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Claudette Colvin |AP Photo/Julie Jacobson

Ci fu qualcuno prima di Rosa Parks: Claudette Colvin e la storia dimenticata

Rosa Parks è diventata il volto storico della lotta alla segregazione razziale a partire dal dicembre del 1955. Un gesto piccolo, ma eclatante. Rifiutare di cedere il proprio posto ad una donna bianca come segno di rispetto e implicita sottomissione. La storia di Rosa Parks non verrà cancellata da nessuno. La cosa interessante è che c’è stato qualcuno che nove mesi prima di lei aveva compiuto lo stesso atto di ribellione: il suo nome è Claudette Colvin.

Claudette Colvin: il ritratto

Claudette Colvin nasce il 5 settembre del 1939 a Birmingham, in Alabama. Maggiore di otto sorelle, cresce a Pine Level, stessa cittadina in cui è cresciuta Rosa Parks. All’epoca dei fatti aveva soli quindici anni. Amava leggere, studiare. Bambina curiosa e attenta, frequentava la scuola Booker T. Washington High School, una scuola segregata per soli neri.

Un autobus pieno e l’ordine di alzarsi

In un giorno di primavera quasi uguale a tutti gli altri, accade però qualcosa di speciale. Il 2 marzo del 1955 Colvin stava tornando a casa da scuola e come ormai abituata a fare, prende un autobus di linea insieme a degli amici. Secondo la sua dichiarazione giurata del 2021 Claudette racconta che “Di solito io e i miei compagni di scuola prendevamo un autobus speciale che era riservato ai bambini neri. Ma il 2 marzo del 1955 eravamo usciti da scuola prima, credo a causa di una riunione tra gli insegnanti. Avevamo camminato fino in centro e preso il bus cittadino per tornare a casa”.

Poche fermate e lo spazio anteriore del bus si riempie. Alla richiesta dell’autista di alzarsi e cedere il suo posto ad una donna bianca, in accordo con le leggi segregazioniste (Jim Crow), Claudette si rifiuta categoricamente. Ecco che arrivano gli agenti di polizia. Come si legge dal Montgomery Advertiser “Gli agenti Paul Headley e T. J. Ward hanno dichiarato che sono stati chiamati all’intersezione di Bibb e Commerce Streets il 2 marzo per investigare un disturbo su un autobus della Montgomery City Bus Lines. Al loro arrivo, hanno trovato due ragazze nere sedute nella parte anteriore dell’autobus”. Una delle due decide di spostarsi immediatamente, l’altra, Claudette, si rifiuta. “Quando le è stato detto che era in arresto, ha colpito gli agenti e ha calcato Ward (…)”.

Pagina del Montgomery Advertiser sul caso Colvin

Come Claudette ha raccontato anni dopo in un’intervista alla CNN, avrebbe anche urlato “è un mio diritto costituzionale sedermi tanto quanto quello della ragazza. Ho pagato anch’io la mia tariffa”. Ed ecco arrivare il peggio. Claudette viene arrestata con due capi di imputazione: violazione dell’ordinanza di segregazione e aggressione ad un agente di polizia. Di lì a poco esce su cauzione, pagata dal suo pastore. Racconterà in seguito alla BBC che quella notte “lei e la sua famiglia rimasero sveglie per timore di possibili ritorsioni”.

Il processo

In Tribunale Colvin resta coerente con se stessa, si dichiara “Non colpevole”. Ed ecco la condanna: il giudice minorile Wiley H II Jr. ha condannato la ragazza a libertà vigilata. L’accusa? “aggressione e di violazione del Capitolo 6, Sezione 11, del Codice della Città di Montgomery che stabilisce che il conducente dell’autobus ha potere di polizia mentre è responsabile di un autobus e deve assicurare che i passeggeri bianchi e di colore siano segregati; e “…sarà illegale per qualsiasi passeggero rifiutare o non riuscire a prendere un posto tra quelli assegnati alla razza a cui appartiene…”. Se la condanna fu lieve, l’opinione pubblica verso Claudette fu feroce. La ragazza colpita dalle prime ondate d’odio decide di abbandonare gli studi.

C’era qualcuno che pensò per un tempo di dare la giusta luce a Colvin, quello fu l’NAACP. La National Association for the advanced of colored people inizialmente voleva usare il caso Colvin come punto di partenza per contestare le famose leggi Jim Crow, ma poi cambiò idea. C’erano diversi fattori che portarono a questa decisione: Colvin, appena quindicenne era rimasta incinta ed era nubile. E.D. Nixon, leader della sezione di Montgomery dell’NAACP, fu esplicito: cercava “una donna sposata, moralmente pulita e con preparazione accademica abbastanza buona. C’era anche un altro fattore: Rosa Parks aveva un colore della pelle più chiaro, il che significava meno discriminazione persino dalla sua stessa comunità nera. Il primo figlio di Claudette Colvin nasce nel 1956, il suo nome è Raymond.

Il caso “Browder contro Gayle”

Nonostante la scarsa reputazione di cui godeva Claudette, diviene una delle quattro querelanti del famoso caso “Browder contro Gayle”. Le altre tre donne nere a comporre la schiera erano: Aurelia S.Browder, Susie Mc Donald, Mary Louise Smith. Ecco l’idea del peso dell’opinione pubblica: in prima istanza le querelanti erano cinque, c’era anche Jeanette Reese che decise di ritirarsi dal caso a causa di pressioni e intimidazioni da parte della comunità bianca. “Browder contro Gayle” non è stato un caso qualsiasi, anzi è una pietra miliare della storia contemporanea americana. La sentenza del 1956 fu clamorosa: stabilì che il sistema di autobus segregati di Montgomery e di tutta l’Alabama fosse incostituzionale. La Corte Suprema confermò la decisione il 17 dicembre 1956.

Perché fu scelta Browder come volto principale e non Claudette? Per motivi strategici. A giocare molto era la sua età all’epoca dei fatti. Browder era l’unica tra le querelanti ad avere un’età media, 37 anni. Le altre querelanti o erano adolescenti o anziane. Rosa Parks, arrestata mesi dopo il 1° dicembre, divenne il volto pubblico del movimento: il suo arresto innescò il boicottaggio. Ma non fu coinvolta nel caso legale Browder v. Gayle perché il suo processo era condotto separatamente.

Claudette Colvin Rosa Parks
Claudette Colvin

Tre anni dopo: New York

Claudette Colvin si trasferisce a New York in cerca di nuove opportunità e soprattutto di ricominciare. Fatica a trovare lavoro, cerca di costruire una vita normale, comune, ordinaria, senza dare troppo nell’occhio. “Venivo sempre licenziata quando i miei datori di lavoro scoprivano che ero ‘la ragazza’, quella che era rimasta seduta sul bus”, ha raccontato Claudette nella sua dichiarazione giurata presentata in tribunale nel 2021. Per più di sessanta anni rimane invisibile. Nessuno sa chi è. Nessuno la cerca.

Ottobre 2021: la petizione

Sessantasei anni dopo aver rifiutato di alzarsi da un autobus, il 26 ottobre 2021, Claudette Colvin presenta una petizione al Tribunale Minorile della Contea di Montgomery per cancellare la sua condanna dalla fedina penale. Finalmente, una meritata vittoria formale e definitiva. La petizione ammette ufficialmente che le accuse erano incostituzionali. La legge Jim Crow che violò fu dichiarata illegale da Browder v. Gayle nel 1956. La condanna viene cancellata.

Dimenticata dal suo stesso movimento

Claudette Colvin è morta il 13 gennaio di quest’anno. Dietro di sé ha lasciato tante meritate certezze e altrettante domande. Come Rosa Parks ha lottato per i propri diritti civili, ma a differenza di Parks è stata quasi accantonata. Il perché è la vera parte deludente di questa storia. Il suo movimento ha scelto consapevolmente di non rendere nota la sua storia per obbedire ancora alle logiche del pensiero comune. Troppo nera, troppo sola, troppo giovane, incinta.

Claudette Colvin aveva ragione. Ma ha dovuto aspettare 66 anni per avere un “mi dispiace” dal sistema. La vera lezione della sua storia non è che Rosa Parks fosse sbagliata. È che sappiamo molto poco di come la storia viene scritta, ma soprattutto di chi viene dimenticato mentre viene scritta.

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