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Com’è cominciata tra Palestina e Israele?

Ripercorriamo insieme tutte le tappe di questa lite perpetua tra lo Stato di Israele e il non-Stato della Palestina. Come e quando è cominciata?

Tra romani ed ebrei non è mai stato amore e, dopo 3 rivolte, gli ebrei capirono che per evitare lo sterminio, avrebbero dovuto abbandonare la terra Santa. Si diressero quindi verso l’est Europa (ebrei ashkenaziti), Africa settentrionale e Spagna (ebrei sefarditi), dando vita alla diaspora. Nei secoli successivi un forte sentimento antisemita si radicò in Europa, scatenando persecuzioni e pogrom antiebraici. 

Partiamo da Herzl e il movimento sionista

Alla fine dell’800 Theodor Herzl fondò il movimento sionista (Congresso di Basilea 1897) con l’obiettivo di creare uno Stato ebraico in Palestina, per salvare il suo popolo dalle ripetute persecuzioni. Le idee di Herzl e soprattutto lo scoppio di numerosi pogrom condussero, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, alle prime migrazioni ebraiche in Terra Santa (Aliyah). 

Theodor Herzl

Per costruire uno Stato in Palestina bisognava però “cacciare” l’impero Ottomano, che controllava quei territori. Questa “esigenza” portò alla collaborazione tra i sionisti ed inglesi “ufficializzata” attraverso la dichiarazione Balfour (1917): gli inglesi avrebbero supportato la causa sionista ed in cambio avrebbero avuto il controllo di alcune aree della Palestina. Per sconfiggere gli ottomani, però, serviva un altro aiutino.

Sfruttando quindi il malcontento di alcune tribù nomadi nella penisola arabica, gli inglesi convinsero Al Husayn a guidare una rivolta contro gli Ottomani, promettendogli la costruzione di una grande nazione araba (pure a loro) dai confini non ben identificati (anche questa non è nuova). Per non farsi mancare nulla, gli inglesi fecero entrare nella mischia anche i francesi, siglando con loro un accordo segreto che prevedeva la spartizione dell’area e l’occupazione britannica della Palestina (accordi Sykes-Picot 1916). Insomma abbiamo un articolato piano che promette gli stessi territori a soggetti diversissimi, cosa potrà mai andare storto?

Cosa successe post Prima Guerra Mondiale?

Finita la I guerra mondiale e sconfitto l’impero Ottomano, gli inglesi occuparono la Palestina e provarono a contenere le migrazioni ebraiche, per evitare rivolte degli arabi palestinesi, traditi dagli inglesi.

Evidentemente qualcosa andò storto, perché tra il 1936-39 esplose una rivolta araba contro gli ebrei, accusati di rubargli le terre. Gli inglesi allora, per indagare le cause della misteriosa sommossa, crearono la Commissione Peel il cui rapporto, divenuto poi il libro bianco del 1939, sosteneva che l’ostilità araba era conseguenza della sempre maggiore presenza ebraica nella regione, chi l’avrebbe mai immaginato.

Dunque propose la costruzione di due Stati: uno per gli arabi ed un altro per gli ebrei. Il piano però era complesso e costoso, quindi si lasciò perdere lasciando arabi ed ebrei a loro stessi. La sommossa spinse però gli ebrei a rendersi sempre più indipendenti e capaci di auto sostenersi, creando così una sorta di proto Stato d’Israele. Inoltre la dura repressione britannica che previde la distruzione di case, sequestro di armi e l’eliminazione dei capi della rivolta, avrebbe poi spinto i paesi arabi a scegliere la via della violenza nei decenni successivi.

Il 1948 e la nascita dello Stato d’Israele

Quando gli inglesi lasciarono la Palestina (1948), la questione passò in mano all’Onu, il cui piano, riprendendo la soluzione della commissione Peel, divideva in due il territorio, assegnando agli ebrei un’area più ampia e più fertile, nonostante la popolazione araba fosse ancora in maggioranza. I paesi arabi non accettarono il piano e quando Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d’Israele (14 maggio 1948) attaccarono il neonato Stato, che però, oltre ogni aspettativa, riuscì a resistere. Grazie alla prima guerra arabo-israeliana, i sionisti tracciarono i confini del loro nuovo Stato, che comprendeva il 78% della Palestina “mandataria”, rispetto al 56% previsto dal piano Onu. I palestinesi invece furono costretti ad un’emigrazione di massa ed oltre 700.000 persone abbandonarono le loro case (Nabka).

Ben Gurion che probabilmente andava dallo stesso barbiere di Einstein

Alla fine quasi tutto è andato storto

La guerra dei 6 giorni (1967) fu un momento cruciale: Israele occupò la striscia di Gaza, la penisola del Sinai, la Cisgiordania e le alture del Golan, mentre gli arabi palestinesi furono costretti ad una nuova migrazione di massa. La gestione disastrosa dei territori occupati da parte d’Israele contribuì a creare un’identità palestinese, utile a rafforzare le nascenti organizazioni per la liberazione della Palestina, mentre la seppur discutibile e ambigua risoluzione 242 dell’Onu riconobbe, per la prima volta, una questione palestinese.  

La guerra dello Yom Kippur (1973) condusse alla politica della “pace in cambio di territori”. Egitto e Siria firmarono il disimpegno militare nei confronti di Israele. La questione “Arabo-Israeliana” era diventata la questione “Israelo Palestinese”: difatti se prima del 1974 la causa palestinese era difesa dagli Stati arabi, dopo la guerra dello Yom Kippur, gli arabi palestinesi furono abbandonati a loro stessi.

Il partito Likud scende in campo: era il 1977

Altra svolta furono le elezioni israeliane del 1977, vinte dal Likud, partito ultranazionalista, intenzionato a “ricostituire” un grande Stato ebraico, che comprendesse alcune aree della Cisgiordania negando agli arabi palestinesi qualsiasi diritto all’autodeterminazione. Il nuovo governo, totalmente disinteressato a qualsiasi tentativo di pacificazione, promosse una nuova colonizzazione di vaste regioni della Cisgiordania e nel 1982 invase il Libano per distruggere definitivamente l’organizzazione per la liberazione della Palestina, la cui leadership si trovava proprio in Libano. Ma l’intervento siriano trasformò l’offensiva israeliana in un fallimento.

Il Libano infatti passò di fatto sotto il controllo siriano e nuove organizzazioni anti-israeliane videro la luce, tra cui Hezbollah. Quella fu l’ultima vera “guerra”, difatti i decenni successivi furono caratterizzati da nuove sommosse degli arabi palestinesi (I e II intifada), nuove campagne mirate alla colonizzazione ebraica della Cisgiordania e negoziati/accordi di pace (Oslo 1994) risultati poi inefficaci. Anche perché è da ingenui pensare di poter cancellare con un tratto di penna decenni di odio, di violenza e di fanatismo religioso.

E oggi?

Oggi Israele è ancora guidato dal Likud (divenuto ancor più ultranazionalista) che, oggi come allora, punta alla costruzione del grande Israele: stato comprendente anche la Giudea e della Samari. Mentre il fanatismo islamico, unito ad anni di soprusi, ha spinto Hamas ad un attacco suicida (7 ottobre 2023), che ha offerto la giusta occasione ad Israele per ridisegnare completamente il Medio Oriente. 

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