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Te lo recensisco io: “Il pizzo strappato” di Emilia Pardo Bazàn

Protagonista scomoda e incisiva della cultura letteraria a cavallo tra ‘800 e ‘900, Emilia Pardo Bazàn ci ha offerto una galleria di racconti straordinari. Uno di questo è “Il pizzo strappato”.

Ma chi è questa scrittrice?

Domanda assolutamente lecita, non sentirti ignorante se non l’hai proprio sentita nominare o magari (se è capitato) l’unico ad aver pronunciato il suo nome è stato quel tuo amico di lettere che non pensa ad altro se non allo studio matto e disperato. Ti sveliamo un segreto: probabilmente è solo un umanista, lascialo stare, è incurabile l’ossessione per la lettura.

Comunque, detto tra noi, quest’artista e scrittrice non è stata praticamente mai considerata neanche dalla critica letteraria. Anzi, proprio ultimamente qualcuno di animo un po’ più nobile e gentile, ha riconosciuto il magistero della sua esperienza scrittorea e ha praticamente deciso di scriverci qualche saggio su.

Dato che il focus nostro non è proprio lei, noi ci limitiamo a dirvi che è stata una donna di carattere. Espressione che rende bene l’idea del coraggio che ci vuole nell’imporsi in degli ambienti che quasi non hanno posto per te. Perché hai avuto una sventura nella vita, essere nata donna.

Emilia Pardo Bazàn

Una galleria di vite tormentate

“Il pizzo strappato” non è nient’altro che una vera e propria galleria di vite tormentate. Al centro di queste tante piccole storie di sofferenze, vittorie, sconfitte e rivincite, vi sono una marea di donne. Tutte diverse tra loro, per ceto ed impeto. Nella piena volontà, da parte di una donna consapevole di rappresentare una muta minoranza nella società austera ottocentesca, di mostrare vincoli e tormenti a cui sono esposte le donne di tutto il mondo. Soprattutto in Spagna. Che forse in quel momento era la sorella gelosa dell’Italia e della Francia (forse) un po’ più avanti rispetto a lei.

La Pardo Bazàn conta un complessivo di più di 500 racconti scritti in tutta la sua vita. Si capisce bene quanto sia stata prolifica la produzione del testo breve. In quest’antologia, la cui introduzione è stata magistralmente curata dalla docente di Letteratura Spagnola Valentina Nider presso la facoltosa università Alma Mater di Bologna, vi è una panoramica rispetto alla vita femminile nell’ottocento e la carriera euforica della Pardo Bazàn. Valentina Nider è quella docente che ti spiega le cose così bene che ti entrano in testa senza bisogno di ripeterle nemmeno.

I racconti selezionati sono soltanto 18, quindi manco poi così tanti. Non ti annoierai, garantiamo noi.

Mille sorti diverse per mille donne diverse

Tra tristi e forse un po’ “fastidiose” storie di necrofilia, violenza fisica e violenza psicologica, ci sono anche racconti di donne che con lo sguardo di oggi, possiamo dire ce l’abbiano fatta. Diciamo “fastidiose” solo per sottolineare l’abilità di scrittrice della Pardo Bazàn. Il ritratto di una società che non deve essere per forza elitaria, nobile e borghese e tutta quella finta bellezza che si porta dietro, è tipico del Naturalismo. Stesso Naturalismo che la nostra scrittrice coraggiosa si è impegnata a proporre e diffondere nella remota società spagnola.

“Il pizzo strappato” è forse il racconto di vittoria personale più significativo. Micaelita Arànguiz sceglie di condurre una vita solitaria, piuttosto che sposare un uomo apparentemente perfetto, ma finto. E la sua storia ce la racconta, qualche anno dopo. È bastato un piccolo, minuscolo, sguardo, trasmettitore di timore e violenza per aver sbadatamente rotto il pizzo regalato all’amata in occasione delle presunte nozze, a far cambiare rotta alla nostra Micaelita. Che di coraggio ne ha da vendere.

Così, sappiamo di un secco e vivace “no” pronunciato su quell’altare che potenzialmente avrebbe portato la benedizione del Signore su una coppia disfunzionale. Una sorta di benedizione di una futura prigionia, le cui sbarre della cella matrimoniale col compito di rinchiudere Micaelita, avevano come catenaccio un paio di fedi nuziali tanto preziose quanto fatali.

Quel libro per…

Compra e leggi questo libro per una serie infinita di motivi. Per renderti conto cosa significhi in parte, essere fortunati per vivere in una società che si pone a tutela di queste dinamiche nocive. Per renderti conto d’altra parte, cosa significhi sentirsi ancora sfortunati nell’accogliere ancora oggi, molte delle dinamiche di violenza rappresentate nel testo. Per gioire della felicità di chi ha la possibilità di scegliere la solitudine piuttosto che la morte. Per tifare in una rivoluzione che alcune protagoniste riescono a mettere in atto. Per soffrire silenziosamente pagina dopo pagina per un destino ormai scritto con inchiostro rosso sangue.

E infine, compra e regala questo libro per non smettere mai di parlare di violenza sulle donne. Non è solo una battaglia di quest’epoca, è una guerra ai danni del più debole che dura da sempre. Tristemente.

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