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Torna in voga la pelliccia: riciclo del vintage o acquisto del sintetico?

Tutti gli armadi delle donne hanno visto, almeno una volta, transitare un qualsivoglia oggetto o capo di abbigliamento fatto di pelo. La pelliccia, vera o sintetica, è tornata di moda già da qualche tempo registrando un particolare picco di mercato grazie anche ad alcuni brand più o meno conosciuti che hanno continuato ad includerla nelle loro collezioni.

Questo capo di abbigliamento ha sempre diviso le opinioni: inizialmente erano riservate solo alle ricche “sciure” di considerevoli posizioni nei ranghi sociali; alcuni la ritengono elegante e funzionale, altri invece villana e futile. Nell’era della self confidence però, il dibattito si è di nuovo incentrato sulla effettiva sostenibilità delle pellicce che, dopo anni di proteste e di uova lanciate sulla faccia di Anna Wintour, vede scontrarsi due facce della stessa medaglia.

Team Riciclo

Riciclare le vere pellicce vintage limiterebbe, seppur in piccolo, la produzione di nuove. A prescindere dall’etica che vede un atto di crudeltà nella loro produzione, il riciclo del vintage non implica certamente l’azzeramento dei fattori inquinanti: anche qualora si tratti di pelli da scarto alimentare, bisogna considerare che gli allevamenti intensivi producono anidride carbonica. Inoltre, il processo di conciatura e tintura delle pellicce prevede l’utilizzo di materiali tossici come ad esempio la formaldeide.

In contropartita e in particolar modo le pellicce di scarto alimentare senza alcun impiego, finirebbero negli inceneritori contribuendo a loro volta, in altre forme, all’inquinamento.
Sul piatto della bilancia per alcuni resta valida l’ipotesi del riciclo: a prescindere dalla tipologia di pelliccia, il riciclo è sempre una buona opzione, valida per la sostenibilità concreta e anche per accontentare le nonne che non le indossano più: «Una vera pelliccia viene riciclata. Le persone le indossano per 30 anni, le danno ai loro figli, poi le trasformano in cuscini» ha detto Tom Ford al tempo.

Team Sintetico

La produzione di una vera pelliccia inquina l’ambiente più del sintetico e prevede l’abbattimento di numerose specie. I maggiori marchi del lusso proprio per questo motivo hanno mosso le loro produzioni verso l’uso del sintetico, a seguito di numerose proteste e soprattutto di una presa di coscienza collettiva: nessuno vuole sentirsi responsabile di aver ucciso un animale. Ma mentre Gucci, Fendi, Versace e infiniti altri favoreggiavano l’utilizzo delle pellicce sintetiche, talvolta realizzando dei mocassini oggettivamente discutibili che ricordano Chewbacca, il buon Karl Lagerfield ammoniva il Fashion sistem dicendo che “La pelliccia sintetica inquina il mondo più di ogni altra cosa”.

Karl non aveva forse torto: sebbene siano definite “ecologiche”, non hanno nulla di eco. Le fibre ed il plasticume che compongono una pelliccia sintetica non sono affatto biodegradabili. Restano anni e anni nell’ambiente generando sostanze tossiche e microplastiche che minano la salute degli uomini e degli ecosistemi, contribuendo al fallimento di una lotta alle plastiche che faticosamente il mondo cerca di portare avanti. Nonostante ciò, in molti sostengono che la produzione e l’utilizzo di un’ecopelliccia sia meno dannosa rispetto al processo di produzione di un cappotto in visone che prevede un processo di lavorazione molto più dannoso in termini di sostenibilità.

A te piacerebbe indossare un animale morto 80 anni fa oppure preferisci puzzare di plastica?

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