci si rende conto più che mai che dietro la maschera c’è una persona, e quella persona deve pagare l’affitto, lavorare, studiare e affrontare i problemi di tutti i giorni.
Venne data anche più libertà creativa a Sam Raimi, che poté perfino implementare delle vere e proprie scene horror. Come dimenticare, infatti, la sequenza in cui Doc Ock massacra con i suoi tentacoli l’intera equipe di medici nell’ospedale? Ma se vogliamo parlare di singole scene, forse la più iconica e citata è quella del treno. Qui Spider-Man non solo rischia il tutto per tutto – togliendosi anche la maschera – ma si interfaccia anche con i cittadini newyorkesi per quello che è: un ragazzino in calzamaglia. E quegli stessi cittadini decidono di proteggerlo; perché tutti, anche con una singola azione, possono diventare eroi.

Con Spider-Man 3 invece molte cose andarono storte. Il budget superava i 250 milioni, e per evitare rischi la produzione limitò il controllo creativo del regista. Nei piani originali di Raimi Spider-Man 3 avrebbe dovuto concentrarsi sui rapporti umani, e come villain erano previsti solamente Sandman e Harry Osborn. Ma Avi Arad, presidente di Marvel Esterprises – che co-produceva il film – insistette affinché comparisse anche Venom. Certo: il costume nero dell’Uomo Ragno è ancora un gran bel vedere, ma l’aggiunta della storyline relativa a Eddie Brock e al simbionte minò la qualità del film. A un certo punto, infatti, la pellicola si trasforma in un vero e proprio caos, con troppi elementi e nessuno sviluppato bene. Nonostante ciò incassò 900 milioni e di conseguenza entrò in produzione Spider-Man 4.
Spider-Man 4, fissato per il 2011, avrebbe dovuto essere l’epica conclusione della saga. Da quello che sappiamo grazie ai concept-art trapelati, il villain principale sarebbe stato l’Avvoltoio interpretato da John Malkovich. Bruce Campbell, attore feticcio di Raimi dai tempi de La Casa, avrebbe vestito i panni di Mysterio in un cameo. Non si trovava però una quadra per la sceneggiatura, e il regista chiese più tempo alla produzione per evitare di commettere gli stessi errori di Spider-Man 3. Ma Sony Pictures non ne voleva sapere di rimandare l’uscita del film. A questo punto Raimi abbandonò il progetto, e gran parte del cast lo seguì. Successivamente Sony decise piuttosto di ricominciare da capo con un reboot, trasformando Spider-Man 4 in uno dei più grandi “what-if” della storia del cinema.



Amazing ma non troppo
Dopo l’accantonamento di Spider-Man 4 come già detto Sony optò per un reboot, e così nel 2010 iniziò la produzione di The Amazing Spider-Man. Dietro la macchina da presa subentrò Marc Webb, già regista di 500 Giorni Insieme, scelto per la sua esperienza con il genere romantico. Questo perché Sony Pictures voleva dare un taglio più teen alla nuova storia e porre maggiore enfasi sulla relazione tra Peter, interpretato da Andrew Garfield, e la Gwen Stacy di Emma Stone.
Il film arrivò in sala nel maggio 2012, generando incassi per 758 milioni di dollari. Non un opera dalla forte identità autoriale, certo, ma i fan tutto sommato lo apprezzarono, soprattutto per la chimica tra Garfield e la Stone. Alcuni però storsero il naso per il protagonista, giudicato troppo “belloccio” rispetto a Maguire. In molti sentirono la mancanza del “supereroe con super-problemi” ideato da Steve Ditko e Stan Lee nel ’62.

Ma i veri guai iniziarono con The Amazing Spider-Man 2. A quanto pare Sony non imparò dai suoi errori, decidendo ancora una volta di imporsi a discapito della sceneggiatura. L’intenzione era quella di creare il set-up per un vero e proprio universo narrativo sulla falsariga del MCU, che all’epoca stava riscontrando un incredibile successo. In The Amazing Spider-Man 2 compaiono Electro, Green Goblin e Rhino. Ma non solo: vengono anticipati anche Black Cat, Venom e i Sinistri Sei (per i quali era previsto un intero film spin-off). Proprio come per Spider-Man 3 di Raimi c’è troppa carne al fuoco e nulla di approfondito a dovere. La pellicola poi ebbe un incasso sotto le aspettative: circa 710 milioni a fronte di una spesa di 200. Non un flop, ma Sony auspicava al miliardo.
In ogni caso furono annunciati The Amazing Spider-Man 3 e addirittura il quarto capitolo della saga, ma nessuno dei due film vide mai la luce. Come mai? I motivi sono diversi, e c’entra anche Kim Jong-un, ma andiamo con ordine. Previsto per il 2016 e poi slittato al 2018, The Amazing Spider-Man 3 vide una pre-produzione travagliata, soprattutto a causa di Sony che faceva pressione per aggiungere sempre più personaggi alla sceneggiatura. Lo script a quanto pare si stava trasformando in un’accozzaglia di roba senza un vero filo logico. Poi avvenne un fatto: il film avrebbe dovuto essere annunciato ufficialmente nell’estate del 2014 a un evento organizzato da Sony a Rio de Janeiro. Tra i 750 invitati spiccavano il CEO dell’azienda, Kaz Hirai, e ovviamente Andrew Garfield. Ma Garfield – appena un’ora prima della serata – diede buca a causa del jet lag post-volo, offendendo l’intera dirigenza Sony.
Sempre nel 2014, a novembre, Sony fu vittima di un terribile attacco hacker, ed è qui che entra in gioco il nostro dittatore preferito. In quel periodo Sony stava promuovendo The Interview, commedia demenziale con protagonisti James Franco e Seth Rogen. La trama gira intorno a due reporter che volano in Corea del Nord per intervistare, e poi assassinare, proprio Kim Jong-un. Gli artefici dell’hacking, probabilmente legati al Governo Nord Coreano, non solo rubarono terabyte di dati, tra email interne e sceneggiature inedite, ma minacciarono attacchi terroristici ai danni delle sale che avrebbero proiettato The Interview. A questo punto Sony Pictures si vide costretta a limitarne l’uscita solo in streaming e in pochi piccoli cinema.

Tra le email rubate e poi fatte circolare online c’erano quelle relative al disagio provocato da Andrew Garfield pochi mesi prima. Ma anche discussioni su un possibile recast del personaggio, sugli spin-off come Sinister Six e soprattutto le trattative segrete con Marvel per fare entrare Spider-Man nel MCU senza Garfield. Divenne tutto di dominio pubblico, generando una pressione mediatica tale da accelerare l’accordo con Marvel avvenuto poi nel febbraio 2015. The Amazing Spider-Man 3 era stato ufficialmente cancellato.
Lo Spider-Man del MCU
Dunque nel 2015 Sony Pictures e i Marvel Studios, questi ultimi acquisiti da Disney nel 2009, siglarono un accordo senza precedenti. I diritti cinematografici dell’Uomo Ragno sarebbero rimasti all’azienda giapponese, che avrebbe anche prodotto e distribuito i film stand-alone. I Marvel Studios, che avevano già avviato il loro universo cinematografico nel 2008 con Iron Man, si sarebbero occupati – attraverso la persona del presidente Kevin Feige – della parte creativa e dell’integrazione del personaggio nella narrazione condivisa del Marvel Cinematic Universe (MCU). I ricavi sarebbero andati quasi totalmente a Sony, che avrebbe lasciato a Marvel il 5% del box office e i profitti del merchandise.
Per impersonare Spider-Man fu scelto Tom Holland, che all’epoca aveva solo 19 anni e un passato da ballerino, cosa molto utile per le scene d’azione. Il suo Uomo Ragno comparì per la prima volta in Captain America: Civil War (2016) e convinse il pubblico grazie alla sua energia adolescenziale e alla prospettiva di un futuro in sinergia con gli Avengers. Appena un anno dopo lo si vide protagonista di Spider-Man: Homecoming, pellicola diretta da Jon Watts che fortunatamente saltò la genesi del personaggio (nessuno aveva voglia di rivedere Zio Ben morire) per porlo immediatamente nell’azione. Fu un buon successo nonostante l’atmosfera estremamente teen, e fruttò ben 878 milioni a fronte di un budget di 175.

Successivamente Tom Holland tornò a indossare il costume per Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019). Il secondo capitolo della sua saga stand-alone, Spider-Man: Far From Home, arrivò invece nell’estate del 2019. Esso segue le vicende dell’Uomo Ragno subito dopo gli eventi dell’ultimo Avengers. Questo forte legame con il resto dell’universo narrativo non è solo ciò che caratterizza lo Spider-Man di Tom Holland rispetto agli altri, ma è anche ciò che divide di più il pubblico. C’è chi apprezza le connessioni con gli altri progetti targati MCU e chi invece le detesta, preferendo l’approccio meno seriale delle versioni precedenti. In ogni caso Far From Home fu il primo film sull’Arrampicamuri a superare il miliardo al botteghino (1,13 miliardi per la precisione), segnando il più grande successo per il franchise fino ad allora.
Queste cifre esorbitanti, però, incrinarono il rapporto tra Marvel (e quindi Disney) e Sony. Il terzo capitolo della saga con Tom Holland rischiava di essere colpito dalla stessa maledizione di Spider-Man 4 e The Amazing Spider-Man 3. Per farla breve: gli americani chiesero di fare 50 e 50 con Sony sia per quanto riguarda i finanziamenti che i guadagni, ma i giapponesi rifiutarono (sono state sganciate bombe atomiche per molto meno). Per qualche giorno Spider-Man uscì ufficialmente dal MCU e i fan non la presero bene, ma fortunatamente dopo un periodo di stallo Sony cedette e le due aziende si accordarono. Sony Pictures avrebbe mantenuto diritti e distribuzione mentre Marvel il controllo creativo nel MCU, ma le percentuali di co-finanziamento e la conseguente divisione dei guadagni sarebbero cambiate: non più 95/5 in favore di Sony, ma un più equo 75/25. Mamma che bella cosa il capitalismo.
E ora veniamo a Spider-Man: No Way Home, l’ultima apparizione di Tom Holland nei panni del personaggio. Almeno fino al prossimo 29 luglio, data d’uscita di Spider-Man: Brand New Day. Girato in piena pandemia e con un livello di segretezza altissimo, questo nuovo capitolo del franchise attirò subito l’interesse di tutti grazie all’introduzione del multiverso, il quale avrebbe permesso il ritorno di alcuni villain storici. Diverse foto trapelate dal set alimentarono le voci sulla presenza degli Spider-Man di Tobey Maguire e Andrew Garfield nel film, ma la Marvel negò tutto fino all’ultimo. Ma indovinate un po’? Maguire e Garfield c’erano eccome, e anche per questo la pellicola incassò quasi 2 miliardi di dollari. Fu un risultato incredibile anche se preso al di fuori del contesto post-Covid.

Le file per comprare i biglietti erano chilometriche e in alcune scene le sale tremarono. Si trattò di un vero e proprio evento globale. Ma a parte la componente nostalgica, com’è Spider-Man: No Way Home? Sicuramente si tratta di una pellicola che spinge molto sul lato emotivo e con alcune sequenze visivamente spettacolari, però un film non è fatto solo di questo.
Il vero problema per molti è la sceneggiatura: incipit debole, trama confusionaria e al servizio del fan-service. E poi troppi, veramente troppi, personaggi da gestire: c’è ovviamente Spider-Man, e poi Spider-Man e anche Spider-Man. Poi ci sono Doctor Strange, Green Goblin, Doctor Octopus, Sandman, Lizard ed Electro. Per non parlare dei comprimari come Zia May e gli amici di Peter. Insomma, un grande set LEGO costato 200 milioni di dollari. Divertente, emozionante, ma anche caotico e frettoloso. Per questo il giudizio complessivo varia a seconda di cosa il singolo spettatore cerchi in un film.
Il miglior Spider-Man dai tempi di Raimi?
Ora bisogna tornare di nuovo un po’ indietro, fino al fatidico accordo Marvel-Sony del 2015. A quel punto l’Uomo Ragno live-action entrò sì nel MCU, ma nulla vietava a Sony di realizzarne un altro animato. Le prime idee a riguardo risalgono al 2014, e lo sappiamo grazie a quel famoso attacco hacker, ma la produzione di Spider-Man: Into the Spider-Verse iniziò effettivamente nel 2015 e vide il forte contributo di Phil Lord e Chris Miller (registi del recente successo Project Hail Mary). Lord e Miller supervisionarono quindi la parte creativa, mentre alla regia lavorarono ben 6 mani: Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman. Come protagonista venne scelto Miles Morales, introdotto nei comics nel 2011, anziché l’ennesimo Peter Parker, che comunque ha un ruolo primario nella trama.
La storia segue le vicende del giovane Morales, che decide di prendere il posto di Parker come Uomo Ragno dopo la sua morte avvenuta per mano di Kingpin, il quale sta costruendo un macchinario che permette di viaggiare nel multiverso, col rischio di farlo collassare. Ad aiutare Miles giungeranno, ovviamente, altre versioni alternative del Ragno: Spider-Gwen, Spider-Man Noir, Spider-Ham, SP//dr e Peter B. Parker.

L’obiettivo era quindi realizzare un semplice film animato per spremere ancora di più il personaggio, ma il risultato si trasformò in un qualcosa di rivoluzionario e che valse a Sony Pictures Animation l’Oscar al miglior film d’animazione nel 2019. Oltre alla trama innovativa per l’epoca, poiché il multiverso non era stato ancora introdotto nel MCU ma solo nei fumetti, Into the Spider-Verse colpì soprattutto sul lato visivo. Utilizzarono diverse tecniche, dal 3D al 2D, unite a un look molto fumettistico dato da un’animazione spesso a 12 fotogrammi al secondo (anziché i soliti 24) e dalla presenza di “halftones” (i puntini dei fumetti), linee di inchiostro, texture di carta e onomatopee a schermo.
A spiazzare fu anche la caratterizzazione dei personaggi: sì numerosi, ma tutti memorabili già dai primi secondi grazie al character design e al loro carisma. Per esempio Spider-Man Noir è ispirato ai film anni ’30, Spider-Ham ai Looney Tunes e SP//dr sembra uscita dalle pagine di un manga. Ognuno di loro ha uno stile diverso che comunque si integra perfettamente al look finale della pellicola. Costato 90 milioni, ne incassò 375: un buon successo, considerando che cambiò per sempre l’animazione al cinema, ispirando anche altri studi come Disney e Dreamworks.
Il sequel, Spider-Man: Across the Spider-Verse, aumentò di molto la posta in gioco. Tornarono Lord e Miller alla produzione, mentre subentrarono alla regia Kemp Powers, Justin K. Thompson e Joaquim Dos Santos. In questa pellicola il multiverso è ancora di più al centro della narrazione: Miles conosce la Spider-Society guidata da Spider-Man 2099, e mentre una nuova minaccia inizia a mettere in pericolo tutto e tutti, il giovane Uomo Ragno dovrà anche fare i conti con il suo destino, scontrandosi proprio con Spider-Man 2099.

Svariati sono gli universi alternativi esplorati, e tutti diversi. Quello di Spider-Gwen, per esempio, è caratterizzato da una colorazione pastello acquerellata che quasi si scioglie sullo schermo, rappresentando le emozioni dei personaggi. Poi ci sono quello dello Spider-Man indiano dalle atmosfere più vivaci, quello di Spider-Man 2099 che invece si ispira al cyberpunk, e altri ancora. Vengono introdotti anche nuovi personaggi, come Spider-Punk, animato a un numero di fotogrammi al secondo differente da tutti gli altri Ragni per dare un senso di discontinuità in linea con il suo stile anarchico. C’è anche il nuovo villain, The Spot, che parte ridicolo per poi trasformarsi in una terribile minaccia, instabile e visivamente interessantissima.

Non mancano ovviamente le citazioni: dallo Spider-Man della serie animata a quello dei recenti videogiochi per PlayStation, ma anche uno LEGO, uno cowboy, uno gatto e tantissimi altri. Si tratta però solo di comparse, che per fortuna non rubano tempo alla narrazione ma aiutano a immaginare quanto sia grande lo Spider-Verse.
Per gestire tutto questo servirono più di 900 artisti. Tra i tanti ricordiamo l’italiano Mario Belfiore, co-creatore del design del Vulture “rinascimentale” di inizio film, che graficamente ricorda i disegni di Leonardo da Vinci. Il lavoro fu estenuante, anche 11 ore al giorno, al punto che diversi animatori se ne andarono. Ma alla fine Across the Spider-Verse uscì nel giugno 2023 e incassò quasi 700 milioni di dollari, ricevendo il plauso di critica e pubblico. Il terzo capitolo, Spider-Man: Beyond the Spider-Verse, inizialmente previsto per il 2024, è slittato più volte fino all’attuale data annunciata: giugno 2027.

Il merito del successo di Across the Spider-Verse è da attribuire all’enorme ambizione del progetto. Abbiamo già parlato della sua lavorazione, ma solo guardando il film ci si può rendere conto di quanto sia una gioia per occhi e, di conseguenza, di quanto sia stato difficile realizzarlo. Si tratta di un’opera capace di sfruttare al massimo le potenzialità dell’animazione e di fare cose che il live-action non potrebbe neanche sognarsi. Anche la sceneggiatura convince, grazie a un ottimo sviluppo dei personaggi, sia vecchi che nuovi, e all’introduzione degli “eventi canonici”, ovvero quei momenti che caratterizzano la storia di Spider-Man e che non possono – o non dovrebbero – essere evitati, come la morte dello Zio Ben. Un concetto forte, post-moderno e metanarrativo, che porta a un originalissima, almeno al cinema, analisi dell’Uomo Ragno come archetipo.
Cosa aspettarsi dai prossimi film?
Passati in rassegna tutti gli Spider-Man cinematografici usciti, è arrivato il momento di parlare di quelli che vedremo in futuro. Partiamo da Spider-Man: Brand New Day, in uscita il prossimo 29 luglio nelle sale italiane e il 31 in quelle statunitensi. Già dal titolo si puó intuire che questa pellicola sarà un nuovo inizio per l’Uomo Ragno di Tom Holland. Il trailer, che ha già battuto ogni record di visualizzazioni su YouTube, mostra proprio un’atmosfera molto più dark e “grounded” rispetto ai precedenti film. Non ci sono più i gadget super-tecnologici di Tony Stark o gli incantesimi di Doctor Strange: Spider-Man ora è da solo contro il mondo, e i fan sono contenti di questo.
Rimane però alto il rischio di “sovraffollamento”. Oltre a Spider-Man e i suoi (ex) amici, compariranno infatti anche il Punitore, Bruce Banner e quindi probabilmente anche Hulk. Poi l’organizzazione di ninja assassini “La Mano”, i villain Scorpion, Tombstone, Tarantula, Boomerang e l’attrice Sadie Sink in un ruolo ancora misterioso. Il regista Destin Daniel Cratton, lo stesso di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, ha promesso uno Spider-Man più maturo e “street-level”, e noi speriamo sia effettivamente così. Nel frattempo i Marvel Studios hanno condiviso i primi poster ufficiali.

Se Brand New Day sarà l’inizio di un nuovo viaggio per l’Arrampicamuri, Spider-Man: Beyond the Spider-Verse sarà invece la fine di un altro. Il film sarebbe dovuto uscire nel 2024, ma lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood nel 2023 e le continue revisioni sulla trama lo hanno fatto rimandare più volte fino al 16 giugno 2027. Le aspettative sono altissime, e se venissero rispettate probabilmente ci troveremmo di fronte alla migliore trilogia mai realizzata sul personaggio per qualità e costanza.
Ma Beyond the Spider-Verse dovrà riuscire in due cose fondamentali per non deludere: chiudere la storia in maniera coerente e soddisfacente, ed essere meglio – o quantomeno pari – ai film precedenti sul piano visivo e artistico. Sembra quasi impossibile, ma d’altronde lo sembrava anche superare Into the Spider-Verse. Purtroppo per ora non abbiamo ancora un trailer, ma possiamo consolarci con le poche immagini ufficiali.



In ogni caso è incredibile come l’Uomo Ragno rimanga ancora un personaggio così estremamente versatile e capace di generare hype tra le persone. Dal 2002 a oggi, ogni sua versione su grande schermo – tra alti e bassi – è stata diversa dalle precedenti, e sembra che questa sua forza non sia ancora destinata a esaurirsi. Sarà per il suo costume iconico, per i suoi volteggi tra i grattacieli di New York o per i valori che si porta dietro, ma Spider-Man ha ancora tantissimo da dire.

