Un flop, una stalla o un’idea geniale? Dallas Jenkins, dopo un film che non ha brillato al botteghino nel 2017, si è ritrovato a girare un cortometraggio natalizio in una stalla dell’Illinois. Durante le riprese, ha avuto un’illuminazione: «Mi sono reso conto che non c’erano prodotti su Gesù in più stagioni». Da lì è nata l’idea di una serie televisiva a più stagioni sulla vita di Gesù, finanziata attraverso un crowdfunding che ha raccolto 10 milioni di dollari solo per la prima stagione. Il suo nome è The Chosen.
In quest’epoca di infinite cancellazioni di programmi streaming, è raro che una serie, anche un cult, duri più stagioni, figuriamoci che prosperi, eppure The Chosen si è ritagliata un’eccezione su più fronti… sarà stata la mano di Dio? O le persone hanno bisogno di più storie d’amore?
Eh già, in questa serie, finalmente, Gesù viene mostrato nella sua essenza più vera: un uomo di Amore, non un supereroe o un giudicatore di anime. Ma vediamolo nel dettaglio.
Gesù nel suo lato umano
In The Chosen, Gesù non è solo il figlio di Dio, è un uomo che ride, partecipa a matrimoni, fa i bagni nel mare giocando con i suoi “amici” e interagisce con i suoi discepoli in modo empatico. Jenkins ha voluto mostrare l’umanità di tutti i protagonisti:
«Gesù e i suoi discepoli non sono delle statue, ma delle persone vere»
Questo approccio ha reso la narrazione più accessibile e coinvolgente per il pubblico moderno. In particolare modo, i giovani, sempre più attratti da una storia che non è più distaccata, lontana, e sovrumana. La serie, finanziata con l’aiuto degli Angel Studios, con sede nello Utah, ha ricevuto elogi a malincuore dalla critica e un’enorme fedeltà da parte di legioni di fan che la guardano in streaming sul sito web di Angel e su altre piattaforme. Gesù, nel suo lato umano, fatto di dubbi, sofferenza e paura. Lo sentiamo vicino a noi, proviamo empatia, ci mettiamo nei suoi panni.
Gesù è un ragazzo, morto a 33 anni, vissuto come tutti noi, con l’unica eccezione, piccolissima, di essere il Messia. Gesù è un uomo d’amore, un uomo di compassione, coraggio e virtù; ma è anche spaventato da ciò che gli accadrà, è deluso dal rifiuto della sua gente, è sorpreso dalla fede dei Gentili.
La parte più significativa, dove va tutto il nostro plauso ai creatori, la troviamo in un breve dialogo con Maria, dove a seguito di un enorme sconforto, come tutti i figli, Gesù cerca la madre per un conforto, e si scambiano queste battute:
M: Non potranno capirti sono solo umani…
G: lo sono anche io.
Gesù è un uomo tra gli ultimi, i poveri, i dimenticati. Un uomo semplice, buono ma con forza d’animo e spirito. Il concetto che porta con sé e che stravolge i cuori di tutti, ora come allora, lo spirito, sia quello di ognuno di noi che avrà vita eterna, sia quello Santo che illumina e cura quello umano. Un regno di Dio fatto di spirito, e non di carne, da coltivare e migliorare.
E qui tutti noi sentiamo la voglia di portare la parola, di avvicinarci al Messia, per fede o per amore, di parlare di lui. Perlomeno, parlare di The Chosen, che smuove gli animi e porta pace.
Un successo globale e multiconfessionale
La serie ha raggiunto oltre 280 milioni di spettatori e più di 900 milioni di visualizzazioni di episodi singoli. In Italia, è stata trasmessa su Tv2000 e ha registrato un’ottima accoglienza. La serie è stata tradotta in 60 lingue, con l’obiettivo di raggiungere 600 traduzioni entro la fine delle riprese. Tutte e tre le stagioni sono disponibili in streaming sul sito web di Angel, così come su Peacock e sull’app The Chosen; la prima stagione è disponibile anche su Netflix e Prime Video.
Il creatore Dallas Jenkins ha ribadito con fermezza nelle interviste che il suo obiettivo principale con la serie è «rappresentare accuratamente il carattere e le intenzioni di Gesù e dei Vangeli» senza «pensare troppo a chi possa piacere». Jenkins ha portato il suo progetto agli Angel Studios, dove è riuscito a raccogliere oltre 10 milioni di dollari per la prima stagione e un totale di 30 milioni di dollari per le stagioni due e tre. Dopo aver facilitato il crowdfunding, Angel ha ottenuto i diritti esclusivi per la distribuzione di The Chosen fino a novembre 2022.
Il regista Jenkins, evangelico, e l’attore protagonista Jonathan Roumie, cattolico, hanno collaborato per offrire una rappresentazione di Gesù che potesse parlare a credenti di diverse confessioni. Roumie ha dichiarato: «Il segreto del successo di questa serie è Dio. E un altro ruolo importante lo svolge lo Spirito Santo».

La serie ha coinvolto consulenti cattolici, protestanti e un rabbino messianico per garantire un approccio ecumenico. The Chosen si distingue per l’uso di espedienti narrativi originali, come l’inquadratura soggettiva che mostra gli apostoli e Maria Maddalena confessarsi direttamente allo spettatore, rappresentato da Giovanni. Questo stile conferisce un senso di intimità e realismo alla narrazione, rendendo i personaggi più vicini al pubblico contemporaneo.
The Chosen rappresenta un’innovazione significativa nella narrazione biblica, combinando fedeltà al messaggio evangelico con una forma narrativa moderna e coinvolgente.
Quale messaggio ci lascia
La serie stessa chiarisce, tramite un disclaimer nel primo episodio, che «tutto il contesto biblico e storico e qualsiasi immaginazione artistica sono concepiti per supportare la verità e l’intento delle Scritture». Se tutto ciò sembra un’impresa molto seria, allora considerate che per gran parte del suo pubblico, romanzare la Bibbia è uno dei compiti più seri che ci siano.
The Chosen dedica un buon numero di minuti alla costruzione del mondo, aiutando il pubblico a comprendere il contesto sociopolitico in cui nacque Cristo. L’Impero Romano, oppresso dal suo stesso peso, affrontò una crescente resistenza e ribellione da parte di una popolazione mediorientale oberata di lavoro. La persecuzione degli ebrei si intensificò in questo periodo, mentre fazioni ebraiche in competizione crearono dissenso e divisione all’interno del gruppo.
In questo quadro fuoriesce un messaggio, o meglio una domanda:
Dio cosa vuole dirci? Siamo così sicuri che non esista? Siamo sicuri che esista? E Gesù… cos’è per noi?
Ecco, forse l’ultima è quella più significativa: che tu sia credente o meno, dopo questa serie Gesù per te è qualcosa, qualcuno che ti ha lasciato un segno o perlomeno un ricordo.
Se questo era l’intento del regista, ben fatto!
La nostra valutazione è 5/5, credenti o meno.
di Sara Ginevra Marra e Miriam Fiorillo

