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Il Vesuvio è sempre più solo contro gli incendi

Come sappiamo, il Parco Nazionale del Vesuvio nei giorni scorsi è stato vittima di un vasto incendio che ha coinvolto principalmente la sua zona Sud-Est e che ha portato alla distruzione di una superficie che va dai 500 ai 1000 ettari di terra e vegetazione. Questo accadde anche nel luglio 2017 e in maniera ben più vasta. Ma, a quanto pare, nel giro di 8 anni nessuno è riuscito ad attuare i provvedimenti necessari affinché certe cose non accadessero di nuovo.

Chi dovrebbe proteggere il Vesuvio?

La gestione, tutela e manutenzione del Parco Nazionale del Vesuvio è opera dell’omonimo ente istituito nel 1995. Tra le sue responsabilità specifiche rientrano la conservazione della biodiversità, la prevenzione dei rischi ambientali, la promozione del turismo sostenibile, la manutenzione della rete sentieristica, delle infrastrutture e il coordinamento dei progetti di rinaturalizzazione e prevenzione del dissesto idrogeologico. Il Parco collabora anche con altri enti come Sogesid S.p.A. Si tratta di una società in house del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), la quale si occupa degli interventi tecnici. Per il controllo del territorio, invece, si fa affidamento sui Carabinieri Forestali.

L’Ente Parco soffre di risorse finanziarie limitate, con un disavanzo di 2,5 milioni di euro nel 2018. Ci sono anche carenze organizzative, come l’assenza di un direttore stabile e di un consiglio direttivo completo dal 2022. Tutto ciò limita l’efficacia nella prevenzione e nella gestione delle emergenze. Il problema dei fondi, stanziati dal MASE, riguarda però gran parte dei Parchi Nazionali del nostro paese. Gli annuali tagli in favore di altri ambiti hanno portato, infatti, a difficoltà nella manutenzione e nella preservazione del patrimonio naturalistico. Persiste anche un problema di diversificazione delle entrate. Il Parco Nazionale del Vesuvio fa meno affidamento ai fondi statali rispetto ad altri Parchi, ma il guadagno dai biglietti per le visite non copre le restanti spese necessarie. Si teme anche, infine, che parte del denaro destinato all’Ente, sia pubblico che non, venga invece dirottato verso gli interessi della criminalità organizzata.

Le cause degli incendi

Ogni anno, in particolare nella stagione estiva, incendi di entità variabile colpiscono il Parco Nazionale del Vesuvio, e domarli è sempre più difficile. Le cause sono molteplici: la mancata manutenzione, che porta allo sviluppo di aree ricoperte da vegetazione secca, poi scarsa prevenzione, difficoltà legate alla morfologia del territorio, il cambiamento climatico e – ovviamente – la mano dell’uomo. È stato confermato che gli incendi del 2017 fossero dolosi, ma non sono mai stati individuati i responsabili.

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Il pensiero va automaticamente alla camorra. Essa potrebbe appiccare il fuoco per spianare la strada a costruzioni abusive e altre attività illegali come discariche di rifiuti tossici. In ogni caso, gli incendi del 2017 hanno riguardato tutti i versanti del Vesuvio, e hanno portato alla distruzione di migliaia di ettari di terra. Le conseguenze sono state: perdita di biodiversità, aumento del rischio idrogeologico, inquinamento di fumo e ceneri e ingenti danni economici, soprattutto per attività come viticoltura e turismo.

Piani di recupero

Dopo il 2017 furono stanziati fondi per diversi piani di recupero attuati dall’Ente Parco e dalla Regione Campania. Il “Grande Progetto Vesuvio” prevedeva il ripristino dei sentieri, la stabilizzazione dei terreni, la gestione delle acque meteoriche e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Il sentiero n.9 venne sì inaugurato nel 2020, ma altri interventi – come l’implementazione di sorveglianza avanzata – sono rimasti incompleti.

Il progetto “Gli Alberi del Vulcano” ambiva al rimboschimento con specie autoctone. Attuato in parte, con 1300 piante messe a dimora tra il 2021 e il 2022, ma vanificato dagli incendi di quest’anno. Nel 2019 l’Università Federico II di Napoli completò anche lo Studio sugli effetti degli incendi. Il Ministero, però, stanziò meno fondi del necessario per le nuove misure preventive proposte, come le fasce tagliafuoco. Ha subito carenze nell’attuazione anche il “Piano Antincendi Boschivi”, per la sorveglianza, la manutenzione, il coordinamento della Protezione Civile e le misure anti-dolo.

Nonostante incuti perenne timore e ci faccia sentire molto piccoli, quel monolite di fuoco chiamato Vesuvio – che fa ombra sulla terra e sul mare – sta prendendo sempre più la forma di una creatura indifesa piuttosto che di un’inarrestabile forza della natura. Ha ispirato poeti come Leopardi, il quale rimase colpito dalla resilienza di tutte le forme di vita che popolano il vulcano e dal loro rapporto quasi simbiotico con esso. Inoltre rappresenta quel punto di riferimento fisso, inamovibile, per il popolo napoletano, che in secoli di storia – tra alti e bassi – ha osservato quella sagoma inconfondibile quasi come un padre ancestrale. Ora quel crogiolo di flora, fauna, storia, arte e cultura è in serio pericolo, e sembra che chi di competenza non abbia interesse nel preservarlo.

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