Fine della corsa
Settimana da fine corsa in Italia e nel mondo. Dalla Flotilla al piano di pace per Gaza, passando per le “importantissime” elezioni nelle Marche, in settimana un po’ di cose che abbiamo seguito sono arrivate a fine corsa o quasi. Per non lasciare le cose a metà c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
Pace/ultimatum in Medio oriente
Dopo quasi due anni di guerra, in Medio oriente si vede una flebile luce in fondo al tunnel. Nonostante Ben Gvir e Smotrich (i due super “cattivi” della destra israeliana) si mettano ancora di traverso, Netanyahu ha accettato il piano/ultimatum proposto da Trump e Tony Blair (non è un omonimo. È proprio l’ex primo ministro laburista inglese!). La cosa non ci sorprende, dato che il piano sembra essere stato scritto da Netanyahu in persona. Le cose andrebbero più o meno così: una volta scattato il cessate il fuoco, Hamas avrebbe 72 ore per rilasciare gli ostaggi sia vivi sia morti (più probabile la seconda). Ad Israele toccherebbe rilasciare 250 prigionieri palestinesi e 1.700 persone di Gaza detenute dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. L’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi dalla Striscia, ma a suo piacimento (tempi/modi). Inoltre verrebbe creata una “zona cuscinetto”, lungo il perimetro della Striscia, la cui ampiezza verrebbe decisa sempre da Israele. Il piano, visto così, sembra proprio “sbilanciato”. Preparatevi, però, perché il resto è anche peggio.
Il futuro della striscia di Gaza
Il controllo politico della striscia di Gaza sarebbe affidato ad una “commissione palestinese tecnocratica e apolitica”. Qui siamo alla celebre “testa di legno”. Infatti il potere vero sarebbe nelle mani del “Consiglio della Pace” guidato da Trump stesso (lui ha detto che non vorrebbe farlo, visto che essere il presidente degli Usa è un lavoro usurante. Ma tutti vogliono che sia lui. E lui non può non sacrificarsi per la pace nel mondo. Povera stella, un nobel per la pace lo meriterebbe proprio.) Il consiglio sarebbe una sorta di fritto misto. All’interno avremmo leader palestinesi e internazionali, tra cui l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Il Consiglio fungerebbe da traghettatore (come si vede spesso fare ad alcuni allenatori di calcio) finché l’Autorità palestinese, cioè l’ente che già governa parte della Cisgiordania, non si sarà ripulita (cosa che potrebbe anche non avvenire mai, visto che a decidere saranno americani e israeliani).
Hamas non dovrebbe avere alcun ruolo nel governo di Gaza. I suoi membri potrebbero ottenere un’amnistia e la possibilità di emigrare in modo sicuro verso altri paesi. (Ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco). La Striscia di Gaza dovrebbe essere demilitarizzata. Pace e sicurezza nel frattempo saranno garantite dalla Forza di stabilizzazione internazionale. In bocca al lupo… Naturalmente non poteva mancare il progetto di sviluppo economico, sempre targato Trump (cosa deve fare questo per il Nobel, io non lo so). Insomma forse la riviera di Gaza non rimarrà un sogno.
Insomma il piano/ultimatum presenta molte zone “grigie”, grazie alle quali Israele potrebbe “infilarsi” per strappare altri pezzi di territorio. In questo modo il disegno biblico del grande Stato d’Israele (comprendente Giudea, Samaria e Galilea) diverrebbe realtà. Come candidamente ammesso dallo stesso Netanyahu.
Hamas, Gazawi ed autorità palestinese non hanno avuto molta voce in capitolo. Anzi. Per rendere il concetto ancora più chiaro, Trump ha specificato che o i palestinesi accettano il piano/ultimatum, o lascerà finire il lavoro/pulizia etnica a Netanyahu. Insomma le classiche parole che ti aspetti da un futuro premio Nobel per la pace.
Fine della corsa per la Flotilla
Giovedì si è concluso il difficile viaggio della Global Sumud Flotilla. Tutte le navi, una volta arrivate in prossimità del blocco navale israeliano, sono state intercettate dalla marina israeliana ed hanno subito l’abordaggio da parte dell’esercito. I video di un’imbarcazione della Flotilla (Mikeno) sbarcata a Gaza sono falsi. I membri dell’equipaggio sono stati fatti scendere, e saranno tutti espulsi. Dovessero rifiutare, saranno giudicati da un tribunale israeliano. Ed alla fine saranno espulsi lo stesso. La missione dal punto di vista pratico è stata un fallimento. Gli aiuti, comunque pochi, non hanno raggiunto la striscia. La missione però è riuscita ad arrivare al cuore di molte persone. Difatti, una volta arrivata la notizia del blocco della Flotilla, numerose e partecipate manifestazioni hanno riempito le piazze d’Europa e d’Italia. Ora non sappiamo (e probabilmente mai lo sapremo) l’impatto politico di questa enorme pressione mediatica/popolare sulla guerra in Medio Oriente. Sicuramente possiamo dire che non tutto è stato vano.

Altre notizie della settimana
In Moldavia continua la corsa degli europeisti
Unione europea 3 – Russia 0, almeno in Moldavia. Nel conflitto sotterraneo (ma non troppo) tra Russia ed Ue in est Europa, i moldavi, alle elezioni legislative di domenica scorsa, hanno massicciamente votato a favore dei partiti europeisti. Molto staccato il blocco dei partiti filo russi. Dopo la rielezione della Presidente europeista Sandu, ed il referendum (approvato) per inserire l’adesione alla Ue in costituzione, questa è la terza sconfitta per Putin & Co. in terra Moldava in meno di un anno (roba che neppure il Pd). Insomma il messaggio ora sarebbe anche chiaro: i moldavi, in larga maggioranza, vogliono allontanarsi dalla Russia ed avvicinarsi all’Unione europea. Ma qualcosa mi dice che Putin non leggerà neppure la notifica.

L’Ohio d’Italia si è espresso
Domenica scorsa si è votato nelle Marche, note per essere l’Ohio d’Italia. Come da un po’ di tempo a questa parte accade, ha vinto la coalizione di centro destra. Il Presidente di regione uscente, Acquaroli di fratelli d’Italia, ha battuto piuttosto nettamente il candidato del campo largo Ricci. Al buon Ricci non è bastato neppure organizzare un treno per Gaza o promettere come primo atto il riconoscimento da parte delle Marche della Palestina. (Sicuramente una grossa occasione persa per i palestinesi.) Forse sarebbe stato meglio per lui concentrarsi su questioni locali. Ma vabbè le elezioni ormai sono finite, quindi sarà per la prossima volta. In ogni caso, nonostante una campagna elettorale quantomeno rivedibile, non è stato Ricci il problema. Infatti i partiti che lo sostenevano sono riusciti a fare peggio. Nelle Marche infatti si è consumata una nuova sconfitta per il campo largo (PD-M5S), che ormai da mesi si diverte a collezionare brutte figure. Nonostante ciò, nessuno da quelle parti mette in discussione l’alleanza e si va avanti senza cambiare niente, per la felicità di Meloni & Co.
San Francesco diventa festa nazionale
Il nostro paese riesce a dividersi su tutto. Ma quando si tratta di festività e santi, allora ci si compatta che neppure davanti ad una partita della nazionale italiana di calcio. Dopo la Camera dei deputati, anche il Senato ha approvato la proposta di rendere il 4 ottobre (San Francesco) festa nazionale. Quindi dal 2026 sarà giorno rosso, per la gioia di tutti i laici e gli imprenditori italiani.
Anche per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

